F1 GP Austria 2020, Analisi Gara: Bottas c’è, da applausi Leclerc e Norris

Andiamo ad analizzare sotto ogni aspetto un debutto stagionale che, per la Formula 1, non poteva essere più elettrizzante

Quanto è mancata la Formula 1… La tensione, l’attesa, l’azione in pista, le emozioni e le delusioni, le sorprese e finanche le polemiche. Ecco, ieri al Red Bull Ring è andata in scena una gara molto meno scontata di quanto ci si potesse aspettare dopo le qualifiche, riconciliando pressoché tutti con uno sport, come tutti gli altri, messo in seria difficoltà da una pandemia, quella da COVID-19, che ancora non permette di avere un calendario definito e definitivo. Un weekend nel quale davvero non è mancato nulla.

Dal disastro della Ferrari, alle sorprese Racing Point e soprattutto McLaren, passando per le polemiche regolamentari riguardanti il DAS della Mercedes e la RP20, troppo simile (se non uguale) secondo tanti alla W10 della passata stagione. E ancora le polemiche attorno alle decisioni degli steward, con un uso massiccio delle Safety Car, e last but not least l’inginocchiarsi o meno prima del via per mostrare solidarietà al movimento #Blacklivesmatter. Un momento che ha visto sei piloti (Leclerc, Verstappen, Kvyat, Raikkonen, Giovinazzi e Sainz) non seguire la richiesta di Hamilton, promotore della sensibilizzazione alla causa della Formula 1. Senza dimenticare il fattore ‘affidabilità’, che ha prodotto una gara d’altri tempi, con quasi il 50% della griglia ko.

Il podio del Gran Premio d’Austria 2020 (foto da: twitter.com/F1)

Mercedes – Bottas è perfetto, Hamilton deluso. L’affidabilità della W11 preoccupa?

Come pronostici della vigilia, il team campione del mondo in carica ormai da sei anni fa la parte del leone, con una monoposto, la W11, che fa davvero spavento per il gap che sembra avere sui rivali, non solo per la (splendida) livrea. Eppure, per come s’era messo il weekend, non è andata propriamente come ci si aspettava. Dopo aver comandato le prime tre sessioni di libere, Lewis Hamilton ha dovuto cedere il passo al compagno di box; un Valtteri Bottas capace di beffare il pluri-titolato inglese in qualifica per soli 12 millesimi, per poi andare a vincere una gara comandata dall’inizio alla fine (rispettivamente pole #12 e vittoria #8 per il finlandese).

Weekend particolare in casa Mercedes e per Hamilton in particolare. Dopo aver vinto un round importante dai commissari sul caso DAS, usato diffusamente in ogni sessione dai due piloti e considerato legale nonostante il ricorso della Red Bull, Lewis ha dovuto subire una penalità di 3 posizioni in griglia per aver ignorato nel finale di Q3 le bandiere gialle, esposte in seguito al fuoripista di Bottas in uscita dalla Bosch Kurve. Una sanzione giusta nella sostanza ma assurda nella tempistica, essendo arrivata praticamente ad un’ora dal via.

La soddisfazione di Valtteri Bottas, vincitore del primo GP stagionale al Red bull Ring (foto da: twitter.com)

Altro elemento di discussione la successiva penalità (stavolta di 5″) inflitta ancora a Lewis nel finale di gara e che gli è costata il podio. Dopo una gara a rincorrere Bottas, al momento del restart dopo la terza Safety Car, Hamilton deve fronteggiare l’assalto di Albon, equipaggiato con mescola soft (usata), contro la hard dell’inglese; il pilota Red Bull prova il colpaccio all’esterno della Bosch e sta quasi per riuscirci. Peccato che l’anteriore sinistra della Mercedes colpisca la posteriore destra della Red Bull, che finisce nella ghiaia. La sensazione, guardando anche il camera-car di Lewis, è quella dell’incidente di gara, ma i commissari hanno deciso diversamente.

