F1 Singapore 2019, Analisi Gara – Vettel-Leclerc, estasi Ferrari a Marina Bay

Non è stata un’edizione banale quella 2019 del Gran Premio di Singapore, la 12.esima della storia. Contro ogni pronostico della vigilia, una SF90 viva come non mai inanella la terza pole (sesta in stagione) e la terza vittoria di fila, riportando in auge il nome di Sebastian Vettel che, con una gara magistrale, prova a lasciarsi definitivamente alle spalle le grandi difficoltà degli ultimi mesi. Il trionfo della Rossa lo completa uno Charles Leclerc che, dopo la pole monstre di sabato, ha accolto diciamo con freddezza l’esito della gara di domenica (per non dire alquanto incazzato), prontamente riportato nei ranghi da un Mattia Binotto in versione stopper (delle polemiche). Sorridono (non totalmente) Max Verstappen e la Red Bull, mentre s’interrogano in casa Mercedes, al termine di un weekend che non ha regalato quanto Lewis Hamilton e Toto Wolff in primis si attendevano. Menzione meritata per Antonio Giovinazzi: l’italiano dell’Alfa Romeo ha colto un 10° posto, è vero, ma al termine di una gara complicata dalla strategia non eccelsa del team, e nella quale, per 4 giri, si è anche trovato al comando (primo pilota nostrano a riuscirci dal GP del Belgio 2009, allora con Giancarlo Fisichella).

Sebastian Vettel, in piedi sulla sua SF90 #5, con volante in mano, festeggia la vittoria nel Gran Premio di Singapore 2019 (foto da: twitter.com/F1)

FERRARI, LA DOPPIETTA CHE NON T’ASPETTI. SEB PROVA A RITORVARSI, CHARLES C’È

Per capire quanto eccezionale sia la doppietta ottenuta dalla Ferrari a Singapore, bastano due dati: innanzitutto, era dal 2008 (poker Malesia, Bahrain, Spagna e Turchia, firmato Massa e Raikkonen) che la Scuderia non inanellava almeno tre successi consecutivi; inoltre, la Ferrari è il primo team a centrare un 1-2 in gara nella storia del Gran Premio di Singapore. Se a ciò aggiungiamo che il risultato dello scorso weekend è giunto improvviso, sorprendendo non solo rivali, addetti ai lavori e tifosi, ma anche gli uomini di Maranello, ecco che il quadro è completo. Diciamocelo, dopo la sbornia di Spa e Monza, la Ferrari era attesa ad un weekend tutto in difesa. Il consistente pacchetto d’aggiornamenti portato in quel di Marina Bay, al contrario, sembra aver rivoltato la SF90 come un calzino, finalmente a suo agio (o almeno molto più che fino ad un paio di mesi fa) nel misto-lento, oltre che in grado di far funzionare le Pirelli nella giusta finestra di utilizzo. E in tutto ciò va il plauso per l’enorme lavoro svolto dal team italiano, che sta riuscendo quantomeno a rendere meno opaca un’annata altrimenti più che dimenticabile.

Sebastian Vettel davanti a Charles Leclerc. A Singapore, la Ferrari è tornata a fare doppietta per la prima volta dal Gran Premio d’Ungheria 2017 (foto da: twitter.com/ScuderiaFerrari)

Ma passiamo al weekend di Singapore, che ha visto la Ferrari cominciare a venir su a partire dalle PL3, con un lampo di Charles Leclerc che, ai più, era sembrato un qualcosa di isolato; che non fosse così lo si è capito, e in maniera brutale, nella Q3, prima con il giro quasi perfetto di Sebastian Vettel, poi con quello alla morte (e for the ages) di un indemoniato Leclerc, capace di prendersi la terza pole di fila, quinta stagionale (nessuno come lui in questo 2019). Tutto sembra apparecchiato per una nuova cavalcata del nuovo idolo delle folle ferrariste ma, da quella che poteva suonare come l’ennesima, dolorosa scoppola, ecco emergere il 4 volte Campione del Mondo. Un graffio, un colpo di classe e concentrazione la gara di Seb, a ribadire un ‘Ci sono anch’io’ da tanto, troppo tempo atteso, preludio si spera ad un ritorno ai massimi livelli che non potrà non giovare al team e anche allo stesso Leclerc.

