F1 GP Canada 2019, Analisi Gara – I commissari SCIPPANO Vettel di una vittoria meritata

Una delle gare più belle e tirate degli ultimi anni, rovinata in modo vergognoso da una decisione assurda del collegio dei commissari. Un Sebastian Vettel che passa il traguardo per primo, ma retrocede in 2° posizione per 5″ di penalità che gridano semplicemente VENDETTA, e che regalano una vittoria quantomai di cartone a Lewis Hamilton e alla Mercedes. L’inglese, grazie anche alla gara anonima di Valtteri Bottas (4° ed autore del giro veloce), prende il volo in classifica, portandosi a +29 sul compagno di box (162 a 133). Completa il podio Charles Leclerc, mentre Max Verstappen termina 5°, davanti alle due Renault di Daniel Ricciardo e Nico Hulkenberg. Molto deludente Pierre Gasly (8°); Lance Stroll e Daniil Kvyat, superando entrambi nel finale Carlos Sainz, hanno completato la zona punti.

Un gesto simbolico di protesta, già entrato negli annali della Formula 1 e non solo… (foto da: twitter.com)

UN’INGIUSTIZIA PURA E SEMPLICE, CHE NON PUO’ FAR ALTRO CHE MALE A QUESTO SPORT. FIA E COMMISSARI SEMPRE PIU’ A 90° DI FRONTE ALLA MERCEDES…

Farà tanto, tanto discutere quanto accaduto a Montreal. Un capitolo, uno dei tanti a dirla tutta, che sta portando questo sport sempre più verso il baratro, verso la sua morte. Giro 48: dopo l’unica sosta della gara (giro 26), passando dalle medie alle hard, Sebastian Vettel si ritrova con Lewis Hamilton (fermatosi al giro 28) attaccato agli scarichi per una buona decina di giri; l’inglese riesce anche ad usare più volte il DRS, senza aver però mai lo spunto per portare un attacco al rivale. Seb, però, sta spingendo al limite (ed anche oltre), pure con qualche problema di fuel saving, per tenere dietro il pilota della Mercedes; in una situazione del genere, si sa, l’errore, la sbavatura pur piccola è sempre dietro l’angolo, e si materializza con una divagazione sull’erba tra curva 3 e curva 4, con tanto di rientro problematico in pista. Ma Vettel riesce a tenere la posizione, seppur Hamilton abbia provato ad infilarsi (ci torneremo dopo su quest’ultimo aspetto).

Il momento incriminato del Gran Premio del Canada 2019, con Sebastian Vettel che rientra in pista in curva 4 dopo essere finito sull’erba (foto da: youtube.com)

La manovra, seppur al limite, sembra onesta, e dall’onboard camera della Ferrari #5 ciò lo si capisce in maniera più che palese. Seb, dopo il primo sottosterzo (quello che lo porta nella piccola via di fuga), continua a lottare per controllare la sua Ferrari, rientrando sul tracciato non in un punto tranquillo, bensì dal cordolo, rischiando di perdere definitivamente la sua monoposto e di fracassarsi contro il muro (o alla meglio di girarsi). Ebbene, quei SGENI dei commissari di gara (tra i quali il ‘nostro’ Emanuele Pirro), decidono di mettere sotto investigazione l’episodio; dopo quasi un quarto d’ora e praticamente una decina di giri, ecco arrivare la PORCATA (si, così la chiamo), infliggendo al tedesco 5″ di penalità sul tempo finale di gara (con anche 2 punti in meno sulla Superlicenza), che di fatto consegnano a Hamilton la vittoria. Una decisione che lascia allibiti sotto tanti aspetti, e che provoca una levata di scudi generale, soprattutto via social, con tantissimi commenti anche furenti oltre che increduli non solo di semplici tifosi, ma anche di tanti piloti, del passato e non (per nominarne due, Mario Andretti e Nigel Mansell).

Qui bisogna essere chiari: vogliamo una Formula 1 che si avvicini a quella dei tempi ‘duri e puri’? Oppure vogliamo delle gare perbeniste, di galantuomini che l’un l’altro vogliono darsi la precedenza? Vogliamo davvero uno schifo del genere provocato dal fatto che i famigerati ‘quattro ubriaconi al bar’ pretendono di voler implementare il Codice della Strada in pista? La sanzione di ieri a Vettel, come giustamente sottolineato dal 90% di coloro che hanno commentato, UCCIDE la Formula 1 e, nello specifico, una gara bellissima e tirata, privandoci di un duello al fulmicotone fino sotto la bandiera scacchi di due campioni che fino a quel momento se l’erano date di santa ragione sul filo dei centesimi. Nella seconda fase di gara, con le hard (che la Ferrari non aveva testato venerdì, avendone un solo treno a disposizione), Hamilton era leggermente più veloce, ma pativa tantissimo nel settore decisivo per provare un sorpasso, ovvero dal tornantino fino all’ultima esse, dove Sebastian puntualmente in uscita guadagnava decimi preziosi, difendendosi poi grazie alla velocità di punta della sua SF90.

