F1 2016 GP Abu Dhabi – L’analisi della gara

E’ calato il sipario, ieri, sul Mondiale di Formula 1 2016. Nico Rosberg ha vinto il suo primo titolo, 34 anni dopo papà Keke, replicando l’impresa compiuta da Damon Hill nel 1996, primo figlio d’arte ad emulare l’impresa del l’illustre padre, Graham nel suo caso, iridato nel 1962 e nel 1968. Una gioia immensa, quella di Nico, che Lewis, vincitore della gara, ha provato a guastare fino alla fine, facendo da tappo in modo da consentire a Vettel (ottimo 3°) e a Verstappen (4° e molto bravo anche lui) di rinvenire sul compagno-rivale. Tutto inutile. Per 5 punti, (385 a 380), l’iride torna in terra teutonica, tre anni dopo il quarto titolo consecutivo di Sebastian Vettel. Una gara, lasciatemelo dire, che almeno per quel che mi riguarda è piaciuta molto, contribuendo in un certo qual modo a riabilitare una categoria da molti data come morente ma che, con la giusta voglia di fare e di operare, può rifiorire dalla polvere nella quale è caduta negli ultimi tempi.

I festeggiamenti di Nico Rosberg, dopo il titolo conquistato ieri (foto da: thenewage.co.za/Getty Images)
I festeggiamenti di Nico Rosberg, dopo il titolo conquistato ieri (foto da: thenewage.co.za/Getty Images)

 

 

Mercedes #1: Nico, you deserve it! 

Eh si, se l’è davvero meritato questo Mondiale, il nostro Nico. Indipendentemente da quel che dicono detrattori, fans di Hamilton e del complottismo, il nativo di Wiesbaden ha condotto in porto un’impresa non da poco, soprattutto per uno bollato come eterno perdente. E la gara di ieri, a scanso di equivoci, ha dimostrato quanto il nostro meriti il primo alloro iridato della sua carriera. Bravo a partire senza intoppi, Nico ha gestito bene la seconda (e non preventivata) fase critica della sua domenica, ovvero un Max Verstappen 2° grazie all’aver allungato al massimo il primo stint su Supersoft e, nonostante ciò, molto veloce. Con una dimostrazione di sangue freddo e “balls of steel” non indifferente, Rosberg ha rotto gli indugi nel corso del giro 20, attaccando da lontano l’olandese alla staccata di curva 8, perfezionando la manovra di trazione, all’inizio del successivo allungo, per poi chiudere di forza alla possibile replica di Max. Una manovra tanto ardita (visto il contesto) quanto inattesa. Chiuso il gap su Hamilton dopo la seconda sosta, il tedesco ha controllato egregiamente, e ancora con un sangue freddo invidiabile, l’ultima fase di gara, con Lewis, ormai disperato, a viaggiare a velocità di crociera, per favorire il rientro degli altri. Fino alla bandiera scacchi, in un finale emozionante, dove davvero non sapevi cosa sarebbe accaduto (io pensavo ad un Nico che, per eliminare ogni dubbio, andava all’attacco di Lewis).

Nico Rosberg e Sebastian Vettel, sul podio di Yas Marina (foto da: oronoticias.com.mx)
Nico Rosberg e Sebastian Vettel, sul podio di Yas Marina (foto da: oronoticias.com.mx)

 

 

Mercedes #2: Lewis, imparare a vincere è importante, imparare a perdere ancor di più 

Attenzione. Io non voglio criticare la tattica messa in pista da Lewis, esplicita nella parte finale del gran premio, ma presente sin dall’inizio, visto che non voglio credere ad un Verstappen che, su Supersoft usate, riuscisse quasi con tranquillità a viaggiare sui tempi dell’inglese, su Soft nuove. A mio modo di vedere, Hamilton non ha fatto nulla di scorretto o di antisportivo (non ha mica inchiodato in faccia a Nico, con il rischio di farsi tamponare o di farlo finire fuori); ha semplicemente attuato una mossa, per quanto disperata, ma giustificata vista la sua situazione. La cosa che proprio non concepisco è il non voler riconoscere i meriti dell’avversario, oltre all’accusare il team, velatamente o meno, di averlo danneggiato o di aver in qualche modo favorito Nico. Oltre alla ormai stucchevole questione della rotazione dei meccanici, Lewis ha sostenuto più volte, anche nel post-gara, la “stranezza” dei guai di affidabilità che lo hanno afflitto quest’anno (Malesia in primis). All’inglese (volutamente) sfugge che, se c’è stato un motivo su tutti per il quale, alla fine, a festeggiare sia stato Rosberg e non lui, è la costanza messa in pista dal tedesco, unita ad una minore inclinazione all’errore, soprattutto in partenza. Le fugaci e forzate strette di mano, la fuga immediata al momento della foto di gruppo con la squadra… Tutti elementi che, per quanto condivisibili sotto un certo punto di vista (a nessuno piace perdere), mostrano un Hamilton che sta vivendo quasi come un affronto al suo talento l’esito di questo campionato. A Wolff, Lauda e Lowe il compito di ricomporre la situazione in questo inverno.

