Analisi Olympiakos-Milan 3-1: rossoneri molli in tutta l’avventura europea, ma la truffa è evidente

Analisi Olympiakos-Milan 3-1: i rossoneri sprofondano nel baratro greco e perdono incredibilmente una qualificazione che pareva a portata di mano. Gattuso non cerca alibi, e fa bene, ma i 3 gol subiti gridano vendetta. Un gol su calcio d’angolo battuto a palla in movimento, un autogol dove la traiettoria della palla sfida le leggi della fisica ed un rigore inventato. Rimane la prestazione opaca degli uomini chiave, rimangono i tanti errori sotto porta e rimane il fatto che manchi la concretezza, il cuore (come lo chiama Adani) o il veleno (per dirla alla Gattuso).

Tre giorni terribili per l’Italia (sportivamente parlando, ovviamente). L’Inter ed il Napoli abbandonano la Champions League, il Milan esce in un modo pazzesco dall’Europa League, mentre Lazio, Roma e Juventus perdono, ma riescono comunque a portare a casa la qualificazione. 

Il primo tempo di Atene aveva dato sicurezze al Milan, forse anche troppe. I padroni di casa avevano sì avuto qualche occasione, ma la partita non si era infiammata e gli uomini di Gattuso avevano dato l’impressione di poter segnare da un momento all’altro. 
E’ mancata però quella verve che caratterizza le grandi squadra, quelle ciniche, quelle concrete. 

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Lo 0-0 dell’intervallo poteva anche sembrare un buon risultato, ma la partita doveva essere chiusa. Con un andamento “normale” della gara era evidente che i greci non sarebbero mai riusciti a segnare, ma lo spirito con il quale sono rientrati dagli spogliatoi faceva presagire che avrebbero provato ad inventarsi qualunque cosa per arrivare al gol. E, puntualmente, hanno inventato il gol battendo un calcio d’angolo con la palla in movimento, sorprendendo il Milan, trovando la difesa immobile ed impreparata: 1-0. 

Poco male, è stata una casualità, c’è tempo per sistemare tutto. E invece il Pireo si infiamma, i tifosi impazziscono, lo stadio diventa una bolgia, si allineano gli astri e un tiro innocuo sbatte su Zapata e prende una traiettoria che neanche a riprovarla mille volte esce fuori così imparabile. 

Il Milan si sveglia, inizia a spingere, arriva al gol del pareggio con Zapata, che riscatta l’autogol. Allarme rientrato? Neanche per idea. Gattuso sbaglia il cambio e tira fuori dal ring Cutrone, inserendo Laxalt. La mancanza di una terza punta ha fatto tutta la differenza del mondo perchè, quando l’egregio arbitro ha sognato un fallo di Abate e decretato il rigore che ha portato al 3-1, Ringhio non aveva più nessun bomber da gettare nella mischia per riagguantare la qualificazione, dovendo ricorrere ad Halilovic. 

Al Pireo è successo di tutto. Palloni gettati in campo dallo staff dei greci, apparecchi acustici manomessi per produrre assordanti rumori duranti le azioni offensive rossonere, fumogeni a bordo campo, portiere fermatosi per crampi rosicchiando 2 minuti. Insomma, di tutto. L’arbitro non è stato in grado di prendere la situazione in mano, non ha mai fermato il gioco, non ha sanzionato nessuno, ha “chiuso gli occhi” dinanzi ai mille palloni gettati nel rettangolo verde e soprassedendo quando i raccattapalle non consegnavano la sfera ai rossoneri pe riprendere il gioco. 
Che sia chiaro, il Milan ha moltissime colpe se è stato eliminato. Nessuno lo mette in dubbio. Così, però, fa male e la truffa è evidente.