Esclusiva Stadiosport, Agenore Maurizi : “Vivo e mi nutro di calcio, il futuro? Spero in un progetto ambizioso”

In esclusiva per Stadiosport, Agenore Maurizi, allenatore partito dal calcio a 5 per arrivare al calcio a 11, dove ha deciso di misurarsi da diversi anni dopo i tanti successi ottenuti nel parquet. Nell’ultima stagione, ha guidato la Reggina in Serie C, riuscendo a condurla alla salvezza, inoltre è l’unico tecnico italiano ad aver un master di calcio a 5 e uno di calcio a 11. Nel corso dell’intervista, con mister Maurizi abbiamo avuto il piacere e l’occasione di trattare vari argomenti interessanti, riguardanti il calcio in generale e i suoi progetti futuri.

Salve mister, lei è reduce dall’esperienza positiva sulla panchina della Reggina, una piazza importante e calorosa, come giudica la sua annata in riva allo Stretto ?

” Dal punto di vista sportivo è stato un anno molto positivo, perché ottenere una salvezza a Reggio con i parametri che avevamo non era semplice e sono felice di questo, come sono anche felice del rapporto che si è instaurato con la piazza, che sembrava ad un certo punto difficile, ma poi la stragrande maggioranza dei tifosi ha apprezzato il nostro lavoro”.

Nel corso della stagione lei ha fatto fronte a diverse difficoltà, ma nonostante ciò è riuscito comunque a centrare l’obiettivo prefissato, qual’è stato il suo segreto ?

“Io credo che i tecnici sono chiamati a fare il proprio lavoro, poi è chiaro che l’ambiente conta molto specie a Reggio Calabria, saper gestire una piazza così esigente e competente è stato un bel banco di prova e credo di essere andato con me stesso oltre le più rosee aspettative”.

Lei al momento ha un altro anno di contratto con la Reggina, perché il rapporto si è interrotto soltanto appena dopo una stagione ?

“In questi giorni ho sentito tante interviste, leggo molto, vivo molto di calcio, mi nutro di calcio, siccome ho fatto bene in alcuni anni e poi sono stato troppo presuntuoso, puntando solo sulle mie qualità, ma non basta perché servono innanzitutto i calciatori per fare bene, sono loro gli attori principali,oltre ad avere una società adatta e un direttore adatto, quindi non è facile fare sempre ben. E’ vero che le colpe poi ricadono sui tecnici come tutti i meriti, io invece credo che non sia così in nessuno dei due casi. Ringrazio la società di avermi dato la possibilità di allenare una piazza prestigiosa come Reggio Calabria. Adesso devo e voglio guardare avanti, voglio allenare una squadra che punti ad arrivare il più in alto possibile. La mia ambizione è misurarmi ed avere strumenti per farlo con l’alta classifica”.

Come vede la novità nella prossima stagione dell’inserimento delle Seconde squadre nel campionato di Serie C  ?

” Che il calcio italiano sia in crisi tecnica è sotto gli occhi di tutti, manca la formazione, giochiamo a calcio per cultura, utilizzando quello che abbiamo di naturale. Oggi non esiste formazione nei settori giovanili e nelle scuole calcio, chiaramente non sta a me stabilire i criteri della formazione, posso solo basarmi su statistiche, ad esempio 30 anni fa si giocava di più con il pallone tra i piedi, non essendoci le scuole calcio si sfruttavano tante ore nei cortili, mentre adesso non è così e credo che non sia producente. Nelle scuole del mondo il rapporto tra uomo e pallone, è di 4 ore al giorno, vale a dire 28 ore settimanali, noi in Italia non ci arriviamo neanche a totalizzarle in un mese . Detto questo mi riallaccio al discorso dell’inserimento delle Seconde squadre, che sinceramente non so quali obiettivi possa avere, dovrebbero spiegarcelo i vertici del calcio, resta il fatto che manca la formazione. Se facciamo un’altra statistica, quando vincemmo il mondiale del 1982, in Italia avevamo solo uno o due stranieri per squadra e quindi c’erano più di 400 giocatori italiani e massimo 48 stranieri, oggi invece dove sono tutti questi giocatori di livello, in Serie B ? Allora il livello di Serie B dovrebbe essere alto. Io mi faccio sempre una domanda, m quando un ragazzo arriva a 18 anni dovrebbe avere un percorso di 8-9 anni alle spalle e dunque mi chiedo quali tipo di percorso abbiamo fatto? Quando giocavo io, un ragazzo a 18 anni si capiva se poteva essere un giocatore di Serie A, B o C”.

Lei dice che manca la formazione, ma quale potrebbe essere la soluzione ?

“Chi sta a capo dovrebbe iniziare a guardarsi attorno, fare altri tipi di ragionamenti e fare un cambio generazionale. Secondo te chi ha giocato in Serie A, è un bravo calciatore o un bravo tecnico ? Se tu fai qualsiasi tipo di professione devi aver studiato, allora perché i dirigenti calcistici non hanno nessuna laurea? Non basta aver fatto cinque giorni a Coverciano o aver giocato in Serie A, chi di loro ha davvero studiato la materia calcio, che è una materia molto complessa, si pensa solo ai risultati e meno a costruire calciatori, oppure perché non si è fatto nulla per creare dei centri di formazione come in Francia e in altri paesi del mondo”.

Mi ha colpito molto nei primi giorni di ritiro precampionato con la Reggina, il fatto di utilizzare moltissimo il pallone , ribadisce quindi l’importanza del rapporto tra l’uomo e lo strumento di lavoro ?

“Io credo che l’unico strumento per giocare a calcio è il pallone, l’unico cosa che conta è il campo che non è in salita e neanche in discesa, poi si possono raggiungere i  parametri condizionali anche attraverso l’utilizzo della palla dando alcune regole”.

Come è avvenuto il suo passaggio da tecnico di Calcio a 5 a quello di Calcio a 11 ?

“La mia è una storia particolare, io giocavo a calcio e poi a calcio a 5  all’epoca la Federazione lo consentiva, quando invece non lo ha più permesso ho fatto una scelta, ho giocato a calcio e nello stesso tempo allenavo una squadra di Allievi regionali, poi ho smesso di giocare a Calcio a 5 e ho iniziato ad allenare, accettando la proposta della Lazio, da lì fino ad arrivare oggi al calcio a 11, inoltre sono l’unico in Italia ad aver conseguito un master di calcio a 5 e un master di calcio a 11”.

Si stanno disputando i quarti di finale dei play off di Serie C, chi vede favorita ?

“Ho sempre detto una tra Cosenza, Reggiana e Sambenedettese, ma ora è difficile perché può succedere davvero di tutto”.