UFC 242: Khabib torna e spazza via anche Poirier. Chi potrà fermarlo?

Khabib annienta anche l’ottimo Poirier. Polemiche per Barboza-Felder. Salta il match di Vettori

Avanti il prossimo. Anche il tentativo di Dustin Poirier di insidiare il record di Khabib è risultato vano: il russo-daghestano conquista la ventottesima vittoria in altrettanti match e si autocandida per un posto nell’olimpo delle MMA.

A UFC 242, svoltasi a Abu Dhabi, Khabib fa il proprio ritorno dopo dieci mesi di qualifica per quel post match rovente nel quale ha battuto, sportivamente e nell’animo, Conor McGregor.

Questa volta, però, con l’avversario, il campione ad interim dei pesi leggeri Dustin Poirior, non c’è nessun trash-talking, come ormai da tradizione, ma solo grande rispetto.

Il match, forse, è quanto di meglio l’UFC possa attualmente offrire: due ottimi wrestler, affamati di vittorie per prendersi il titolo unificato dei leggeri.

Il match- Nonostante la grandiosa, forse storica, vittoria su McGregor, Khabib non entra con i favori del pronostico: parecchi sono infatti i fans scettici.

Ci pensa però lui già nel primo round a fargli accarezzare l’idea. Con Poirior impegnato più a non essere atterrato che a portare colpi, Khabib inizia il suo rito, come un predatore: lo fa indietreggiare, mette qualche colpo, e poi, quando sente il profumo giusto, via, lo porta a parete.

Poirior prova a liberarsi, ma capisce che è un’ardua impresa; Khabib allora si mette comodo e lo porta a terra. E dopo neanche 3 minuti va vicino a concludere il match prima con neck crank e poi con varie prove di rear-naked choke: Poirier resiste e con grande apprensione si porta al secondo round.

Nella pausa l’angolo chiede a Poirier di pressare, “The Diamond” esegue: ad inizio ripresa Poirier assesta ottimi colpi al viso e al corpo. Khabib barcolla, indietreggia, gira per la gabbia cercando di assorbire il colpo. Prova qualche scambio, per poi rifugiarsi nel suo nido: il wrestling. Poirier nuovamente al tappeto e ferito dai pugni di Khabib allo zigomo sinistro.

Poirier sente la seconda campana. Altro sospiro di sollievo.

Nella terza ripresa Poirier si presenta affaticato, provato dalla morsa di Khabib. I ruoli però si invertono: è Dustin a portare Khabib a terra. Al primo tentativo. Sfruttando il proprio background nel BJJ, Poirier ottiene una posizione di dominazione; Khabib però non vuole essere addomesticato, quello è il suo ruolo. Tra sbilanciamenti, girate e un’ottima prova in fase difensiva, esce dalla sottomissione.

Torna all’attacco e con back half-mount si riprendere il controllo. Gancio sinistro al volto, presa al collo, rear-naked choke, e anche la pratica Poirier, arresosi ancor prima di toccare il suolo, è archiviata.

La fine del match

Il post match è uno spot per le MMA, per gli sport da combattimento e per lo sport tutto.

Dopo che Khabib ha scalvato la gabbia- reminescenza del match con McGregor, questa volta solo per andare da Dana White– assistiamo ad un evento più unico che raro, purtroppo: i due lottatori si scambiano le magliette, si congratulano a vicenda. Nelle successive dichiarazione, Khabib riconosce il valore dell’avversario, aggiungendo inoltre di ammirare l’impegno nella beneficenza di Poirier. Dal canto suo, lo statunitense, provato dal match e dal suo esito, suscitando anche un po’ di compassione, non si arrampica sugli specchi: riconosce il pieno valore dell’avversario, si rimprovera di non aver fatto il match che aveva lungamente preparato. Match piacevole, finale ancora di più.

Ed ora?- Subito dopo il match, su Twitter è comparso un messaggio ” organizzate il mio match con Khabib a Mosca”. Indovinate un po’: chi lo avrà mai scritto? McGregor, ovviamente. Se non lui, chi?!

Fermo proprio dal match con Khabib dell’ottobre 2018, McGregor ha passato l’ultimo anno tra gli ormai soliti incresciosi episodi fuori dalla gabbia: risse, minacce e denunce varie.

Ora però vuole tornare. E vuole farlo contro colui che ha messo fine al suo regno. E al suo ego. Ma sarà possibile? Sicuramente il match genererebbe un hype – un’attesa- incredibile: rivincita di uno dei match che è stato uno dei più attesi degli ultimi a Mosca, casa di Khabib. Match degno di un Rocky.

