Tennis, bilancio dopo Indian Wells e Miami Femminile: chi sale e chi scende

I due grandi tornei nordamericani su cemento, che occupano un mese in entrambi i calendari, sono sempre l’occasione buona per tracciare un bilancio del primo trimestre dell’anno.

Prima in California, poi in Florida, le ragazze del circuito WTA hanno battagliato per conquistare punti pesanti e non sono mancate le sorprese.

Senza Serena Williams, grande favorita in ogni torneo, e senza Victoria Azarenka, che l’anno scorso completò il “Sunshine Double” conquistando entrambi gli appuntamenti, i due tornei rappresentavano un’occasione da non perdere e c’è chi ne ha approfittato e chi invece ha decisamente deluso.

CHI SALE:

  • Johanna Konta: è vero, ad Indian Wells non ha brillato, cedendo al tie break del terzo al talento discontinuo di Caroline Garcia, ma il torneo di Miami è un piccolo capolavoro della britannica classe ’91. In Florida ha sbaragliato la concorrenza, superando Halep, Venus e Wozniacki nell’atto conclusivo, da oggi è numero 7 del mondo, suo best ranking. Tuttavia la terra rossa le è storicamente indigesta e sarà, per questo, interessante vederla al via nelle prossime settimane.

  • Elena Vesnina: come per Konta, un torneo meraviglioso e uno decisamente meno positivo. Ma il successo nel deserto californiano è stato tanto inaspettato quanto meritato. Ha regolato Kerber, Venus, Mladenovic prima di superare dopo più di 3 ore di battaglia la connazionale Kuznetsova in condizioni climatiche estreme. Senza dubbio, il successo più importante della carriera per la russa, medaglia d’oro a Rio nel doppio femminile, conquistato a 30 anni. Probabilmente frutto di maturità ed esperienza è però anche sintomo di un tennis che progressivamente “sta invecchiando”.

  • Caroline Wozniacki: è stata forse la più continua con un quarto ed una finale, ma deve tornare a casa a mani vuote. Tuttavia Caroline sembra essere tornata sui livelli che le avevano consentito di rimanere per anni in pianta stabile nella top 10. Al suo tennis manca ancora qualcosa, soprattutto nei momenti cruciali, nei punti importanti dove tende ad essere troppo remissiva. Lo scalpo su Karolina Pliskova però è degno di nota e l’aggancio alle prime dieci sembra questione di settimane.

 

  • Venus Williams: anche lei a mani vuote dopo questi tornei “di casa”. Ma quanto è bello vederla ancora sudare in campo, picchiare i suoi colpi eleganti e poi salutare, vincente, il pubblico regalando piroette? Non ha più nulla  da dimostrare ma continua ad essere un esempio su come si sta sul campo: attaccata ad ogni punto, corretta dal primo all’ultimo quindici, si regala la gioia di diventare la “più anziana” giocatrice ad aver battuto una numero uno del mondo. Finché puoi, e vuoi, Venus, continua.

  • Karolina Pliskova: “bene” perché raggiungere due semifinali non può essere un cattivo risultato, ma non “benissimo”, perché, una che da tutti è considerata la futura numero uno del mondo, non può sparire dal campo come contro Caroline Wozniacki a Miami. Ad Indian Wells si è imbattuta in una Kuznetsova praticamente perfetta, ma la sconfitta in Florida è apparsa preoccupante. Dopo un primo set combattuto, vinto in volata 7-5, Karolina è sparita, fisicamente provata e abbandonata dal servizio ha ceduto di schianto racimolando la miseria di due giochi. Ha le carte in regola per vincere tornei dello slam e conquistare la vetta del ranking, ma questo mese ha mostrato che manca ancora qualcosa.

CHI SCENDE:

  • Angelique Kerber: è paradossale come giocando male e perdendo abbastanza presto in entrambi i tornei, la tedesca sia tornata numero uno del mondo. Ma sul campo non lo è e la crisi di risultati continua. La sua fortuna è che avrà poco da difendere, ad eccezione del titolo a Stoccarda, nella imminente stagione sul rosso, ma il gioco espresso fino ad ora in questo 2017 è decisamente mediocre.

  • Simona Halep: un disastro ad Indian Wells dove cede malamente alle “bordate” di Mladenovic, riesce a fare un pochino meglio a Miami dove cede al terzo alla campionessa Konta. Ma Simona è stata sempre avanti in quel quarto di finale, e una volta ceduto il secondo parziale al tie break, è uscita mentalmente dal match. Male per chi punta ormai da qualche anno a vincere il primo slam.

 

  • Garbine Muguruza: dopo il trionfo parigino dello scorso giugno, Garbine è dispersa. Forse la troppa pressione, forse una collaborazione ormai satura con il coach Sumyk, fatto sta che la spagnola continua a steccare. Dopo un match giocato bene ne arriva uno disastroso e sul campo sale il nervosismo. A Miami, gioca un buon set con Wozniacki ma si ritira per un malessere. Peccato perché lei è davvero forte.

  • Agnieszka Radwanska: forse è al capolinea la carriera della polacca, che ha dato l’ultimo squillo ormai nel 2015, conquistando il Master di fine anno. Da lì, pochi risultati e adesso è ad un passo dall’uscire dalle prime 10. Aveva già avuto un crisi simile proprio all’inizio del 2015, riuscendo solo nella seconda parte dell’anno a conquistare punti e fiducia. Ma il tempo passa, e il talento sopraffine che l’ha da sempre contraddistinta, sembra non bastare più. Le altre picchiano più forte e adesso Aga non riesce più a difendersi.

 

  • Elina Svitolina: tanto bene ha fatto a Febbraio, quanto male ha fatto a Marzo. Dopo aver vinto a Taipei e a Dubai, tutti i riflettori erano puntati su di lei ma in California, si fa travolgere 6-0 al terzo dalla Muguruza e in Florida perde clamorosamente contro Mattek-Sands. Peccato perché era un’occasione per continuare a fare punti e per scalare il ranking mondiale, ma forse deve ancora trovare sicurezza e continuità, Rimandata.