Istantanea dell'arrivo della gara di ieri (foto da: f1fanatic.co.uk)
Istantanea dell’arrivo della gara di ieri (foto da: f1fanatic.co.uk/XPB Images)

 

 

Ferrari: il podio di Sebastian un lampo di luce nella notte di Yas Marina 

Si è conclusa con un sorriso, per quanto abbozzato, l’annata 2016 della Scuderia, che non riesce a cancellare lo “zero” dalla casella delle vittorie. Un Vettel nuovamente pimpante (premiato Driver of the Day), bravo a conquistare di forza un podio (il 7° in stagione) che vale il ritorno della Rossa nella top-3 dopo 7 gare d’assenza. Il tedesco, dopo una prima fase di gran premio assolutamente in ombra, sfrutta la strategia per una volta giusta del muretto Ferrari. Allungando in pratica di una decina di giri lo stint centrale su gomme Soft, comandando anche la classifica per 8 giri, Seb effettua il secondo cambio-gomme al giro 38, passando su Supersoft nuove, impostando un finale all’assalto. E, in effetti, il ferrarista, ottenuta strada libera da Kimi, risale come una furia sulle due Red Bull, superando sia Ricciardo che Verstappen con manovre molto decise. Grazie al tappo di Hamilton, Seb prova a superare, almeno in un paio di occasioni, anche Rosberg, ma non riesce e si accontenta del 3° posto. Una precisazione personale su quest’ultimo duello: la mia sensazione è stata che il ferrarista non abbia voluto affondare fino in fondo il colpo sul connazionale, chiaramente per evitare di provocare disastri che avrebbero certamente influito sul duello iridato. A mio parere, Vettel sarebbe passato solo se ci fosse stata la possibilità di un sorpasso pulito.

Dopo 7 gare d'astinenza, la Ferrari è tornata sul podio grazie a Vettel (foto da: thecheckeredflag.co.uk)
Dopo 7 gare d’astinenza, la Ferrari è tornata sul podio grazie a Vettel (foto da: thecheckeredflag.co.uk)

 

 

Verstappen ancora in evidenza. Ricciardo e Raikkonen delusi di giornata 

Ancora una volta, Max Verstappen ha dato sfoggio delle sue qualità di guida. Giratosi in uscita di curva 1 dopo aver colpito la fiancata sinistra della monoposto di Hulkenberg, l’olandesino si è ritrovato in fondo al gruppo, ma non si è minimamente perso d’animo. Con la giusta dose di sorpassi e sfruttando le soste degli avversari, dopo appena 10 giri Verstappen si issa addirittura in 2° posizione, a sandwich tra le due Mercedes. Grazie ad un’ottima gestione delle gomme (e al passo lento imposto da Hamilton), Max sembra tornare ad essere, man mano, la mina vagante che sperava Lewis ma, una volta passato da Rosberg, il pilota della Red Bull è dovuto tornare ai box, passando anche lui alle Soft. Nel finale, Verstappen deve inchinarsi al rimontante Vettel, ma riesce lo stesso a chiudere a soli 1.6s dal vincitore. Discorso diverso per Daniel e Kimi (5° e 6°). Questa gara rappresenta un rospo non facile da digerire per l’italo-australiano che, nonostante l’errore nel primo giro del giovanissimo compagno di box,  gli finisce comunque dietro di 4 secondi. Un Ricciardo che, Sepang ed Austin a parte, ha vissuto un finale di stagione in calo. Poco di che sorridere anche per Raikkonen che, dopo una buona prima fase di gara, ha subito l’undercut da parte di Ricciardo in occasione della seconda sosta, pagando una strategia diversificata rispetto a Vettel che, nel suo caso, proprio non ha funzionato.

