Caso Djokovic: il serbo rischia carcere e squalifica

Caso Nole Djokovic: le autorità australiane continuano ad indagare sulla veridicità delle prove offerte dal serbo. Ora Nole rischia cinque anni di reclusione e tre anni di squalifica.

Rischia grosso Novak Djokovic, fino a cinque anni di carcere, se gli inquirenti dovessero giudicare mendaci le che ha fornito in merito alla esenzione dalla vaccinazione per Covid-19. Il fuoriclasse serbo, molto discusso per le sue posizioni no-vax, aveva ottenuto l’esenzione vaccinale per poter comunque prendere parte agli Australian Open, il primo slam della stagione.

Atterrato sul suolo australiano, Djokovic è stato fermato dalle autorità perché il visto esibito non presentava l’esenzione vaccinale, ed era stato dunque giudicato non valido.

Novak Djokovic, of Serbia, reacts after losing a point to Daniil Medvedev, of Russia, during the men’s singles final of the US Open tennis championships, Sunday, Sept. 12, 2021, in New York. (AP Photo/Seth Wenig)

Trattenuto in aeroporto, a Djokovic è stato vietato di prendere parte agli AO. I suoi legali hanno presentato ricorso, asserendo che il tennista fosse risultato positivo lo scorso 16 dicembre e, per tale motivo, avrebbe ottenuto l’esenzione vaccinale.

Djokovic, la violazione della quarantena e le possibili conseguenze

Qui scatta il “giallo”: se è vero che Djokovic ha contratto il Covid il 16 dicembre (due giorni prima aveva presenziato al match di basket tra Stella Rossa e Barcellona), alcuni post pubblicati sul suo profilo Instagram sembrano “tradirlo”.

Foto pubblicate il 17 dicembre, un giorno dopo la dichiarata positività, lo ritraggono presso la sede dell’Associazione Tennisti di Belgrado, nel corso della premiazione dei migliori giovani tennisti dell’anno.

Ciò vuol dire che Nole avrebbe violato la quarantena, fornendo informazioni false sul suo stato di salute agli organizzatori del torneo. Una condotta penalmente perseguibile che, in base alla normativa australiana, potrebbe costargli fino a cinque anni di reclusione.

Dal punto di vista sportivo, la sanzione potrebbe essere pari a tre anni di esclusione dall’attività agonistica. Si attendono aggiornamenti in merito.

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