F1 GP Australia 2018 Analisi – Vettel beffa Hamilton con la VSC

Si è aperto in maniera inattesa il Mondiale 2018 di Formula 1. Contrariamente alle aspettative della vigilia, come un anno fa, ad esultare sul podio di Melbourne ci sono Sebastian Vettel e la Ferrari (48.esima vittoria e 100.esimo podio per il tedesco; 230.esima vittoria per la Rossa, alla 950.esima gara) , che sfruttano magistralmente il regime di Virtual Safety Car, instaurato dal ritiro della Haas di Romain Grosjean (a proposito, che peccato per le monoposto statunitensi), per poi difendersi dagli assalti di un furioso e frastornato Lewis Hamilton. Un incavolato Kimi Raikkonen ha completato il podio, tenendo a bada un Daniel Ricciardo sicuramente danneggiato dalla penalità ricevuta venerdì. Menzione d’onore per Fernando Alonso: lo spagnolo, con una MCL33 sicuramente migliore delle monoposto di Woking degli ultimi anni, è riuscito a tenere a bada un manipolo di cagnacci, composto da Verstappen, Hulkenberg, Bottas (delusione del weekend per distacco) e Vandoorne, mostrando di avere ancora voglia da vendere. Questi ed altri saranno i temi che svilupperemo nella nostra analisi, la cui immagine in copertina racchiude il più bel momento del weekend, con Grosjean che va a consolare il meccanico, distrutto dopo l’uno-due tremendo che ha mandato ko le due VF-18.

Romain Grosjean va a consolare gli affranti meccanici della Haas, dopo i disastri in serie al pit-stop, che sono costati al team un risultato storico (foto da: aficioncentral.com)

HAMILTON PERDE IL SORRISO. VETTEL, SARA’ STATA SOLO FORTUNA?

Sin dal venerdì, anzi sin dai test di Barcellona, tutto sembrava apparecchiato, quantomeno all’Albert Park, per il primo hurrà stagionale di Lewis Hamilton e della Mercedes, chiamati a dominare, con Red Bull e Ferrari (in rigoroso ordine gerarchico da chiacchiere da bar) a provare affannosamente a mettergli il sale sulla coda. E in effetti, il tempo monstre (ci torneremo più in avanti) con il quale Luigino sbriciola record della pista ed avversari nell’ultimo time-attack del Q3 australiano, sembra far presagire una domenica di noia e targata #44 senza se e senza ma. Un Hamilton molto sicuro di sé, desideroso di togliere dal volto di Seb il sorriso. L’avvio, pur in modo meno netto di quanto temuto, vede Lewis tenere agilmente a bada le due Rosse, coprendo il pit di Kimi al giro 19, nel quale toglie le Ultrasoft e calza le Soft. Nulla sembra poter scalfire questa situazione. Ma…

Le due facce del podio di Melbourne: la gioia di Vettel da un lato, la delusione di Hamilton dall’altra (foto da: cronica.com.ar)

Il clamoroso doppio inconveniente al cambio gomme delle due Haas, fino a quel momento protagoniste di una prima parte di gara praticamente da sogno, scompagina le carte in tavola. In particolare, è lo stop di Grosjean (giro 25) a spingere Whiting prima a dichiarare il regime di Virtual Safety Car, poi a mandare in pista Maylander. E’ qui che si consuma buona parte del colpo di scena che indirizza la gara. Coadiuvato dal muretto, Seb coglie la palla al balzo e, dopo aver percorso il giro (evidentemente) al limite ma entro il ‘delta time’, si fionda come un ossesso in corsia box. Effettuato il cambio gomme, l’incredibile si verifica, con la SF71-H #5 che esce in pista subito avanti ad un esterrefatto Hamilton, che chiede inutilmente spiegazioni via radio. I 22 giri successivi alla ripartenza sono da cuore in gola per i ferraristi; ma Vettel guida da campione, non concedendo il minimo spiraglio a un Hamilton che, alla fine, si vede costretto pure a rallentare per evitare guai alla sua monoposto.