Il falso podio del Gran Premio del Canada 2019 (foto da: twitter.com/pirellisport)

Il tedesco stava guidando davvero al limite per tener dietro il rivale e, in queste circostanze, l’errore può davvero essere dietro l’angolo. E la sbavatura, purtroppo, è arrivata, ma all’interno di un weekend eccezionale e di una gara dove, lo ribadisco, stava facendo il diavolo a quattro per tenere dietro un rivale fortissimo con una macchina superiore. Secondo i commissari, Vettel è rientrato in pista dalla via di fuga in maniera ‘unseafe’, spingendo l’avversario fuori dal tracciato (dove scusatemi? C’era il muro poco più in là e Hamilton non ha seguito una traiettoria diversa da quella impostata in quel punto in gran parte della gara) e costringendolo ad alzare il piede per evitare guai peggiori. Come spiegato benissimo da molti osservatori ed addetti ai lavori, si è trattata di una sanzione che, a termini strettissimi di regolamento, ci può anche stare; ma a livello di buon senso ed opportunità non sta né in cielo né in terra. Cosa avrebbe dovuto fare Seb, chiediamocelo. Avrebbe dovuto smaterializzarsi? Fermarsi (!!!) sull’erba? Sterzare tutto a sinistra, in modo tale da girarsi e/o finire contro il muro, con elevatissime probabilità di coinvolgere anche Lewis?

Perché c’è un dato da considerare. Quel gran figlio di paragnosta di Lewis, dall’alto della sua bastardaggine (beninteso, presente più o meno in ogni campione) ha pensato bene di provare ad infilarsi nell’angusto spazio tra la SF90 e il muro, per evidenziare la manovra di Vettel e non perdere tempo nel piangere via radio ed invocare l’intervento dei commissari; volendo tacere poi del suo comportamento a gara finita, esultando come un pazzo prima, definendo giusta la penalità e dicendo che Vettel l’abbia stretto volontariamente poi, quindi producendosi in quella pantomima vergognosa sul podio, chiedendo a Vettel di salire sul gradino più alto dello stesso con lui. Vabbé, ma sappiamo che finirà a Hollywood una volta appeso il casco al chiodo, cosa ne parliamo a fare. A Lewis (che a proposito di errori ne ha commessi una caterva, soprattutto al tornantino, pur di provare a restar vicino al rivale) è andata molto bene, poiché se Vettel non avesse controllato la macchina e l’avesse coinvolto in un eventuale crash, con Bottas 2° e con giro record avrebbe riperso la leadership della classifica.

Le monoposto arrivano in curva 1, subito dopo la partenza del Gran Premio del Canada 2019 (foto da: twitter.com/F1)

Tornando a noi, quanto accaduto non deve e non può passare sotto traccia. Ok il ricorso che la Ferrari presenterà contro la decisione (credo non succederà nulla…), ma c’è bisogno di farsi sentire nei luoghi che contano davvero. La domanda, più che lecita, che in tanti si stanno ponendo (e non da ieri), e se un qualsiasi accordo ‘dietro le quinte’ (tipo il centinaio di milioni di premio storico) valga questa presa per i fondelli, questa umiliazione continua? Non credo proprio. E’ fuor di dubbio, guardando anche e soprattutto ai campionati precedenti, come tante situazioni contestate, con protagonisti i soliti noti, siano state decise in modo quantomeno ‘curioso’, con una selva di no further action da accapponare la pelle; mentre dall’altro lato, spesso e volentieri, si è caduti in una severità zelante all’estremo allo stesso modo ‘curiosa’. Sul tema ‘commissari’, torna di moda una proposta ‘antica’, ovvero un collegio UNICO, che segua il Circus per tutti gli appuntamenti della stagione, essendo davvero assurdo che uno sport del genere non sia in grado di operare un simile mutamento, dando il potere di decidere casomai ad ex piloti, e non a personaggi messi lì solo per tornaconti politici ed elettorali del Jean Todt di turno.

