CT Italia, Guardiola dice no: Pirlo, Mancini e Conte i nomi per la nazionale

CT Italia, Guardiola dice no: Pirlo, Mancini e Conte i nomi per la nazionale

Pep Guardiola ha rifiutato la proposta della Nazionale italiana per motivi personali. Andrea Pirlo è il favorito di Maldini, con Mancini, Conte e Baldini tra le alternative.

Il sogno Pep Guardiola si è spento sul più bello. Dopo giorni di contatti, attesa e ottimismo crescente, l’ex tecnico del Manchester City ha deciso di non accettare la proposta della Nazionale italiana. Una scelta arrivata nella notte tra giovedì e venerdì, comunicata direttamente a Paolo Maldini e Leonardo, con una motivazione soprattutto personale: Guardiola non se la sente di rientrare subito in panchina e vuole prendersi tempo dopo dieci anni intensissimi in Inghilterra.

La FIGC aveva provato il colpo più ambizioso possibile. Il nuovo corso guidato da Giovanni Malagò, con Maldini direttore tecnico e Leonardo consigliere, aveva individuato in Guardiola l’uomo ideale per rifondare non soltanto la Nazionale maggiore, ma anche l’intero sistema tecnico del calcio italiano. Sky Sport aveva raccontato l’incontro a Barcellona e il progetto presentato allo spagnolo, costruito su due binari: rilancio immediato dell’Italia e riforma profonda del settore giovanile.

Guardiola dice no: non è stata solo una questione di soldi

Il rifiuto di Guardiola non sembra legato principalmente all’aspetto economico. Nei giorni scorsi Maldini aveva lasciato intendere che il tema dell’ingaggio non fosse centrale, spiegando che per Pep i soldi non rappresentavano il vero ostacolo. Anche Malagò aveva ammesso che, per un profilo del genere, la Federazione avrebbe potuto fare eccezioni importanti rispetto ai parametri abituali.

Il problema, semmai, era la disponibilità personale dell’allenatore. Guardiola aveva già annunciato la volontà di fermarsi, riposare e dedicare più tempo alla famiglia dopo la lunga esperienza al Manchester City. Secondo la ricostruzione di El País, il tecnico è stato tentato dal progetto italiano e dal fascino della sfida, ma ha scelto di non accettare perché non si sente pronto a ripartire subito.

Una decisione dolorosa per la FIGC, perché Guardiola non era soltanto un nome mediatico. Era il profilo scelto per dare una svolta culturale: metodologia, formazione, settore tecnico, calcio giovanile, identità della Nazionale. Il no costringe ora Maldini e Leonardo a cambiare piano.

Pirlo favorito: la scelta giovane che piace a Maldini

Sfumato Guardiola, il nome che sale con più forza è quello di Andrea Pirlo. Sky Sport ha indicato proprio l’ex centrocampista come il profilo più coerente con il piano alternativo della Federazione: se non arriva un tecnico totale come Guardiola, l’idea è puntare su un allenatore giovane, disposto a sposare fino in fondo la visione di Maldini e Leonardo.

Pirlo rappresenterebbe una scelta coraggiosa, ma anche rischiosa. Ha personalità, conoscenza del calcio internazionale e un’immagine forte, ma non ha ancora una carriera da allenatore paragonabile a quella dei grandi nomi circolati negli ultimi giorni. Il suo vantaggio è un altro: può essere plasmato dentro un progetto federale nuovo, con Maldini e Leonardo molto presenti nella costruzione dell’identità tecnica.

Pirlo è il nome che piace di più all’area Maldini e sarebbe oggi il candidato più caldo per la panchina dell’Italia. Una scelta che dividerebbe, ma che racconterebbe bene la volontà di aprire un ciclo diverso, meno legato ai vecchi equilibri e più orientato a una rifondazione di lungo periodo.

Mancini resta sullo sfondo: ritorno suggestivo, ma complicato

Tra le alternative resta anche Roberto Mancini, il tecnico che ha riportato l’Italia sul tetto d’Europa nel 2021. Il suo nome ha un peso inevitabile, perché conosce l’ambiente, ha già vinto con la Nazionale e potrebbe rappresentare una soluzione più esperta rispetto a Pirlo.

Il problema è il passato recente. Il rapporto con la FIGC si era chiuso in modo complicato e un ritorno avrebbe bisogno di una ricomposizione politica, tecnica e personale. Nei giorni scorsi, intercettato accanto a Malagò alla Coppa Canottieri, Mancini ha detto di non essere stato contattato e ha aggiunto che quel ruolo piace a tanti, lasciando però la porta teoricamente aperta.

Mancini sarebbe una scelta di esperienza e riconoscibilità. Ma sarebbe davvero l’uomo giusto per una rifondazione profonda? Questa è la domanda che Maldini dovrà porsi. Perché il nuovo ciclo non cerca soltanto un CT, ma una guida capace di cambiare mentalità e struttura.