Nell’andare ad analizzare quanto accaduto ieri in Australia, non bisogna cadere nei due estremi: né festeggiare acriticamente questa vittoria, ma nemmeno bollarla sic et simpliciter come botta di c**o clamorosa. C’è molto altro. Vero, senza VSC Hamilton avrebbe vinto quasi con certezza e con un discreto margine; ma lo stesso nativo di Stevenage, nel post gara, ha ammesso che la Ferrari, in questo weekend, si è dimostrata migliore rispetto a quello che tanti pensavano. Il primo stint di gara ha avuto il sigillo della Mercedes #44, che ha nel complesso sfruttato meglio le Ultrasoft. Ma Lewis il vuoto non l’ha fatto. Mi è stato detto: “Eh ma non ne aveva bisogno, era in gestione“; oppure “Ha pensato solo a coprire un eventuale undercut di Kimi“.

Istantanea dall’alto della partenza di Melbourne (foto da: youtube.com)

Sebbene tutto ciò potrebbe anche avere un fondo di verità, la mia convinzione è che se Lewis avesse potuto, avrebbe rifilato a Raikkonen un gap ben più consistente dei 3.5 secondi, sussistenti al momento della sosta del finlandese (giro 18). E Vettel? Nel dopo-gara, Seb ha rivelato di non aver quasi mai avuto il passo degli altri due nelle prime fasi; lo sviluppo della gara, però, ha reso evidente come il tedesco fosse su una strategia diversa, tesa a prolungare al massimo lo stint iniziale, “… pregando per una Safety Car” (Cit. Vettel), senza la quale sarebbe stata inutile e che, una volta esauriti gli pneumatici, lo avrebbe rispedito ben dietro non solo a Lewis, ma anche a Kimi. E’ interessante, poi, notare come il divario tra Vettel e Hamilton, l’uno con Ultrasoft usata e l’altro con Soft nuova, tra il giro 20 ed il giro 25 (quello del pit di Seb per intenderci), subisca una variazione in favore di Lewis di solo 1.773 millesimi; segno che Vettel, pur con qualche difficoltà, è riuscito a gestire le sue Ultrasoft alla perfezione, perdendo pochissimo da un Hamilton su pneumatici nuovi.

Riguardo al giro nel quale è entrata in scena la VSC, in tanti si sono chiesti come abbia fatto Seb ad uscire davanti a Lewis, pur avendo un margine di +11.306 ad inizio giro e volendocene almeno 21/22 per la sosta. Dando per buona la spiegazione della Mercedes, secondo la quale un bug del software con il quale calcolano i distacchi con gli altri piloti abbia impedito loro di capire che Vettel rischiava di balzare avanti a Lewis, per questo forse andato un pò troppo a spasso in quel giro, si può azzardare questa spiegazione. Innanzitutto, il ferrarista si è trovato a guadagnare ben 5 secondi nel solo T1, per un semplice motivo di tempistica della VSC; dopo aver guadagnato qualcosina qua e là tra T2 e T3, il colpo decisivo Seb l’ha piazzato una volta in corsia di rientro, percorsa a rotta di collo, grazie al fatto che lì non vige il regime di VSC. Una mossa strategica che gli ha consentito di guadagnare quegli ulteriori 3/4 secondi che hanno fatto poi la differenza.

Lewis Hamilton tallona Sebastian Vettel, nelle fasi cruciali del Gran Premio d’Australia di ieri (foto da: dailymail.co.uk)

Ma non è finita qui, poiché leggendo in giro sembrerebbe che tutto ciò sia accaduto a 5/6 giri dalla fine. E invece si era appena a metà gara. Dopo la ripartenza, alla fine del 31.esimo giro, ne mancavano ben 27. Il timore diffuso (speranza per altri) era che la supposta superiorità Mercedes si concretizzasse in un facile sorpasso ai danni del ferrarista, data anche la presenza di ben tre zone DRS. E invece non è andata così. Con una guida impeccabile e senza sbavature, Seb ha tenuto dietro Hamilton. Non sono bastati all’inglese una ventina di giri all’arma bianca, oltre la metà dei quali ben sotto il secondo, con l’ala posteriore mobile quasi perennemente aperta. Si dirà che a Melbourne è difficile superare e che ormai il livello di disturbo aerodinamico da parte della monoposto che precede, ai danni di quella che segue, è lampante. Vero, ma Hamilton è stato spinto all’errore (giro 46), senza mai riuscire ad accennare nemmeno mezza manovra.

