Tempesta Lazio: al Manzoni scattano gli “Stati Generali”, Lotito risponde con il “muro” Gattuso. È scontro totale

Tempesta Lazio: al Manzoni scattano gli “Stati Generali”, Lotito risponde con il “muro” Gattuso. È scontro totale

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Mentre oltre cinquantamila tifosi firmano il Manifesto contro la presidenza e si riuniscono a teatro per decidere il futuro del club, la società presenta il nuovo tecnico. I sostenitori biancocelesti furiosi: “Una provocazione”. Sullo sfondo, il viaggio a New York di Lotito e una richiesta da un miliardo.

ROMA – Il clima in casa Lazio è ufficialmente quello delle grandi rivoluzioni, o perlomeno di una frattura che sembra ormai insanabile. Oggi, sabato 11 luglio, la Roma biancoceleste vive una delle sue giornate più tese e paradossali degli ultimi anni. Da una parte la piazza, stanca e ferita da stagioni di ridimensionamento, che si riunisce al Teatro Manzoni per gli “Stati Generali della Lazialità”. Dall’altra Claudio Lotito che, in contemporanea, decide di presentare ufficialmente alla stampa il nuovo allenatore, Gennaro Gattuso.

Una coincidenza? I tifosi non ci credono e la rabbia vola sui social e nelle radio romane.

Lo scontro dei palinsesti: Gattuso usato come scudo?

La scelta della società di fissare la conferenza stampa del nuovo mister (quarto tecnico in due anni dopo i due capitoli Sarri, Tudor e Baroni) nello stesso identico giorno dell’evento al Manzoni ha scatenato la furia dei gruppi organizzati.

“È l’ennesima provocazione di una società allo sbando, un tentativo disperato e inutile di creare un diversivo mediatico per oscurare la voce dei tifosi”, si legge tra le reazioni della piazza.

Non è la prima volta che accade: già lo scorso 2 luglio, mentre oltre ventimila persone sfilavano in corteo al grido di “Libertà”, il club lanciava in contemporanea la nuova divisa ufficiale. Oggi il copione si ripete, ma il popolo laziale non ha intenzione di farsi oscurare.

Il Manifesto e la “Proposta Concreta” per il futuro

Gli Stati Generali non sono una semplice protesta di colore. L’evento nasce da una petizione popolare che ha raccolto la cifra monstre di quasi 50.000 firme. Al Teatro Manzoni, a due passi dalla storica sede di via Col di Lana, alle 17:00 si aprono le porte a vecchie glorie, figure della cultura e giornalisti per presentare il “Manifesto della Lazialità”.

Il punto chiave? Gli organizzatori hanno promesso di avanzare una proposta concreta sul ruolo che i tifosi dovranno e vorranno avere nel destino del club. Una mossa che sa di pre-azionariato o comunque di una richiesta forte di partecipazione attiva, per strappare la Lazio a quella che definiscono una gestione “senza anima e senza rispetto”.

Una rosa svuotata e il prezzo di Lotito: “Un miliardo ed è tua”

La contestazione affonda le radici in un calciomercato e in un trend degli ultimi tre anni che l’ambiente fatica ad accettare. La Lazio si è progressivamente svuotata dei suoi leader: dopo gli addii storici di Milinkovic-Savic, Immobile e Luis Alberto, se ne sono andati anche pezzi da novanta come Romagnoli, Gila, Provedel, Castellanos e Guendouzi. Una fuga di talenti che ha ridotto le ambizioni e che rischia di trasformare l’avventura di Rino Gattuso in Formello in una missione estremamente complicata.

E Lotito? Il patron, forte del suo 67% di azioni, non trema davanti al malcontento dei piccoli soci e blinda il club. Le voci su possibili acquirenti restano tali, infrangendosi contro una valutazione da capogiro: per cedere la Lazio, la richiesta del senatore è di un miliardo di euro. Nel frattempo, il presidente volerà la prossima settimana a New York, diviso tra un appuntamento al Nasdaq e l’invito dell’amico Gianni Infantino per la finalissima del Mondiale al MetLife Stadium.

La faglia tra la presidenza e la sua gente non è mai stata così profonda. Mentre Gattuso cercherà di spiegare sul campo come intende ricostruire le macerie tecniche, il popolo laziale al Teatro Manzoni proverà a riprendersi il proprio futuro. La palla, ora, passa alla piazza.

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