Esclusiva Stadiosport- Ricardo Paciocco : “Oggi non è più calcio, ma solo uno scambio di soldi. La Rabona ? Mi veniva naturale.

In esclusiva per Stadiosport , Ricardo Paciocco, ex attaccante di Pisa, Lecce e Reggina, con una breve parentesi da giovanissimo al Milan. Paciocco, è ricordato da tutti gli amanti del bel calcio per aver eseguito la “rabona” su rigore, in occasione di un Reggina-Triestina della stagione 1989-90 del campionato di Serie B, infatti i calabresi vinsero quella gara proprio grazie a quel gesto tecnico dell’attaccante italo-venezuelano. Oggi Ricardo, vive in Abruzzo a Vacri, una località in provincia di Chieti , dove gestisce un’agenzia investigativa e allo stesso tempo allena una squadra di dilettanti. Nel corso dell’intervista, abbiamo parlato con Ricardo della sua carriera calcistica, finita forse un pò in anticipo a causa dei tanti problemi fisici derivati da alcuni pesanti infortuni, che lo hanno un pò condizionato.  Paciocco comunque ha voluto dire la sua, anche sull’attuale crisi del calcio italiano, specie dopo la mancata qualificazione della Nazionale ai prossimi mondiali.

Ciao Ricardo, dopo una carriera importante vissuta tra Serie A e Serie B, cosa fa oggi Ricardo Paciocco ?

“Da tre anni sono un pensionato grazie al calcio. Oggi vivo a Vacri in provincia di Chieti, dove ho un’agenzia investigativa e alleno anche una squadra di dilettanti”.

Eri famoso per la tua “rabona”, infatti eri stato decisivo su  calcio di rigore con quel gesto tecnico in un Reggina-Triestina, consentendo agli amaranto di poter vincere quella gara. Ti veniva naturale eseguire quella giocata ?

“Per me era una cosa normale, l’avevo fatta una settimana prima con la Nazionale militare e mister Bolchi mi chiese se l’avrei fatta  anche in gare ufficiali, io gli risposi che non c’era alcun problema e infatti capitò proprio contro la Triestina, con cui stavamo sull’1-1 e la provai, segnando poi il goal vittoria. Solo Cascione dalla panchina aveva capito che avrei fatto la rabona e mister Bolchi si preoccupava, ma per fortuna andò tutto bene”.

Nel tuo secondo anno a Reggio Calabria, sei stato colpito da un brutto infortunio, ma ancora dopo tanti anni nessuno si capacita come quella squadra retrocedette in Serie C.  Tu che spiegazione ti sei dato ?

“Eravamo uno squadrone quell’anno, però aldilà di alcune situazioni societari che portarono a diversi cambi di panchina, fummo anche sfortunati, non ci girò nulla per il verso giusto e quindi andò tutto male. Riguardo al mio infortunio avuto a Reggio, condizionò parecchio la mia carriera, infatti poi per capire se potevo riprendere, tornai a Teramo da dove ero partito da professionista, ma mi resi conto che non ce la facevo più e quindi decisi di smettere”.

Quali sono le piazze a cui sei rimasto più legato ?

“Sono stato bene ovunque, perché ho sempre dato tutto quando scendevo in campo e questo la gente lo ha sempre molto apprezzato, trattandomi di conseguenza bene. Sicuramente le piazze a cui sono rimasto più legato sono quelle di Lecce, Pisa e Reggio Calabria”.

         

Tu hai giocato negli anni in cui il calcio italiano era sul tetto del mondo e giocavano tantissimi campioni, ora purtroppo non è cosi e la mancata qualificazione della Nazionale ai mondiali ne è stata l’ennesima dimostrazione. Secondo te come se ne viene fuori ?

“Oggi non è calcio, ma uno scambio di soldi, io ho avuto la fortuna di giocare negli anni in cui c’erano in Italia i campioni veri. Nel calcio italiano attualmente non c’è un cambio generazionale, ma si punta sui meno peggio, già nelle giovanili si guarda al fisico senza preoccuparsi del fatto che non sappiano stoppare neanche un pallone.Una volta giocavi tra i professionisti se eri bravo, invece oggi un giovane è obbligato a giocare solo perché te lo impone il regolamento e questo rende ad abbassare ancor più il livello dei campionati, deve giocare chi merita. Ci vuole gente che abbia competenze e passione, invece vediamo allenare gente senza avere idea sui aspetti tecnico-tattici e sulla preparazione fisica”.

Pensi che l’intrusione degli agenti anche nelle giovanili sia una cosa sbagliata ?

“C’è gente purtroppo che non capisce nulla di calcio e sfrutta questa opportunità per fare soldi, facendoti passare per fenomeni dei giocatori da loro assistiti, che poi sono scarsi.  Io ad esempio sono approdato al Milan all’età di 17 anni senza avere nessun procuratore,  ormai non c’è più equilibrio nelle valutazioni, molti di questi che giocano oggi ai miei tempi non sarebbero mai scesi in campo “.

      

Secondo molti tra le cause principali della crisi del calcio italiano è la troppa presenza dei tanti stranieri, pensi che questo sia una giustificazione oppure un problema reale ?

“Io sono venezuelano, chi meglio di me lo può dire. Il problema è che oggi i ragazzi italiani stanno bene e quindi non vanno alla scuola calcio, perché preferiscono stare a casa per giocare alla Play Station. Lo straniero invece è più motivato, il calcio è tutto quello che ha e fa di tutto pur di inseguire il suo sogno e quindi riesce a far strada. Ci sono grandi nazionali, che sono formati da tanti giocatori di diverse etnie eppure fanno ottime cose, il nostro problema purtroppo è che abbiamo una cultura sbagliata, infatti oggi in Italia tiriamo un calcio al pallone, mentre gli altri giocano al calcio, che è totalmente diversa, ma credo che difficilmente cambieranno le cose”.

Questa Serie A sembra più combattuta nella lotta scudetto, ma venerdì abbiamo visto la Juventus a Napoli, che ha dimostrato ancora di essere la più forte. Sei d’accordo ?

“Alla fine bisogna fare sempre i conti con la Juventus, è una squadra che non ha problemi a rincorrere, perché il loro obiettivo è sempre quello di vincere. E’ una società avanti su tutto, chi non sta alle regole viene messo alla porta, c’è una grande organizzazione e anche a livello giovanile sono molto ben strutturati”.

A proposito di Juventus, sabato sera c’è il big match tra i bianconeri e l’Inter, come pensi che finirà ?

“Premesso che io non sono tifoso di nessuna squadra, ma vedo favorita la Juventus anche perché difficilmente cade sul proprio campo, però se dovesse vincere l’Inter sarebbe bello rivedere riaperto il campionato”.