F1 2017, Dott. Ceccarelli: “La testa dei piloti sarà sottoposta a carichi ben maggiori”

C’è molta attesa per scoprire come saranno le nuove monoposto di Formula 1, figlie di una rivoluzione aerodinamica e negli pneumatici, definita come la più incisiva dell’ultimo ventennio. Tra i vari aspetti, quello che più intriga ed incuriosisce fans ed addetti ai lavori sarà il maggior sforzo fisico al quale saranno sottoposti i piloti, con vetture che, almeno in teoria, dovrebbero risultare molto più impegnative di quelle viste negli ultimi anni.

Il Dottor Riccardo Ceccarelli e lo staff di Formula Medicine hanno aiutato anche Robert Kubica nel suo percorso di riabilitazione dopo il tremendo incidente del 6 Febbraio 2011 nel Rally di Andora (foto da: f1blogg.teknikensvarld.se)

Motorsport.com ha condotto un’interessante intervista sul tema al Dottor Riccardo Ceccarelli, titolare di Formula Medicine, centro all’avanguardia nell’ambito della preparazione fisica e mentale in Formula 1 da trent’anni. “L’introduzione di pneumatici di maggiori dimensioni e l’aumento del carico aerodinamico aumenterà la performance in curva, ovvero nei tratti di pista più faticosi per chi è al volante di una monoposto” – esordisce il Dott. Ceccarelli – “Il peso della testa con il casco arriva a 7 chilogrammi, e quest’anno è stato stimato un aumento tra il 20% ed il 25% di carico. Nelle curve in cui venivano registrati picchi laterali di 4.5G, sono previsti valori dai 5.5 ai 5.75G, arrivando ad un carico complessivo di circa 34 kg sulla testa del pilota. Un aumento di 6-7 chilogrammi che un pilota subirà in ogni curva veloce. Moltiplichiamo per il numero delle curve e capiamo quanto aumenta il carico sul pilota in un solo giro di pista“.

I piloti saranno sottoposti a stress a centro curva, un punto in cui la traiettoria è molto importante e nel quale si decide quando accelerare” – prosegue Ceccarelli – “Il potenziamento muscolare del collo non è un lavoro semplice, perché inizia dalla muscolatura delle spalle e sale progressivamente, bisogna muoversi per tempo. Una preparazione fisica adeguata è importante, poichè in caso contrario non si ha una visibilità ideale in curva. Se la testa si sposta verso l’esterno, seguendo la forza centrifuga, il rischio è di non essere nelle condizioni di impostare la traiettoria perfetta. Il prezzo da pagare magari sono uno o due centesimi di secondo, ma nell’arco di un giro, con diverse curve, il tutto può tradursi in uno o due decimi. Inoltre, quando si accusa stanchezza, la situazione tende a peggiorare tornata dopo tornata“.

Il Dott. Ceccarelli, quindi, passa a fare un paragone con le monoposto degli anni ’80 e di inizio anni ’90: “Al giorno d’oggi, il collare Hans e le protezioni laterali sono una grossa facilitazione per un pilota. All’epoca, invece, avevano le spalle che uscivano dall’abitacolo e la testa libera, richiedendo uno sforzo enorme sul collo. Per esempio, Wendlinger, nel primo test con la Leyton House, non fece più di 10 giri; quando Gounon esordì a Suzuka (1993), dovette ritirarsi dopo 20 giri perchè non ce la faceva più. Si rimediava con dei laccetti o delle piccole protezioni. Ma oggi, con i supporti laterali, è tutta un’altra cosa“.

Secondo Ceccarelli, poi, le novità 2017 non dovrebbero influire sulla preparazione mentale, mentre dovrebbero far emergere i piloti migliori: “Parliamo di piloti professionisti, espressione della categoria regina del motorsport. Per cui non dovrebbero avere difficoltà ad adattarsi mentalmente all’incremento di prestazioni. D’altro canto, però,  l’aumento delle prestazioni farà emergere maggiormente il talento, inteso nel senso di concentrazione, reattività e simili. E’ un aspetto sul quale si può fare ancora molto, visto che i piloti vi dedicano ancora troppo poco tempo nella loro preparazione“.

In conclusione, il Dott. Ceccarelli prova a spiegare perchè le novità 2017 potrebbero andare a favore dei piloti più giovani in luogo di quelli più avanti con gli anni: “Più una gara è sprint e più un pilota “anziano” sarà in difficoltà rispetto ad un più giovane. L’età ha il suo peso, ma ci sono pro e contro. Nel kart i giovanissimi consumano molta energia a causa di una spiccata emotività, ma col tempo imparano a gestirsi meglio. La maturazione perfetta avviene dai 28 ai 30 anni, età in cui si raggiunge un ottimo compromesso. Poi il calo della reattività inizia a farsi sentire, di solito dopo i 35 anni. Ma non è semplice capire chi beneficerà di un aumento di performance, perché un giovane avrà un approccio che generalmente spreca tante energie, e a volta questo aspetto si paga“.

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Informazioni sull'autore
Laureato in Giurisprudenza alla Federico II di Napoli. Malato di Formula 1 e calcio, seguo anche la MotoGP e la NBA.
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