Un’istantanea della partenza del Gran Premio di Singapore di domenica, con Charles Leclerc che affronta curva 3 in testa (foto da: twitter.com/pirellisport)

Il #16, partito molto bene, controlla la prima parte di gara a ritmo lento, quasi sincopato, con l’intento da un lato di preservare il più possibile le soft, e dall’altro di tenere compatti i primi e ‘vicini’ quelli del midfield, scatenando una paura reciproca di undercut e di traffico una volta finiti ai box. La sliding door della gara arriva al giro 19: reagendo all’istante al pit di Verstappen, parandosi da un possibile tentativo della Mercedes con Bottas e ipotizzando un undercut su Hamilton, tra l’altro calcolando bene uno spazio di una decina di secondi da Stroll, coda di un quartetto composto anche da Giovinazzi, Gasly e Ricciardo, il box Ferrari richiama Vettel (la cui sosta dura 3.0″). Leclerc rientra il giro dopo (2.4″), tornando in pista subito dietro al compagno di box, autore di un outlap superlativo, con il quale sopravanza sia Lewis che Charles; il monegasco non se ne capacita, ma tant’è, anche perché mancano ancora una quarantina di giri alla fine, un’eternità a Singapore.

Da sinistra a destra: Charles Leclerc, Inaki Rueda e Sebastian Vettel, tutti e tre sul podio di Singapore, tenendo la bandiera con l’hashtag #essereferrari (foto da: twitter.com/ScuderiaFerrari)

In breve, il #5 raggiunge quello che, a sorpresa, diventa il gruppo di testa con il pit di Hamilton; e qui Seb mette un altro mattone sul sigillo finale, attaccando di forza, di voglia, di cattiveria i piloti che gli si parano davanti; emblematico l’attacco molto rischioso (con tanto di ruotata) a Gasly in curva 6 nel giro 30. Leclerc ci mette di più a liberarsi dalla loro presenza e, quando ce la fa, si ritrova ad oltre 6″ dal compagno di box; vantaggio annullato dalla prima Safety Car, quella mandata in pista per l’incidente tra Grosjean e Russell, anche se va detto che qualcosa Charles l’aveva già limata. Detto ciò, e nonostante altre due neutralizzazioni, Vettel mantiene sempre il sangue freddo, riuscendo in ogni ripartenza ad impedire al giovane compagno di box di poter anche solo pensare di attaccarlo; nel finale, quindi, il tedesco si scrolla definitivamente di dosso la sagoma ingombrante del #16, centrando un successo atteso 392 giorni, sublimato dal silenzio iniziale del team radio e dalle lacrime sul gradino più alto del podio. E ben venga la delusione di Charles, tenuta a freno magistralmente (per ora) da un insospettabile Mattia Binotto. Il ragazzino ha tanta fame, e vincerà tanto; l’importante è che abbia bene a mente quanto sia importante la squadra e il fare squadra.

MERCEDES, DELUSIONE A SINGAPORE. HAMILTON E BOTTAS GIÙ DAL PODIO

Alzi la mano chi, alla vigilia della tre giorni della Città del Leone, avrebbe immaginato le due Mercedes fuori dal podio al termine di una gara che doveva segnare il ritorno al top del team di Brackley dopo la parentesi di Spa e Monza. Nessuno. E invece è proprio quello che è successo a Marina Bay, con Lewis Hamilton e Valtteri Bottas a portare a casa un deludente 4° e 5° posto finale, che poco inficia, però, su quella che è l’economia generale delle due classifiche, Piloti e Costruttori. Una prestazione sottotono, quella della W10, opposta a quanto si pensava dopo le libere del venerdì e fino, almeno, alla Q2 di sabato. Le Ferrari, da quel momento in poi, sono venute fuori di prepotenza, cogliendo impreparati Wolff&co, che non sono riusciti a reagire. Solo le immense qualità sul giro singolo di Hamilton sono valse il 2° posto in griglia (prima volta nell’era ibrida, tra l’altro, che la pole sfugge alla Mercedes per quattro sabati di fila), mentre in gara, dopo la prima fase ‘lenta’ di studio, è stata la strategia ad affossare le ambizioni degli anglo-tedeschi.