Lewis avrà anche recuperato 1.5 secondi in 4 tornate dopo l’errore, ma usando la mappatura più spinta e in contemporanea ad un momento nel quale il rivale ha lasciato un pò respirare tutto il suo pacchetto, tanto da far segnare il proprio giro record (1:26.469, soli 25 millesimi più lento di quello di Lewis, arrivato tre giri prima (53 a 50)) non appena la Mercedes si era rifatta minacciosa negli specchietti retrovisori. Hamilton, arrivato evidentemente al limite in quanto a surriscaldamento della power unit (non penso come consumi, visti i tanti giri in VSC e dietro la SC), ha poi dovuto alzare bandiera bianca, arrivando quasi a rischiare di venir ripreso da Raikkonen.

Il sunto di tutto il discorso qual’è? Indubbiamente, la Mercedes è avanti rispetto alla Ferrari (e ovviamente alla Red Bull), e a Maranello c’è tanto lavoro da fare, in particolare sulla comprensione della SF71-H e da parte dei piloti (Seb in primis) e da parte del team stesso. Una monoposto, quella 2018, concettualmente molto diversa dalla precedente. Il weekend di Melbourne, per quanto vada preso con le molle, ha detto però che il gap non è catastrofico, ma si attesta nell’ordine di un paio di decimi in gara e poco più in qualifica. Non lasciatevi ingannare dal super crono di Lewis sabato (al riguardo, chapeau davvero).

Sebastian Vettel taglia da vincitore il traguardo del Gran Premio d’Australia (foto da: twitter.com/F1)

A caldo, ho ipotizzato una ripartizione del merito fifty-fifty tra la W09 e il piede del Campione in carica. Calcolando anche i tentativi tutt’altro che perfetti dei rivali (Vettel in particolare), non è assurdo pensare ad un gap reale, al netto di un tentativo perfetto, al di sotto del mezzo secondo (come ipotizzato dallo stesso Hamilton). Riducendo anche in questo caso ad un paio di decimi o poco più il margine di ‘macchina’. Tutto questo per dire che il Mondiale non è per nulla chiuso, e che anzi potrà regalarci tanto, anche con una Red Bull che può essere della partita. Quello che deve far ben sperare è che pur con una SF71-H ‘grezza’, ancora lontana dal suo optimum, il Cavallino non è troppo distante dalla corazzata anglo-tedesca. Ripeto, il lavoro dovrà essere continuo e, possibilmente, senza intoppi. Ma la Ferrari, al netto della fortuna (che va ovviamente aiutata), c’è!

RAIKKONEN, L’IMPORTANZA DI GIOCARE A DUE PUNTE

Passiamo a Kimi Raikkonen, terzo e deluso sul podio, vista la vittoria del compagno di box, per gran parte del weekend indietro e meno a suo agio del finlandese. Ma gli aspetti positivi possono essere estremamente importanti per la Scuderia in ottica futura. Melbourne ha infatti visto un Iceman cattivo, concentrato e capace di guidare davvero bene una SF71-H che è sembrata piacergli da subito. In evidenza sin dalla FP1, il Campione 2007 ha guidato da par suo, meritando un risultato sfuggitogli a causa della VSC. Intendiamoci, senza questo imprevisto, meglio del 2° posto non avrebbe comunque concluso; ma dire che il muretto Ferrari lo abbia sacrificato (o peggio, danneggiato) in favore di Vettel è pura eresia. Anche perché Kimi, dopo la sua sosta, ha faticato molto con le Soft, tanto da precipitare in pochi giri da 2.5 a 6 secondi da Hamilton, al momento della VSC. Dopo la ripartenza, se da un lato non è riuscito a tenere il ritmo indemoniato dei primi due, dall’altro ha però tenuto bene a bada, e con grinta, il rimontante Ricciardo. Un Raikkonen così non può non essere una bella notizia per la Ferrari, che ha sperimentato (stavolta con il coltello dalla parte del manico) quanto importante sia poter disporre di due piloti entrambi competitivi.