Max Verstappen davanti a Nico Rosberg. Dopo un testacoda nei primi metri, in seguito al quale è finito in ultima posizione, l'olandese è risalito fino alla 4° (foto da: portalrace.com.br)
Max Verstappen davanti a Nico Rosberg. Dopo un testacoda nei primi metri, in seguito al quale è finito in ultima posizione, l’olandese è risalito fino alla 4° (foto da: portalrace.com.br)

 

 

Gli altri #1: Force India, missione compiuta. Williams e McLaren a punti 

Alla fine, hanno potuto festeggiare anche in casa Force India. Il team con sede a Silverstone ha conquistato uno storico quarto posto nei Costruttori, legittimando anche a Yas Marina il suo status in griglia in questo 2016. Hulkenberg e Perez (7° e 8°) hanno “vinto” la gara degli altri, dopo aver anche battagliato tra loro nei primi chilometri. Il messicano, inoltre, diventa il primo pilota nella storia della scuderia anglo-indiana a chiudere la stagione sopra i 100 punti (101). Conclude la carriera con un sorriso Felipe Massa, 9° al traguardo, lottando fino all’ultimo proprio con Perez, oltre che con Alonso (10°), anche lui a salutare un 2016 altalenante con almeno un punto iridato. Peggio è andata a Bottas, out dopo appena 6 giri per un guasto ad una sospensione posteriore; Button, purtroppo, ha concluso anche lui con netto anticipo la gara, dopo aver rotto la sospensione anteriore destra passando in maniera eccessivamente violenta sul cordolo interno di curva 9 nel corso del 12° passaggio.

Con il doppio arrivo a punti di ieri, la Force India ha blindato il 4° posto nei Costruttori (foto da: thecheckeredflag.co.uk)
Con il doppio arrivo a punti di ieri, la Force India ha blindato il 4° posto nei Costruttori (foto da: thecheckeredflag.co.uk)

 

 

Gli altri #2: Haas fuori dai punti. Male Toro Rosso e Renault 

Termina con un doppio arrivo fuori dalla zona punti la prima stagione della Haas. Grosjean (11°) ha provato ad andare all’attacco nell’ultimo stint, montando le Supersoft, ma Alonso è rimasto lontano. Gutierrez (12°) ha attuato una strategia opposta al compagno di box, chiudendo ultimo dei non doppiati e distante dalla zona punti. Weekend assolutamente da cestinare per la Toro Rosso, out con entrambi i piloti. Dopo i ripetuti problemi con gli pneumatici nelle libere, Kvyat è stato costretto a fermarsi dopo 14 giri con il cambio ko, mentre Sainz ha dovuto abbandonare dopo esser stato malamente tamponato da Palmer nel corso del 40° giro in curva 17. Anche la Renault ha avuto ben poco di che essere soddisfatti. La domenica di Magnussen è finita dopo soli 5 giri, con una sospensione danneggiata da un contatto nelle primissime fasi. Palmer (17°), come detto, ha pagato l’incidente con Sainz, costatogli una sosta extra ai box e una penalizzazione di 5″.

Il momento del tamponamento di Palmer ai danni di Sainz (foto da: wtf1.co.uk)
Il momento del tamponamento di Palmer ai danni di Sainz (foto da: wtf1.co.uk)

 

 

Gli altri #3: Sauber alle spalle della Manor, ma conserva il 10° posto Costruttori 

Sarebbe servito un vero miracolo sportivo alla Manor per riprendersi il 10° posto nella classifica Costruttori, perso in Brasile a causa del 9° posto di Nasr. Nulla di tutto ciò è avvenuto, pur se il team di Dinnington si è tolto la piccola soddisfazione di portare entrambe le monoposto davanti a quelle della scuderia di Hinwil. Anzi, tra Ocon e Wehrlein (rispettivamente 13° e 14°) c’è stata anche lotta, a tratti molto accesa, con il francesino che l’ha spuntata sul tedesco. Poco da aggiungere riguardo la Sauber, che ha piazzato Ericsson e Nasr in 15° e 16° posizione. Unico motivo per nominare la squadra elvetica è l’interminabile primo stint sulle Soft dello svedese (ben 39 giri). 

Gianluca Zippo

Informazioni sull'autore
Laureato in Giurisprudenza alla Federico II di Napoli. Malato di Formula 1 e calcio, seguo anche la MotoGP e la NBA.
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