Lewis Hamilton, seguito da Valtteri Bottas, durante la gara di domenica sul circuito di Marina Bay, Singapore (foto da: twitter.com/MercedesAMGF1)

Dopo le soste degli altri big, compreso quello di un Valtteri Bottas impalpabile (soprattutto dopo l’incidente delle PL1), il muretto Mercedes decide di tener fuori Lewis, nella speranza in primis di un cambio di ritmo del britannico, una volta fermatosi Leclerc; in secundis, di una Safety Car. La realtà, però, si manifesta dopo pochi chilometri, con una soft che, nonostante il ritmo da tassisti tenuto nei primi giri, crolla velocemente , con Hamilton a perdere decimi su decimi anche nei riguardi di Giovinazzi e compagnia. La sosta, obbligata, arriva al giro 26, e soltanto il rallentamento imposto a Bottas impedisce a Lewis, molto probabilmente, di subire l’undercut anche da Albon. Di lì in poi il #44 fatica enormemente nel trovare ritmo, tenuto vicino ai primi solo dalle ripetute Safety Car. E solo nel finale c’è uno scatto d’orgoglio del nativo di Stevenage, che prova (inutilmente) a mettere pressione a Verstappen, mentre Bottas porta a casa il punto extra del giro veloce, ma solo perché Magnussen chiude 18°. In sintesi, una domenica da dimenticare.

RED BULL, VERSTAPPEN PORTA A CASA IL PODIO. ALBON 6°

La Red Bull, come sottolineato nel post-gara anche da Max Verstappen, era sbarcata a Marina Bay con intenti molto bellicosi, immaginandosi rivale unica della Mercedes, con lo stesso olandese come rivale #1, almeno qui, di Hamilton. E invece a Milton Keynes si son dovuti accontentare (si fa per dire) di un 3° posto che, visto come si era messa la situazione, tanto schifo non fa. Con una Ferrari così in forma ed una Mercedes comunque pericolosa, Verstappen riesce a tornare sul podio dopo due gare d’astinenza, sfruttando l’undercut sul britannico e destreggiandosi molto bene tra le Rosse e le Frecce d’Argento, riuscendo nel finale a contenere il tentativo (non troppo convinto) di Lewis di fregargli il bronzo. Alexander Albon, da parte sua, al debutto a Singapore raccoglie un discreto 6° posto, che gli vale il quinto piazzamento nei punti consecutivo (due con la Toro Rosso e tre con la Red Bull), oltre all’8° posto in classifica.

Max Verstappen, a podio (3°) nel Gran Premio di Singapore 2019 (foto da: twitter.com/redbullracing)

GLI ALTRI #1: PROMOSSI NORRIS, GASLY, HULKENBERG E GIOVINAZZI

Torna a sorridere, dopo qualche spreco di troppo nell’ultimo paio di appuntamenti, la McLaren, che piazza il giovane ma consistente Lando Norris in 7° posizione; piazzamento occupato dal rookie inglese praticamente sin dal primo giro, e non mollato fino alla fine, difendendosi bene, dopo ogni safety car, dall’assalto di avversari equipaggiati con pneumatici più morbidi e meno usurati. Carlos Sainz, invece, è finito in 12° posizione: dopo una buonissima partenza, lo spagnolo è stato centrato in curva 5 da Nico Hulkenberg, dovendo rientrare ai box e ripartendo con un giro di ritardo e la monoposto danneggiata; le Safety Car gli hanno permesso di sdoppiarsi e di rientrare in gioco, ma la risalita si è fermata alle spalle della Haas di Romain Grosjean. Molto positiva la gara di Pierre Gasly che, da quando è tornato in Toro Rosso, sembra aver ritrovato verve e mordente. Il francese chiude in 8° posizione dopo esser stato in qualche tornata anche 2°, ritardando tanto la prima sosta; la prima safety car gli costa qualche posizione, ma Pierre non demorde e risale caparbiamente, portando a casa 4 punti meritati.

