Australian Open 2022, Djokovic ottiene esenzione vaccinale. Sarà del torneo

Novak Djokovic sarà presente agli Australian Open 2022. Il serbo ha ottenuto regolare certificato di esenzione vaccinale, “aggirando” l’obbligo previsto dagli organizzatori del torneo.

Novak Djokovic sarà protagonista agli Australian Open 2022: il serbo, la cui presenza era stata messa in dubbio dalla renitenza all’obbligo vaccinale, si recherà in Australia munito di regolare certificato d’esenzione, assicurando in tal modo la propria presenza nel torneo.

Nole aggira così l’obbligo, imposto dagli organizzatori del torneo, come precondizione per prendervi parte. Il Greenset di Melbourne Park accoglierà così il numero uno del ranking mondiale, che potrà riprendere la corsa al Grande Slam interrotta lo scorso anno da Danill Medvedev sul più bello.

Una decisione che, come prevedibile, ha generato molte controversie. Sembra quasi che lo spettacolo degli Australian Open non possa fare a meno della propria attrazione principale. L’assenza di un fuoriclasse come Djokovic, numero uno al mondo, a caccia del record di slam (21, per superare Nadal e Federer), avrebbe certamente sottratto fascino all’evento.

Così il Web, giudice sommo dei nostri tempi, non ha tardato ad emettere le proprie sentenze. Reazioni avverse, che accomunano tutti: politici. medici, addetti stampa e comuni civili.

Nicola Zingaretti, presidente regione Lazio: “La deroga agli Australian Open per Djokovic è uno schifo. Un pessimo esempio di privilegio e uno schiaffo in faccia a chi lotta contro il Covid“.

Gli fa eco Alessio D’Amato, suo assessore alla sanità: “Il tennista Novak Djokovic è sicuramente un grande atleta, ma anche un pessimo esempio nel contrasto alla pandemia. Pur di non vaccinarsi e grazie alla ricchezza e la notorietà si inventano pseudo esenzioni”.

Tra i colleghi di Djokovic, spicca l’indignazione di Jamie Murray, fratello minore del più celebre Andy, che lamenta: “Penso che se fossi stato io a non essere vaccinato non avrei ottenuto un’esenzione, e questo è. Ma a lui è stato concesso il permesso di venire in Australia e competere”.

Al posto degli avversari rifiuterei di affrontarlo. Per una questione di principio“, scrive il giornalista Paolo Condò sul proprio profilo Twitter.

Concordo, ma quando si tratta di soldi (tanti), non so fino a che punto facciano valere il principio“. Commenta una lettrice sfiduciata. “Penso che sia vaccinato, ma non voglia dirlo per privacy, sussurra timidamente qualche voce garantista. Nel mezzo, c’è già chi ha trovato la soluzione più adatta (ma allo stadio non metterà piede): “E (fossi sugli spalti) io fischierei durante i suoi match, in modo da rendere impossibile lo svolgimento della partita”.

L’opinione pubblica s’è desta, ordunque: si indigna angustiata da ciò che appare agli occhi di tutti un iniquo privilegio. Non potendo opporvisi, però, disprezza rassegnata la “furbizia”, che non contravviene alle regole (l’esenzione è prevista per partecipare al torneo). È risaputo che queste ultime “Si interpretano quando conviene” (c’est la vie).

Quanti, pur avendo presentato regolare certificato di esenzione, se lo sono visti respingere vedendo contemporaneamente sospesi alcuni dei propri diritti (lavoro, retribuzione, contributi previdenziali)? Ecco, da oggi sapranno a chi rivolgersi. Per sfogare la propria frustrazione o, perché no, per una consulenza…

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