Frank Lampard si ritira: l’addio del centrocampista perfetto

Immaginate un centrocampista con lo spirito di un mediano, la visione di gioco di un regista e il fiuto del gol di un attaccante. Aggiungeteci una tecnica fuori dal comune, un fisico imponente e un gran tiro dalla distanza e avrete un ritratto abbastanza veritiero da Frank Lampard che non tiene conto, però, delle enormi qualità umane e della leadership che gli ha permesso di diventare una leggenda vivente del Chelsea e del calcio inglese.

Frank Lampard nasce con il DNA Hammers: figlio d’arte, suo padre era stato un ottimo difensore del West Ham, e nipote di Harry Redknapp, Frankie non poteva che muovere i primi passi nell’Academy del club londinese. 

Il giovane Lampard riesce subito a imporsi nel centrocampo del West Ham, allenato proprio dallo zio Redknapp, e a diciott’anni è già uno dei beniamini di Upton Park. I tifosi lo amano perché Frank non solo incarna lo spirito battagliero tipico degli Hammers, ma è anche straordinariamente tecnico e prolifico in zona gol: nel 1997-98, appena ventenne e alla sua prima stagione da titolare, in 42 presenze stagionali segna ben 10 gol.

L’idillio con il West Ham dura cinque anni, in cui Lampard si impone come uno dei maggiori talenti del calcio inglese e come uno dei giocatori più amati della tifoseria Hammers che non può non prendere male il suo trasferimento agli acerrimi rivali del Chelsea nell’estate del 2001: è un tradimento in piena regola, inaccettabile per la maggior parte del pubblico di Boleyn Ground.

Al Chelsea lo aspetta Claudio Ranieri, a cui si deve l’intuizione di portare Lampard sempre più a ridosso dell’attacco per esaltarne il tiro dalla distanza e il senso del gol che lo renderebbero un rispettabilissimo attaccante se non fosse che il giovane Frank ha anche i piedi da raffinato trequartista.

I tre anni della gestione Ranieri sono molto positivi per Lampard, il cui talento cristallino si consolida ulteriormente, ma al Chelsea sta per cambiare tutto: nel 2003-04 i Blues vengono acquistati dall’ambizioso miliardario russo Roman Abramovich che vuole portare il Chelsea sul tetto d’Inghilterra e d’Europa nell’immediato futuro.

Qualcuno sorride pensando alla classica “sparata” di un uomo che del calcio inglese non sa nulla: sono gli anni del Manchester United di Ferguson e dell’Arsenal degli Invincibili di Wenger, non sembra esserci spazio per un terzo incomodo. Ma quel qualcuno sottovaluta le immense risorse e la sfrenata ambizione del magnate russo.

Abramovich parte da alcuni uomini chiave: in difesa un giovane Terry, anche lui passato per il floridissimo settore giovanile del West Ham, a centrocampo la stella Lampard, in attacco arriva a sorpresa dal Marsiglia un ancora non conosciutissimo Drogba e in panchina, esonerato Ranieri, ecco Mourinho, fresco vincitore della Champions League con il Porto: sarà questa l’ossatura di una squadra pronta a ribaltare qualsiasi iniziale pronostico.

Le gerarchie della Premier vengono subito stravolte: il Chelsea vince il campionato cinquant’anni dopo l’ultimo successo e Lampard, autore di 19 gol in 58 presenze stagionali, vince il titolo di miglior giocatore dell’anno della FWA.

Il suo talento ormai è sbarcato anche oltre Manica: Crujiff lo definisce “il miglior centrocampista al mondo” e, grazie anche a questo pregevole endorsement, Lampard si classifica secondo nella graduatoria per il Pallone d’Oro.

Lampard e i Blues si ripetono anche l’anno successivo, bissando il successo in Premier League: l’Inghilterra è pazza del Chelsea di Mourinho, il cui unico difetto è che stenta a decollare in Europa, che diventa un’ossessione per Abramovich.

Nel settembre 2007, dopo un brutto avvio di stagione e un rapporto con la proprietà russa incrinato proprio a causa degli scarsi risultati in campo europeo, si dimette Josè Mourinho ma il rendimento di Lampard non cala nemmeno sotto la gestione temporanea di Grant.

Il tecnico israeliano, considerato un semplice traghettatore, porta a sorpresa il Chelsea in finale di Champions League contro il Manchester United: è la finale dei sogni, raggiunta grazie anche al determinante contributo di Lampard nella semifinale contro il Liverpool in cui, dopo aver perso da poco la madre, segna il gol decisivo. Celebre l’esultanza in lacrime e con le braccia al cielo dopo quel gol.