Lando Norris ha concluso il Gran Premio di Singapore al 7° posto (foto da: twitter.com/McLarenF1)

Top-10 anche per il già citato Hulkenberg (9°), il quale vive una gara movimentata e complicata dal contatto con Sainz, che lo spedisce quasi sul fondo della classifica; da lì in poi la rimonta, soprattutto nella parte finale con le ‘gialle’, tra una neutralizzazione e l’altra. E poi c’è il Giovi. Come già sottolineato in apertura, il pilota di Martina Franca ha fatto in un certo qual modo la storia, diventando il primo pilota italiano al comando di una gara dopo 10 anni e il primo non Mercedes, Ferrari o Red Bull a fare lo stesso da 4 anni. Una gara come sulle montagne russe per Giovinazzi, 8° dopo una buona partenza, poi primo per 4 tornate; una strategia errata e la sfortuna con la prima Safety Car (in pista un giro dopo il suo pit), lo fanno finire in 15° posizione; il nostro, però, non molla di un centimetro e, di sorpasso in sorpasso, agguanta un punto (nonostante 10″ di penalità per aver ignorato le bandiere gialle) che fa tanto morale (e che potrebbe aiutare non poco nelle discussioni per il rinnovo).

GLI ALTRI #2: FLOP RACING POINT E HAAS. POCA FORTUNA PER RICCIARDO E RAIKKONEN

Ancora uno zero, il quarto consecutivo, per una Haas sempre in grande affanno. Romain Grosjean, a dire il vero, finisce 11° ma, senza la penalità inflitta a Giovinazzi, sarebbe finito a quasi 18″ dall’Alfa Romeo #99. Un Grosjean che rimane coinvolto nell’incidente con la Williams di George Russell che provoca il primo ingresso in pista di Bernd Maylander (giro 36) e che, nel finale, col team prova la carta delle soft, le quali però degradano prima del tempo. Finale a gambero per Kevin Magnussen, il quale termina addirittura ultimo (17°): il danese, autore tra l’altro del giro più veloce (1:42.301 al 58° passaggio), inutile però essendo fuori dai primi 10, era 8° e 10° al momento delle ultime due safety car, sprofondando poi anche a causa di un sacchetto di plastica impigliato nell’ala anteriore. Zero punti a Marina Bay anche per la Force India: mentre Lance Stroll ha concluso 13°, implicato in tante battaglie e pizzicando anche il muro in curva 17 (giro 41), rovinando la sua gara, Sergio Perez ha visto la sua di gara finire poco dopo (giro 43) per una perdita d’olio, mentre occupava la 10° posizione.

Antonio Giovinazzi lascia Singapore con un sudatissimo punto, conquistato al termine di una gara che l’ha visto anche in prima posizione per alcuni giri (foto da: twitter.com/alfaromeoracing)

Fuori dai punti, tra gli altri, anche Daniil Kvyat e Daniel Ricciardo, rispettivamente 15° e 14° al traguardo. L’australiano, partito dal fondo dopo la discussa squalifica di sabato (uso eccessivo della MGU-K), stava risalendo bene a suon di sorpassi, arrivando fino alla 3° posizione; il contatto con Giovinazzi gli ha provocato una foratura che, in definitiva, gli ha rovinato la gara. Il russo, partito 12°, non è stato autore di una delle sue migliori gare, culminata nel contatto in curva 1 che ha eliminato Kimi Raikkonen (giro 49) e che ha determinato l’ingresso della terza ed ultima Safety Car di giornata. A proposito del finlandese, quello attuale non è un gran momento, essendo quella di domenica la quarta gara a secco di punti nelle ultime cinque. Chiudiamo con la Williams: se George Russell ha finito anzitempo la sua domenica contro un muro, nel già nominato incidente con Grosjean, Robert Kubica (che ad inizio weekend aveva annunciato l’addio al team inglese) finisce 16°, in una gara che l’ha visto battagliare con gli altri ben più del solito.

La Formula 1 non conosce pause e, questa settimana, il terzo back-to-back stagionale si completa con il Gran Premio di Russia a Sochi.

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Gianluca Zippo

Informazioni sull'autore
Laureato in Giurisprudenza alla Federico II di Napoli. Malato di Formula 1 e calcio, seguo anche la MotoGP e la NBA.
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