La prostesta di Vettel a fine gara è stata l’emblema della ribellione umana ad una cosa ben lontana dai fasti che furono, sempre più ingessata ed indirizzata ad un politically correct che ha ampiamente rotto gli zebedei. Avrà esagerato? Avrà fatto una ‘sceneggiata napoletana’? Non sono d’accordo, io lo stimo ancor di più. Il non voler portare la monoposto in zona podio, il rifiutarsi di salire sul podio (benché riportato sui propri passi), soprattutto lo scambio di segnaposto, sono tutti gesti ampiamente umani di un pilota che non vuole accettare un’ingiustizia bella e buona. Un’ingiustizia che ha sovvertito l’ordine di arrivo di una gara per due terzi meravigliosa, con due piloti che hanno dato tutt, facendo praticamente un altro sport. Signori, una Formula 1 nella quale un pilota viene privato di un 1° posto meritatamente mantenuto dal via fino alla bandiera scacchi, è una Formula 1 illogica, vergognosa, che non potrà fare altro che perdere ulteriormente punti. Se poi a FIA, Liberty Media, anche a Mercedes, tutto ciò stia bene, buon per loro. Il giocattolo ha le ore contate, e si romperà molto presto…

LECLERC TORNA SUL PODIO, ANCHE SE LA STRATEGIA FERRARI LASCIA PERPLESSI. BOTTAS IN OMBRA

Passiamo alla domenica degli altri due piloti di Ferrari e Mercedes. Charles Leclerc saluta il Canada con il suo secondo podio in carriera, ma con qualche dubbio. Da un lato, il monegasco ha ancora commesso qualche errore di troppo in qualifica (come da lui stesso confermato), privandosi della possibilità di una prima fila tutta Ferrari, visto che, centesimo più centesimo meno, fino al T2 aveva praticamente lo stesso ritmo di Seb. Dall’altra c’è la strategia del muretto di Maranello che, una volta di più da adito a delle perplessità. Dopo il pit dei primi due, Charles viene tenuto in pista fino al giro 33; una volta tornato sul tracciato con la hard la sua gara finisce in pratica lì, a bagnomaria tra i primi due e gli altri, tutti troppo lontani per impensierirlo.

Sebastian Vettel e Charles Leclerc sul podio di Montreal (foto da: twitter.com)

Dopo aver provato ad infilare Lewis in partenza, la prima parte di gara ha visto il monegasco assestarsi a lungo tra i 3 ed i 4 secondi dal pilota Mercedes, salvo quasi dimezzare il gap in prossimità delle soste. E’ qui che si consuma l’errore strategico della Ferrari, a mio parere. C’era il margine per provare l’undercut su Lewis, così come di farlo rientrare insieme all’inglese; o ancora, dati i 6″ circa al momento del pit di Vettel, anche di provare una sosta quasi in contemporanea. Tutte mosse che avrebbero comunque permesso a Charles di trovarsi molto più vicino a Lewis. A mio modo di vedere, un Leclerc alle calcagna o quasi della Mercedes #44, avrebbe contribuito ad alleggerire un pò la pressione su Seb, dato che Lewis avrebbe anche dovuto guardare negli specchietti, e non solo avanti a lui.

Non un weekend da ricordare per Valtteri Bottas. Dopo gli errori in qualifica, la gara non è un granché e viene chiusa dal finlandese in 4° posizione (foto da: twitter.com/ValtteriBottas)

Capitolo Bottas. Un weekend, quello canadese, da cestinare, e che fa scricchiolare pesantemente la sua veste di ‘anti-Hamilton’, che ora vanta 29 punti di margine su di lui. Un Valtteri che sembra partire bene nelle libere, e tutto sommato fa il suo compito a dovere fino alla Q2; poi arriva la Q3, dove il finnico ne combina una più di Bertoldo, girandosi nel suo primo time-attack e infarcendo poi il secondo di sbavature praticamente ad ogni curva/staccata, al punto tale da costringersi alla 6° posizione in griglia, dietro a Ricciardo e Gasly. Non contento, Valtteri parte anche male, venendo superato anche da Hulkenberg, con una prima metà di gara penosa, nella quale non riesce nemmeno ad abbozzare un tentativo di sorpasso sulla Renault #27. Dopo il pit (giro 30), Bottas si trova ingarellato con Ricciardo, il quale si difende con le unghie e con i denti (in un paio di occasioni, come detto poc’anzi, decisamente oltre il limite), fino a superarlo al giro 38. Nel finale, l’unica cosa che gli resta da fare è fermarsi una seconda volta (giro 67), montare le soft e andare a caccia del giro record, che puntualmente arriva al penultimo passaggio (1:13.078).

RED BULL, WEEKEND DI SOFFERENZA COME PREVISTO. VERSTAPPEN PUO’ POCO, DELUDE GASLY

Che la Red Bull potesse soffrire a Montreal era risaputo; Horner&co, però, non si aspettavano una tale fatica. C’è da dire che l’eliminazione di Max Verstappen in Q2 sabato, a seguito di una scelta sbagliata (giro troppo lento con mescola media) e di una questione di sfortuna (la bandiera rossa provocata da Magnussen), ha rovinato in partenza la sua gara. Partito con le hard, l’olandese ha fatto il suo superando le monoposto di centro gruppo, giungendo abbastanza in fretta alle spalle di Bottas; a questo punto, la sua gara non decolla come ci si aspettava, ed alla fine Max deve accontentarsi di un 5° posto staccatissimo dai primi. Molto peggio è andata a Pierre Gasly. Il francese, 5° in qualifica, aveva una bella occasione, cestinata malamente da una condotta di gara molto opaca, che lo ha spinto addirittura alle spalle delle due Renault, con un 8° posto che di certo non gioverà alla sua tranquillità all’interno del team di Milton Keynes.