Se c’è un qualcosa che preoccupa Toto Wolff e compagnia cantante è l’affidabilità. Non siamo ai livelli dei test di Barcellona, ma anche in Austria è suonato più di un campanello d’allarme. Dai problemi costati il ritiro a Lance Stroll e a George Russell, passando per i continui ‘warning‘ rivolti dal muretto Mercedes ai suoi piloti che, da un certo punto in avanti della gara, per evitare rogne, hanno dovuto sia cercar di evitare impatti con i cordoli sia passare a mappature più conservative.

Ferrari – Leclerc fa il miracolo, ma la macchina è un pianto. Tensione Vettel-Binotto

Il primo weekend del 2020 della Ferrari è stato sportivamente drammatico, rischiarato sul finale da due lampi timbrati Charles Leclerc, il quale ha colto un secondo posto che, alla vigilia, poteva sembrare follia pura. Purtroppo, le dichiarazioni dimesse di Binotto&co si sono rivelate più che veritiere; anzi, probabilmente la SF1000 è ancora peggio che nelle previsioni. La durissima realtà viene sbattuta in faccia a tutti con una qualifica di disarmante affanno, con il monegasco ad evitare di un soffio l’eliminazione in Q2, nella quale invece incappa uno sconsolato Sebastian Vettel, per poi raccattare un 7° tempo, a 984 millesimi dalla pole, che è anche quasi fortunoso, poiché senza bandiera gialla probabilmente sia Sainz che Ricciardo avrebbero potuto mandare ancora più indietro il #16 ferrarista.

Una situazione tecnica, una involuzione, quella del Cavallino, tremenda, come si evince dai 920 millesimi di ritardo dalla pole che Leclerc fece un anno fa e dalla fatica assurda che la monoposto rossa fa in rettilineo, al punto da spedire il duo di Maranello praticamente in coda ai riferimenti velocistici nei punti più veloci della pista. Bisogna essere onesti ed andare oltre il pazzesco risultato finale di Leclerc. Prima dei fuochi d’artificio finali, infatti, la Ferrari era mediamente un secondo al giro più lenta delle Mercedes. Nei primi 26 giri, fino al primo ingresso di Maylander sul tracciato, Leclerc beccava 26″ da Bottas; nei 20 passaggi prima della seconda Safety Car altri 22″. La realtà dei fatti è che la macchina è praticamente un cancello (all’80% per colpa del propulsore, ha poi detto Binotto) ed urgono interventi tempestivi e radicali per evitare il ripetersi di stagioni ferali come quella del 2014.

Per il secondo anno di fila, Charles Leclerc chiude secondo in Austria (foto da: twitter.com/ScuderiaFerrari)

Tornando ai piloti, Charles ha sicuramente meritato un voto molto alto, già per l’essersi fatto trovare pronto al momento giusto, raccogliendo a piene mani quello che le circostanze della gara gli hanno concesso. Oltre due terzi di GP da spettatore (suo malgrado), poi le due stoccate da campione: la prima al giro 64 su Norris, infilato dall’esterno alla Bosch; la seconda due tornate dopo, tirando una staccata improvvisa e furibonda, quanto incredibilmente pulita, alla Remus ai danni di Perez. Discorso molto diverso, purtroppo, per Sebastian Vettel, che nel post gara ha lamentato una monoposto che gli ha reso la vita e la guida difficilissime. Sulla gara del tedesco pesa tanto il testacoda del giro 31, subito dopo la prima ripartenza, quando alla Remus ha tentato un attacco molto ottimistico ai danni di Carlos Sainz Jr., come visto non andato a buon fine.