Kimi Raikkonen, durante la gara di ieri (foto da: twitter.com/ScuderiaFerrari)

RED BULL A BOCCA ASCIUTTA. HAAS, CHE PECCATO! BOTTAS DISPERSO

Non è stato il Gran Premio d’Australia che si attendevano a Milton Keynes, anche a causa di una strategia, quella di partire con le Supersoft, che non ha poi portato vantaggi concreti. Daniel Ricciardo, autore del giro record (1:25.945 al 54.esimo passaggio) ha visto la sua gara sicuramente danneggiata dalla penalità di tre posizioni subita venerdì; una sanzione che ha fatto infuriare letteralmente l’italo-australiano. Dopo un avvio in sordina, condito da un bel sorpasso su Hulkenberg, la SC lo aveva rimesso in gioco quantomeno per il podio. Pur mostrando un passo decisamente interessante, non è mai riuscito ad attaccare Raikkonen, dovendosi accontentare della medaglia di legno.

Daniel Ricciardo, vanamente a caccia di Kimi Raikkonen e del gradino più basso del podio (foto da: twitter.com/redbullracing)

Da dimenticare, invece, il weekend di Max Verstappen. Dopo delle ottime qualifiche, avanti al compagno di box e vicinissimo alle Ferrari, l’olandese ha gettato tutto alle ortiche nei primissimi giri. Prima facendosi sorprendere alla prima staccata da Magnussen, poi danneggiando il fondo della sua RB14 in una delle tante scodate sui cordoli di quei suoi primi chilometri. La pietra tombale sulle sue ambizioni è arrivata con il testacoda in avvio di giro 9, che l’ha fatto scendere in 8° posizione. Da lì la sua è stata una gara senza sussulti, chiusa in 6° posizione, senza riuscire a disfarsi di Alonso.

Ma il rammarico più grande di questo debutto iridato non può non essere che quello del team Haas. La scuderia di Kannapolis ha letteralmente gettato dalla finestra quello che sarebbe stato il miglior risultato della sua giovane storia, con Magnussen e Grosjean in 4° e 5° posizione. Due problemi in fotocopia al box, causati da una pistola di fissaggio difettosa (posteriore sinistra), costano due ritiri sanguinolenti, con meccanici e piloti giustamente disperati per la colossale occasione sprecata. Alla fine, il bel gesto di Grosjean, che va a consolare il meccanico addetto al fissaggio riconcilia tutto l’ambiente. Con una certezza, ovvero che la VF-18, nata sulla scia della SF70-H, è una monoposto che potrà dire sicuramente la sua nella battaglia per il ruolo di ‘primo degli altri’.

Il mesto ritiro di Kevin Magnussen (foto da: arstechnica.com)

Dovendo dimostrare alla Mercedes di meritare un ulteriore rinnovo, l’avvio di Mondiale di Valtteri Bottas non è stato certamente l’ideale. All’inseguimento di Lewis sin dal venerdì, Bottas ha rovinato il suo weekend con l’incidente in Q3 al sabato che, unito alla sostituzione del cambio, lo ha costretto a schierarsi in 15° posizione. La domenica del finlandese, però, è vissuta tutta su una mediocrità disarmante, soprattutto con il mezzo che si trova sotto mano. Un 8° posto ampiamente al di sotto del minimo sindacale, che sarebbe stato ancora peggio se le Haas non si fossero autoeliminate. In Bahrain, dove lo scorso anno ottenne la prima pole in carriera, Valtteri dovrà giocoforza dare segnali di vita importanti. 