In quella finale, il destino non sorride al Chelsea e a Lampard: dopo il vantaggio dei Red Devils con Cristiano Ronaldo e la risposta proprio di Lampard, si arriva ai calci di rigore. Sotto la pioggia di Mosca, a tradire i Blues dal dischetto sarà John Terry, autore di un incredibile scivolone dagli undici metri. Ancora una volta la Champions si conferma maledetta per il Chelsea e per Lampard, ma è bellissimo l’abbraccio fraterno con un inconsolabile Terry a fine partita.

L’estate successiva Lampard è a un passo dall’Inter: Mourinho lo vuole a tutti i costi ed è pronto a fare follie per portare a Milano uno dei suoi pupilli. Lampard rifiuta anche un’offerta indecente del Barcellona e si lega al Chelsea fino al 2013, quasi a fine carriera, restando protagonista anche nelle gestioni meno fortunate di Scolari e Hiddink.

L’arrivo di Ancelotti nel 2009-10 coincide con un nuovo ciclo vincente dei Blues e una seconda giovinezza per un Lampard ormai trentenne e da qualcuno già considerato sul viale del tramonto. Nonostante l’allenatore italiano lo proponga in una posizione più arretrata, simile a quella che ricopriva da giovane nel West Ham, il rendimento di Frank non cala, addirittura migliora: a fine stagione vince il double campionato-FA Cup e mette a referto 27 reti, praticamente come un bomber di razza.

Questa seconda brillante fase della carriera di Lampard trova il suo apice nell’incredibile vittoria della Champions League, il 19 maggio 2012, con Roberto Di Matteo in panchina e con Lampard tra i protagonisti di un incredibile cambio di passo in una stagione iniziata malissimo e conclusasi con il più prestigioso trofeo a livello di club.

A 34 anni suonati Lampard, che nel frattempo è diventato anche il miglior marcatore nella storia del Chelsea, traguardo semplicemente impensabile per un centrocampista, è ancora decisivo: la sua leadership, la sua classe, il suo spirito stakanovista lo portano a dare il massimo anche nella stagione successiva, in cui il Chelsea è un cantiere a cielo aperto dopo l’addio di Drogba che simboleggia la chiusura ideale di un ciclo irripetibile. 

Lampard aggiunge al suo incredibile palmarès anche il trionfo in Europa League, mentre si moltiplicano le voci di un addio imminente che arriva l’anno successivo: Lampard, a 36 anni, lascia il Chelsea dopo 13 stagioni, 648 partite, 211 gol, 13 trofei e un’infinità di record infranti.

Ma la sua carriera riserva ancora delle sorprese: ingaggiato dal New York City, viene clamorosamente girato in prestito al Manchester City per sei mesi in attesa dell’inizio del campionato americano. Molti tifosi del Chelsea vedono un tradimento da parte di Lampard, passato ai Campioni d’Inghilterra che puntano a bissare il titolo della stagione passata. 

Lampard gioca un’ultima stagione in Premier fantastica, scalando le gerarchie dei Citizens (che a gennaio rivelano che Lampard sarà un giocatore del City fino a fine stagione) e conquistando anche il cuore dei tifosi di Manchester, realizzando 8 reti in 38 partite e confermandosi, anche alla veneranda età di 37 anni, uno dei centrocampisti più determinanti d’Europa.

La terza giovinezza di Lampard prosegue al New York City: dopo una prima stagione in MLS incredibilmente negativa, sia a livello di squadra che a livello personale, che culmina con i fischi rimediati nella clamorosa sconfitta per 7-0 nel derby con i cugini dei New York Red Bulls, Lampard si riscatta nella seconda (e ultima) stagione negli Usa.

Una stagione straordinaria, da 12 gol in 21 partite, di cui sette consecutivi, che porta i New York City fino al primo posto nella eastern conference insieme a campioni del calibro di Pirlo e David Villa. Scaduto il contratto, a fine stagione, Lampard resta svincolato e matura la sofferta decisione di appendere gli scarpini al chiodo.

L’unico rimpianto in una carriera perfetta è forse quello di non aver vinto nulla con la Nazionale inglese, in anni in cui i Three Lions potevano vantare un centrocampo con Gerrard, Scholes, Beckham e lo stesso Lampard più altri campioni leggendari come Terry, Owen, Rooney e tanti altri. 

Quel che certo è che Lampard era uno degli ultimi baluardi di una generazione straordinaria di campioni inglesi e uno dei centrocampisti più forti, eleganti ed efficaci d’Europa.

Un gol, forse più di ogni altro, può riassumere la sua carriera: un gol incredibile, in cui Lampard mette in mostra tutto il suo repertorio tecnico e che può essere considerato uno dei più belli mai visti in Champions League. Il modo migliore per salutare un campione straordinario.