Con il senno di poi vien facile dire che avrebbe dovuto aspettare o porsi la domanda ‘Dove voleva infilarsi?‘. A pensarci meglio, però, va detto che Seb ci ha comunque provato, soprattutto con una macchina praticamente ferma sul dritto, in una situazione che vedeva lo spagnolo allargare molto l’ingresso in curva, lasciando conseguentemente spazio, per provare poi un eventuale attacco su Leclerc, con cui era in bagarre. Da lì in poi, la gara di Seb è praticamente finita, artigliando a fatica un 10° posto con una macchina che, se non era a posto già all’inizio (vedasi alcuni, emblematici video dei primi giri), nel finale è andata praticamente in tilt, non riuscendo a passare la Williams di Russell e prendendole anche nel confronto con l’Alfa Romeo di Giovinazzi. Ad aggravare il tutto, ecco il battibecco a distanza con Mattia Binotto, che ha provato a respingere le accuse di Seb sulla monoposto, dicendo che il tedesco avrebbe dovuto fare di più e meglio. Un clima niente male (in senso negativo s’intende) per essere soltanto alla prima gara…

Red Bull – Che delusione: RB16 troppo fragile, Verstappen ed Albon ko

Ferrari a parte, l’inattesa delusione del primo atto al Red Bull Ring l’ha riservata proprio la padrona di casa, la Red Bull. Dopo tanti proclami e una battaglia extra-pista intrapresa contro la Mercedes (dopo aver accantonato la malridotta Ferrari, almeno per il momento), il team di Dietrich Mateschitz si ritrova dopo il primo appuntamento incredibilmente a zero punti, a causa dei due ritiri nei quali sono incappati Max Verstappen ed Alexander Albon. La gara dell’olandese, scattato dalla seconda piazzola dopo l’arretramento di Hamilton, è durata solo 11 giri per un problema di natura elettronica.

Il contatto tra Lewis Hamilton e Alexander Albon ieri durante il GP d’Austria 2020 (foto da: twitter.com/F1)

Sfortunato l’anglo-thailandese, che vede sfumare il podio a causa di Lewis come in Brasile sette mesi fa. A lungo terzo e mostrando un buon passo gara, pur non paragonabile alle due Mercedes, Albon si vede superato ai box da Perez dopo l’ingresso della seconda Safety Car, salvo riprendersi la posizione subito dopo (con tanto di ‘giallo’ sul se la manovra sia avvenuta subito prima o subito dopo l’indizione del terzo regime di SC). Con mescola rossa (usata), Albon va all’attacco della seconda posizione di Hamilton (giro 61); il contatto alla Bosch spedisce il #23 nella ghiaia e in fondo al gruppo, prima del definitivo ritiro al giro 67, anche lui per problemi di natura elettronica.

Gli altri #1 – La McLaren c’è, Norris fa l’impresa e sale sul podio. Racing Point, Perez si accontenta del 6° posto

Dopo i primi due giorni di prove c’erano due scuderie molto attese, la McLaren e soprattutto la discussa Racing Point. Alla fine, il confronto viene vinto dal tam di Woking, che mostra un percorso di crescita che fa davvero ben sperare in vista del prossimo anno, sebbene chiaramente debba essere confermato. Uomo copertina il sempre solare Lando Norris, che riesce a conquistare il suo primo podio in carriera (più giovane di sempre della McLaren a riuscirci) al termine di una gara che non dimenticherà facilmente e dopo la splendida qualifica di ieri (4°, poi 3° per la penalità a Hamilton). Lando passa praticamente tutta la gara in compagnia del trio Perez, Leclerc, Sainz con i quali, grazie ai guai dei Red Bull, si gioca il gradino più basso del podio.

Quando ai -8 viene passato da Leclerc, il 20enne di Glastonbury sembra in difficoltà, dovendo anche difendersi dal deciso attacco del compagno di box, fin lì protagonista di una condotta di gara sorniona. Norris ha il merito di non disunirsi e, respinto lo spagnolo, torna sotto a Perez, passandolo a tre giri dal termine di forza (con tanto di contatto) alla Remus. Con la penalità a Hamilton, Norris ha il podio lì, a portata di mano, anche se sembra un’impresa praticamente impossibile. E invece Lando ce la fa: con un ultimo giro ‘a rotta di collo’ (record in 1:07.475), l’inglese beffa il più titolato connazionale di 198 millesimi, festeggiando la prima top-3 della carriera.