Dana White, però, ha prontamente fermato l’entusiasmo. Il presidente UFC ha infatti (quasi) ufficializzato il prossimo avversario di Khabib: Tony “El Cucuy” Ferguson. Campione ad interim del 2017, Ferguson è sicuramente l’unico avversario che si può mettere davanti a Khabib.

Allungo di 194 cm, ottimo wrestler al college e grandissima conoscenza del BJJ ( è cintura nera), potrebbero rappresentare un serio pericolo per Khabib. Ferguson, che detiene il record di maggior vittorie consecutive nei pesi leggeri UFC, 12, ha poi sconfitto avversari di un certo livello: Kevin lee, Glelson Tibaji e Edson Barboza.

Il SECONDO MAIN EVENT- A proposito di Edson Barboza. Il lottatore brasiliano ha affrontato Paul Felder nel secondo main-event della serata.

Il match, finito con la vittoria di Felder, ha suscitato non poche polemiche. Nel primo incontro tra i due, a luglio 2015, ad avere la meglio è stato Barboza, anche grazie alla maggiore esperienza.

Il primo round, interrotto per una testata involontaria di Barboza, ha visto lo stesso brasiliano portare più colpi, sfruttando il suo striking.
Nella ripresa Barboza, contro la nomea che lo vuole non proprio come uno de migliori wrestler, riesce a portare Felder che però capovolge i ruoli e con un’armbar prende il controllo, svanito pochi secondi dopo.

Round che comunque vede diversi scambi vivaci con Felder che tenta diversi takedown, senza però realizzarne uno.

Anche la terza, ed ultima, ripresa è equilibrata: Felder porta molti colpi, pochi però a segno; Barboza pochi e tutti a bersaglio, tra cui un bellissimo spinning backfist, subito contraccambiato da Felder.

Si arriva a fine round con Felder più attivo, salvo negli ultimi minuti.

Match davvero equilibrato, forse con un leggerissimo vantaggio per Barboza. Chi scrive aveva 29-28 sul suo personalissimo cartellino proprio per il brasiliano. I giudici, però, premiano per split decision Felder.

Nelle dichiarazioni post-fight il vincitore si congratula con Barboza, definendolo uno dei lottatori più forti della categoria, e chiede un avversario di livello. Qualora non dovesse arrivare, si dice pronto a ritirarsi dai combattimenti e a dedicarsi alla già avviata carriera di attore e commentatore.

Non sappiamo se gli verrà veramente offerto un avversario di livello, sappiamo però che gli verrà proposta l’inevitabile terzo match.

Gli altri match

Ottman Azaitar sconfigge Teemu Packalen: Primo round TKO (3:33)

Sarah Moras sconfigge Liana Jojua: Terzo round TKO (2:226)

Lerone Murphy vs Zubaira Tukhugov: Pareggio (29-28; 28-29; 28-29)

Joanne Calderwood sconfigge Andrea Lee: Split decision (29-28; 30-27; 28-29)

Diego Ferreira sconfigge Mairbek Taisumov: Decisione unanime (29-27; 29-28; 29-28)

Curtis Blaydes sconfigge Shamil Adburakhimov: Secondo round TKO (2:22)

Islam Mackhacev sconfigge Davis Ramos: Decisione unanime ( 30-26; 29-17; 29-27)

E SONO DUE- Il prossimo evento, UFC Fight Night 158 a Vancouver, doveva vedere il ritorno di Marvin Vettori dopo appena due mesi dal vittorioso match contro Ferreira.

“The Italian Dream” era in programma contro Andrew Sanchez. Come un anno fa, però, lo statunitense si è ritirato poco prima del match sostenendo di aver subito un infortunio in allenamento.

Vettori, che si era detto pronto al 100%, ha accusato Sanchez di codarderia. Marvin ha poi così commentato l’annullamento del match:

“L’infortunio? Non so, per me ha preso la palla al balzo perché ha paura. Ero veramente pronto, l’avrei massacrato. Già un anno fa mi ha fatto lo stesso scherzo, e non è il massimo perché così è la seconda volta che influisce in maniera negativa nella mia carriera. Ora mi hanno offerto di combattere ancora con lui tra un mese, ma vorrei essere certo che stavolta si faccia”.

Il match è stato spostato, forse per l’ultima volta, al 12 ottobre, a UFC Fight Night: Jędrzejczyk vs Waterson, a Tampa, Florida.