ALONSO E LA MCLAREN RIVEDONO LA LUCE. SOLIDITA’ RENAULT

Finalmente! Melbourne saluta l’ottima prestazione complessiva della McLaren, la quale porta entrambi i piloti in zona punti, con Fernando Alonso splendido 5° e Stoffel Vandoorne 9°. In particolare, spicca la prestazione dell’asturiano, che quando è coadiuvato il giusto dalla monoposto, riesce ancora a far vedere quello di cui è capace. Un Alonso perfetto, che sfrutta i guai di chi gli stava davanti e che, nel finale, fa le spalle larghe per tenere dietro gli inseguitori. Doppio piazzamento a punti anche della Renault, con Nico Hulkenberg 7° e Carlos Sainz 10°. Se il tedesco si conferma pilota solido e di sicuro affidamento, qualche riga va spesa per il figlio d’arte, che stoico riesce a difendere l’ultimo punto disponibile, nonostante guidi nel finale con la nausea provocatagli da un eccesso di liquidi bevuto durante la gara.

Gran 5° posto per Fernando Alonso, qui nelle fasi finali, davanti a Verstappen, Hulkenberg e Bottas (foto da: twitter.com/F1)

FORCE INDIA IN AFFANNO. MALE WILLIAMS E TORO ROSSO. DISCRETO DEBUTTO DI LECLERC

Non sono mancate, chiaramente, le note negative. La Force India, in attesa di aggiornamenti che dovrebbero arrivare nelle prossime gare, è apparsa la copia sbiadita di quella scuderia che, sorprendendo tutti, ha chiuso due annate consecutive al 4° posto nei Costruttori. Sergio Perez ed Esteban Ocon, rispettivamente 11° e 12°, non sono stati praticamente mai in lizza per i punti, con solo il messicano che, nel finale, si è avvicinato alla top-10.

Gara deludente per le due Force India, entrambe fuori dalla zona punti (foto da: twitter.com/ForceIndiaF1)

Il piatto piange sia in casa Williams che in casa Toro Rosso. Il team inglese, pagando con tutta probabilità anche l’inesperienza della sua coppia di piloti, lascia l’Australia con un pugno di mosche. Lance Stroll, dopo una discreta qualifica, conclude una gara assolutamente anonima in 14° posizione; peggio va al rookie Sergey Sirotkin, la cui gara non è durata nemmeno 5 giri, quando un sacchetto di plastica (almeno così sembra) si è impigliato nella zona posteriore, provocando il surriscaldamento e il conseguente cedimento dell’impianto frenante.

Non si ride nemmeno per scherzo neanche a Faenza. Contrariamente alle indicazioni di test e prove libere, il binomio STR13-Honda si è rivelato ben più inconsistente in gara, producendo una prestazione molto deludente. Brendon Hartley ha chiuso ultimo (15°) e unico doppiato, con la sua gara rovinata da un flat-spot subito alla prima staccata; Pierre Gasly, invece, si è dovuto fermare dopo 13 giri per un guasto alla MGU-H.

Charles Leclerc, in lotta con Lance Stroll. Il monegasco della Sauber ha chiuso 13° al debutto (foto da: twitter.com/SauberF1Team)

Chiudiamo con la Alfa Romeo-Sauber. Con un Marcus Ericsson ingiudicabile, dato il ritiro dopo soli 6 giri per un problema al servosterzo, positivo è stato il debutto di Charles Leclerc, giunto all’arrivo 13° e senza far danni. Una Sauber chiamata a migliorare molto, ma che è apparsa molto vicina al resto del gruppo (quantomeno Williams e Toro Rosso).

Prossimo appuntamento al Sakhir, per il Gran Premio del Bahrain, nel weekend del 6-8 aprile.

 

Gianluca Zippo

Informazioni sull'autore
Laureato in Giurisprudenza alla Federico II di Napoli. Malato di Formula 1 e calcio, seguo anche la MotoGP e la NBA.
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