Poca gloria per la Red Bull in quel di Montreal, con Max Verstappen (in foto) 5° e Pierre Gasly 8° (foto da: twitter.com/redbullracing)

GLI ALTRI #1: RENAULT, LA MIGLIOR GARA DAL RIENTRO NEL 2016. A PUNTI ANCHE RACING POINT E TORO ROSSO

Una delle note (a sorpresa) liete di questo weekend è certamente la Renault. Daniel Ricciardo, dopo l’incredibile 4° tempo in qualifica (grazie anche alle ‘disgrazie’ ed agli errori di Max Verstappen e Valtteri Bottas), ha condotto una gara davvero di livello assoluto, pur eccedendo nella difesa sul finlandese, come spiegato in precedenza. Un Ricciardo (6°) tornato veloce e cattivo come ai tempi della Red Bull, pur al volante di una R.S.19 ancora non in grado di rapportarsi con i migliori, tanto che alla fine viene giocoforza passato anche dal rimontante Verstappen, finendo anche doppiato. Ma questa gara potrebbe rappresentare lo switch tanto atteso per il team di Enstone, che può sorridere anche grazie ad un Nico Hulkenberg (7°) al solito molto concreto, il quale riesce a tenersi dietro alla fine anche Pierre Gasly. Andiamo oltre. Nella gara di casa, Lance Stroll salva la Racing Point, riscattando una qualifica orrenda grazie al 9° posto finale, giunto con un sorpasso di DRS ai danni di Carlos Sainz a 5 giri dalla fine. Allo stesso modo, anche Daniil Kvyat finisce a punti (10°), permettendo alla Toro Rosso di smuovere la classifica e di ottenere punti per la sesta gara su sette. Meno fortunati Sergio Perez (12°) ed Alexander Albon, quest’ultimo ritiratosi ad 11 giri dalla fine, dopo aver patito la perdita dell’ala anteriore in curva 1 al via, toccando l’Alfa di Antonio Giovinazzi.

Weekend ottimo in Canada per la Renault, con Daniel Ricciardo e Nico Hulkenber in 6° e 7° posizione (foto da: twitter.com/RenaultF1Team)

GLI ALTRI #2: A BOCCA ASCIUTTA MCLAREN, HAAS ED ALFA ROMEO. WILLIAMS CHICANE MOBILE

Gli altri team lasciano il Canada senza portare a casa punti iridati. Ci sperava la McLaren, ma Carlos Sainz, nel finale, deve cedere il passo prima a Lance Stroll poi a Daniil Kvyat, in poche centinaia di metri, dovendo accontentarsi dell’11° posizione; Lando Norris, invece, si è ritirato dopo soli 9 giri a causa della rottura della sospensione posteriore destra, apparentemente senza impatti con i muretti del circuito Gilles Villeneuve. Poca fortuna anche per il team Haas: Kevin Magnussen rovina quello che poteva essere un weekend fruttuoso con lo schianto a fine Q2, terminando poi la sua gara (una vera via crucis) 17° ed addirittura dietro alla Williams di George Russell (16°), il quale già per questo motivo dovrebbe stappare una bottiglia di quello buono. Con Romain Grosjean 14°, va segnalato lo screzio tra K-Mag ed il muretto Haas, con il danese ha definire la VF-19 avuta in Canada come una ‘delle peggiori mai guidate in carriera‘, venendo redarguito prima dal suo ingegnere di pista poi dal team principal Steiner, in maniera ben più rude. Capitolo Alfa Romeo: altra gara difficile per i piloti del team di Hinwil, che mancano i punti per la terza volta di fila, con Antonio Giovinazzi (13° ed autore di un testacoda in curva 2) davanti a Kimi Raikkonen (15°). Per quanto riguarda la Williams, detto di Russell, Robert Kubica ha chiuso mestamente ultimo (18°) e doppiato di ben tre giri.

Romain Grosjean, Haas, durante la gara di ieri in Canada. Nessun punto e screzio via radio tra Magnussen ed il muretto per il team di Kannapolis (foto da: twitter.com/HaasF1Team)

La Formula 1 ritornerà nel weekend del 21-23 Giugno, con il Gran Premio di Francia a Le Castellet.

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Gianluca Zippo

Informazioni sull'autore
Laureato in Giurisprudenza alla Federico II di Napoli. Malato di Formula 1 e calcio, seguo anche la MotoGP e la NBA.
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