Al secondo anno in Formula 1, Lando Norris festeggia al Red Bull Ring il suo primo podio (foto da: twitter.com/McLarenF1)

Restando a Woking, è sufficiente la gara del promesso sposo Ferrari Carlos Sainz Jr., in attesa in gran parte, oscurata da quanto fatto dal più giovane compagno di box, chiusa comunque al 5° posto, grazie al sorpasso su Sergio Perez all’ultimo giro. A proposito del messicano, dopo le polemiche dei giorni scorsi sulla RP20, ci si aspettava probabilmente qualcosa di più dal team con sede a Silverstone. Il risultato finale parla di un 6° posto e di un ritiro, quello di Lance Stroll dopo 20 giri (motore ko). Perez ha pagato una strategia errata del suo muretto, che lo ha costretto ad un lunghissimo secondo stint sulla ‘gialla’ (45 giri), pagando dazio nel finale.

Gli altri #2 – Punti per AlphaTauri, Renault ed Alfa Romeo. A secco Williams e Haas

Il Gran Premio inaugurale del 2020 ha visto giungere a punti altre tre scuderie, per un totale di sette su dieci. Sorride l’AlphaTauri, che porta a casa i primi 6 punti del nuovo corso grazie al 7° posto di un concreto Pierre Gasly, bravo nel finale a tener dietro il rientrante Esteban Ocon, che comincia a togliersi la ruggine di dosso e conduce la sua Renault in 8° posizione. Gara no per i rispettivi compagni di squadra: Daniil Kvyat, dopo una gara di battaglia e sempre a cavallo dei margini della zona punti, si ritira con tanto di spavento all’inizio del giro 69, per il cedimento della sospensione posteriore sinistra; durata molto meno (17 giri) la gara di Daniel Ricciardo, out per un problema di surriscaldamento al propulsore della sua R.S.20.

Riesce a raggranellare due punti anche l’Alfa Romeo, grazie al 9° posto di Antonio Giovinazzi. Un risultato positivo, soprattutto guardando le premesse post qualifica, con una C39 in grande difficoltà e decisamente indietro rispetto al pacchetto di mischia che al momento, e in condizioni normali, lotterebbe per i punti. Ritiro per Kimi Raikkonen (giro 53), che perde in modo pericoloso subito prima dell’ultima curva l’anteriore destra, mal fissata al precedente pit dagli uomini di Hinwil.

Comincia con un piazzamento a punti il 2020 di Antonio Giovinazzi, ieri in 9° posizione (foto da: twitter.com/alfaromeoracing)

Chiudiamo con Williams e Haas, unici team assieme alla Red Bull a non portare a casa punti. Discreto l’esordio di Nicholas Latifi, che chiude si ultimo, ma 11° e a 7″ circa dalla zona punti. Peccato per George Russell, ko per un problema di pressione del carburante (giro 49) quando si sarebbe potuto giocare i suoi primi punti iridati. La Williams, comunque, ha fatto certamente un passo avanti. All’opposto, male male la Haas, che vede ritirarsi i due piloti per guasti all’impianto frenante (Kevin Magnussen al giro 24 e Romain Grosjean al giro 49), ma più in generale ha mostrato uno stato di forma decisamente preoccupante.

La Formula 1 resta in Austria, poiché il prossimo weekend, per la prima volta, si assisterà ad un back-to-back sulla stessa pista. Il Red Bull Ring sarà teatro della prima (e presumibilmente unica) edizione del Gran Premio della Stiria.

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Gianluca Zippo

Informazioni sull'autore
Laureato in Giurisprudenza alla Federico II di Napoli. Malato di Formula 1 e calcio, seguo anche la MotoGP e la NBA.
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