F1 Stati Uniti 2019, Risultati PL2: ruggito di Lewis Hamilton

A Lewis Hamilton potrebbe bastare domenica un 8° posto per festeggiare il sesto titolo. Ma il britannico vuole onorare al meglio l’occasione e comincia a spingere già dal venerdì. Il #44 della Mercedes si è preso infatti il miglior tempo nella seconda sessione di libere del Gran Premio degli Stati Uniti 2019, con un 1:33.232. Tempo davvero rilevante (anche con l’ausilio della scia di una Williams sul lungo rettilineo tra curva 11 e curva 12), visto che Charles Leclerc e Max Verstappen beccano rispettivamente 301 e 315 millesimi. Più staccato Sebastian Vettel (+0.658), protagonista di un testacoda durante la simulazione di long run in uscita di curva 14, che precede un Valtteri Bottas che non ha cominciato in modo brillante (+0.813). Sesto tempo per Alexander Albon, con la seconda RB15 (+1.202).

Un convincente Lewis Hamilton risulta il più veloce sia sul giro singolo che sul passo nelle PL2 di Austin (foto da: twitter.com/MercedesAMGF1)

Il ‘primo degli altri’ è Pierre Gasly (+1.277), che si mette alle spalle Carlos Sainz, McLaren (+1.435), Lance Stroll, Racing Point (+1.512), ed Antonio Giovinazzi, Alfa Romeo (+1.607), che completa i primi 10 della classifica, oltre ad esser stato protagonista di un testacoda nel T1 nella prima fase di PL2. A seguire c’è la prima Renault, quella di Daniel Ricciardo (+1.692), davanti all’altra Toro Rosso di Daniil Kvyat (+1.743, con testacoda ad alta velocità in curva 17-18) e all’altra R.S.19 di Nico Hulkenberg (+1.756).

Lando Norris, McLaren, è 14° (+1.793), davanti a Sergio Perez, Racing Point (+1.877), a Kimi Raikkonen, Alfa Romeo (+2.155), e alle Haas di Kevin Magnussen (+2.210) e Romain Grosjean (+2.557), quest’ultimo finito contro le barriere in curva 5 dopo pochi minuti, provocando bandiera rossa. Chiudono le due Williams di George Russell (+3.517) e di Robert Kubica (+4.051). Per quel che riguarda i giri percorsi, Russell è stato il pilota più impegnato (37), meglio di Kvyat (36) e di Vettel (35); all’opposto, Grosjean ha completato appena 4 tornate, molto meno di Perez (26) e della coppia formata da Verstappen e Magnussen (28).

 

Classifica e tempi della seconda sessione di prove libere del Gran Premio degli Stati Uniti 2019 (foto da: twitter.com/F1)

Passiamo al passo gara, dove Mercedes e Red Bull si sono mostrate ben più in forma della Ferrari, apparsa in grosso affanno soprattutto con mescola ‘rossa’. Il tutto, come sempre, mettendo le mani avanti su quelle che possono essere le tantissime variabili ad inficiare queste simulazioni. Hamilton, Verstappen e i ferraristi cominciano con la soft, mentre Bottas si differenzia e parte con la media. Mentre lo stint di Vettel dura davvero poco per dare qualche segnale, passando quasi subito alla hard, quello di Leclerc in pochi giri degenera in tempi sopra l’1:40, mentre sono invece molto veloci e costanti sia Lewis che Max. Buono anche lo stint di Valtteri con la ‘gialla’, abbastanza costante seppur perdendo man mano prestazione, con un picco di 1:39.2 poco dopo la metà.

Hamilton si ferma a montare la bianca dopo 10 giri, Leclerc una tornata dopo, seguito poi da Verstappen; l’inglese passa alla hard, il monegasco e l’olandese alla media. E con la mescola più dura il nativo di Stevenage vola letteralmente, con un 1:39.1 come tempo d’attacco, seguito da un 1:38.6 (giro veloce virtuale) e da altri 1:39 bassi. Meglio Leclerc con la ‘gialla’, attaccando con un 1:39.3 e proseguendo poi con un ottimo ritmo, facendo un 1:39.2 al penultimo passaggio; il #16 meglio di Verstappen, che oscilla comunque sempre tra l’1:39.6 e l’1:39.9. Positivo lo stint di Bottas sulla rossa (1:38.9 il tempo d’attacco), mentre è da cancellare quello di Vettel con la bianca, visto che il testacoda di cui sopra gli rovina i piani. Il tedesco non scende mai sotto l’1:40, mentre ad esempio Gasly, con la stessa mescola, è stato anche capace di toccare l’1:39.6.

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Gianluca Zippo

Informazioni sull'autore
Laureato in Giurisprudenza alla Federico II di Napoli. Malato di Formula 1 e calcio, seguo anche la MotoGP e la NBA.
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