Tennis, Wimbledon 2018 Maschile: bentornato Novak Djokovic, il serbo torna a vincere uno slam, sconfitto Anderson

C’è voluto più tempo del previsto, sono state necessarie alcune pesanti sconfitte, alcuni gravi passi falsi, ma alla fine, dopotutto, è grazie a questi momenti difficili che la soddisfazione è ancora più grande, più speciale.

Novak Djokovic torna a conquistare un titolo slam, il primo da quel Roland Garros del 2016 che lanciò il serbo nella storia del tennis consentendogli di detenere, contemporaneamente, tutti e quattro i titoli major e che, nello stesso momento, segnò un po’ l’inizio della fine.

(Fonte:Twitter)

Una fine che sembrava gettare ombre e dubbi sul futuro del campione serbo, dominatore assoluto della scena tennistica mondiale fino a pochi istanti ed, invece, incapace di ritrovare il suo gioco perfetto, smarrito sotto insicurezze ed errori.

Probabilmente svuotato di ogni energia, complice un tennis tecnicamente magistrale ma estremamente fisico e faticoso nella sua bellezza, acciaccato anche per alcuni problemi fisici, il più grave, quello al gomito che gli è costato un’operazione chirurgica ed uno stop fuori dai campi proprio all’indomani del torneo di Wimbledon.

Oggi, dodici mesi fa, dalla posizione numero 21 nelle classifiche mondiali, il ranking più basso con cui si è presentato ai Championships dal 2006, Nole partiva a fari spenti, è vero, ma con la consapevolezza che, da un momento all’altro il serbo potesse tornare ad illuminare il Campo Centrale con la migliore versione di sé.

La semifinale a Roma, i quarti a Parigi, la finale sull’erba del Queen’s avevano già mostrato i primi segnali di una crescente ripresa, ma due settimane fa, immaginare Djokovic con il trofeo in mano era, nonostante tutto, difficile.

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E invece il campione serbo ritrova solidità, efficacia e qualità nel rendimento del suo gioco, supera avversari di ottimo livello come Khachanov e Nishikori prima di incendiare il suo torneo con la meravigliosa vittoria contro Nadal in semifinale in una partita epica, a tutti gli effetti, con il senno di poi, la finale anticipata.

Nell’atto conclusivo dell’evento più ricco di storia e tradizione, già raggiunto quattro volte in passato registrando tre successi, Djokovic, per due set, ha letteralmente travolto il suo avversario, l’ottimo Kevin Anderson uscito superstite da quasi undici ore di battaglie contro Federer nei quarti ed Isner in semifinale.

Un duplice 6-2 che ha spianato la strada al serbo verso il quarto titolo a Wimbledon con Anderson, alla seconda finale in uno slam, incapace di controbattere di fronte ad un autentico muro, leggero negli spostamenti, continuo da fondocampo, aggressivo quando necessario, preciso ed efficace al servizio in un mix devastante per il sudafricano.

Una storia in parte diversa si è registrata nel corso del terzo set quando Anderson finalmente, a braccio sciolto, più sostenuto da servizio e dritto, è riuscito a tenere testa alla perfezione meccanica di Djokovic trascinando il parziale, con il rimpianto di alcuni set point lasciati per strada nel corso dello stesso, al tie break.

Qui, però, malgrado l’equilibrio che si era venuto via via a creare, tutto si è rapidamente incrinato per Anderson costretto fin da subito a rincorrere nel punteggio con Djokovic che, vicino al traguardo, ha portato sul campo la sua versione “cannibale”, quella che non lascia un solo quindici, quella che non concede nulla, quella che, inevitabilmente, non può che vincere.

E con un pizzico di incredulità, tra il commosso, il sollevato ed il sereno, Novak Djokovic torna ad alzare un trofeo slam, il quarto come detto a Wimbledon, il tredicesimo di una carriera pazzesca, e ritroverà, da lunedì, l’ingresso tra i primi dieci giocatori del mondo proprio al decimo posto.

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Un campione incredibile che era a lungo mancato nel mondo del tennis, un atleta spaziale che ha portato questo sport su un altro livello, l’emblema assoluto del gioco moderno nel quale completezza tecnica e preparazione fisica giocano ruoli imprescindibili.

E Nole, oltre a tutto ciò, ha saputo, con una personalità dirompente, unica e speciale, ritagliarsi uno spazio per nulla esiguo nell’epoca di personaggi come Roger Federer e Rafael Nadal, riuscendo non solo a duellare ad armi pari con entrambi, ma ad entrare anche nel cuore di milioni di bambini che si sono appassionati a questo sport.

Un campione impossibile da discutere, un fuoriclasse di cui si iniziava a sentire sempre più forte e vuota la mancanza, un tennista vincente come pochi. Era ora Nole, era davvero l’ora di tornare grande nel migliore palcoscenico del mondo, nella casa del tennis.