Conte, il nome che piace ai presidenti ma divide la Federazione

Antonio Conte resta il profilo più forte dal punto di vista dell’impatto immediato. È un allenatore abituato a costruire squadre aggressive, organizzate e mentalmente feroci. In una Nazionale reduce da fallimenti pesanti, il suo nome avrebbe una logica evidente: rimettere ordine, disciplina e competitività in tempi brevi.

Conte non può essere escluso dalla corsa e il suo profilo è caldeggiato anche da diversi presidenti di Serie A. L’ex tecnico, dopo l’addio al Napoli, avrebbe però ammesso di non essere stato contattato dalla Federazione.

Il nodo è politico e tecnico. Conte garantisce risultati e impatto emotivo, ma è anche un allenatore con idee forti, molto autonomo e abituato a chiedere pieno controllo. Dentro un progetto guidato da Maldini e Leonardo, bisogna capire se ci sarebbe compatibilità reale.

Baldini, l’outsider che può diventare una carta diversa

Nella lista dei nomi circola anche Silvio Baldini, profilo completamente diverso dagli altri. Sarebbe una scelta romantica, identitaria, quasi di rottura rispetto ai grandi nomi internazionali. Baldini rappresenta calcio di campo, lavoro quotidiano, rapporto diretto con i giocatori e personalità fuori dagli schemi.

Non sembra oggi il favorito, ma può essere un nome utile dentro il dibattito federale. Se Maldini volesse una Nazionale meno mediatica e più “di laboratorio”, Baldini potrebbe incarnare una strada alternativa. Il problema, però, è il peso della panchina azzurra: dopo il no di Guardiola, la FIGC dovrà evitare l’idea di un ripiego improvvisato.

La Nazionale ha bisogno di una scelta forte, credibile e spiegabile. Baldini può essere un outsider, ma per diventare davvero candidato servirebbe una convinzione totale da parte della nuova area tecnica.

La priorità di Maldini: non solo un CT, ma una nuova Italia

Il punto più importante è che la scelta del nuovo CT non riguarda soltanto la panchina della Nazionale maggiore. Il progetto di Maldini e Leonardo nasce con un’ambizione più ampia: riformare il calcio italiano, intervenire sulla formazione dei giovani, costruire una metodologia comune e riportare l’Italia dentro l’élite internazionale. Sky Sport ha raccontato proprio questo doppio binario: risultati immediati con la Nazionale e lavoro profondo sul sistema giovanile, con tempi lunghi e cambiamenti strutturali.

Guardiola sarebbe stato il simbolo perfetto di questa rivoluzione. Il suo rifiuto non cancella il progetto, ma lo rende più difficile. Ora Maldini deve scegliere se cercare un tecnico esperto, capace di dare risultati subito, oppure puntare su un allenatore giovane da accompagnare dentro un percorso più ampio.

È qui che Pirlo diventa centrale: meno esperienza, ma più aderenza al progetto. Mancini e Conte offrono più garanzie immediate, ma potrebbero avere meno flessibilità rispetto alla direzione tecnica federale.

Dopo il no di Guardiola, cosa succede adesso

La FIGC deve accelerare. Il rifiuto di Guardiola chiude la pista più ambiziosa e apre ufficialmente la seconda fase. Secondo Reuters, prima di Guardiola era stato sondato anche Carlo Ancelotti, ma il tecnico resta legato al Brasile. Nel gruppo dei candidati ora restano soprattutto Pirlo, Mancini e Conte, con la Federazione chiamata a decidere rapidamente il profilo più adatto alla ricostruzione.

Il favorito, oggi, sembra Pirlo. Ma la scelta non è ancora scontata. Conte resta il nome più forte per chi vuole una scossa immediata. Mancini è la soluzione del ritorno e della memoria vincente. Baldini è l’ipotesi più laterale, meno probabile ma più identitaria.

La sensazione è che Maldini voglia evitare una scelta di compromesso. Dopo il tentativo Guardiola, il nuovo CT dovrà avere una funzione precisa: guidare l’Italia in campo e rappresentare il primo volto credibile della rinascita.

Il vero bivio: esperienza o rivoluzione

Il no di Guardiola obbliga l’Italia a guardarsi allo specchio. La Federazione aveva provato a prendere il miglior allenatore possibile per accelerare la ricostruzione. Non ci è riuscita. Ora deve decidere se affidarsi a un tecnico già formato o se costruire un nuovo percorso attorno a un nome meno ingombrante ma più integrato nel progetto.

Pirlo è la scommessa di sistema. Mancini è il ritorno dell’usato sicuro, ma con ferite ancora aperte. Conte è la soluzione più dura e immediata. Baldini è l’idea fuori dagli schemi.

La Nazionale non può permettersi un’altra scelta debole. Dopo il rifiuto di Guardiola, il prossimo CT non sarà soltanto l’allenatore dell’Italia: sarà il primo vero esame del nuovo potere tecnico di Maldini e Leonardo.

E questa volta, più del nome, conterà la coerenza del progetto.

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