Mondiali 2018, Croazia: ad un passo dal sogno che sfuma sul più bello

Mondiali 2018, la Croazia cade in finale contro la Francia che vince il suo secondo mondiale.

I primi di giugno tra le favorite c’erano le solite grandi squadre e qualcuno aveva azzardato inserendo anche la Croazia. I biancorossi hanno risposto presente, dimostrandosi una delle squadre più unite. Il tecnico Dalic ha trovato fin da subito i suoi uomini e la sua quadratura. La serietà e la rigidità usata sono state decisive per il raggiungimento di questo storico secondo posto nei Mondiali 2018.

Il tecnico infatti ha rispedito a casa Kalinic che ha simulato un infortunio per non entrare in campo gli ultimi 2 minuti nella gara di esordio contro la Nigeria. Questa notizia ha fatto scalpore ma il tecnico, giustamente, non ha voluto sentire ragioni. La squdra croata, in questi Mondiali 2018, ha giocato con un 4-2-3-1. Dotata di uno dei centrocampi più  forti al mondo, tutte le azioni venivano gestite dai vari Rakitic, Brozovic e Modric. I tre sono stati uomini chiave poiché, oltre a impostare l’azione, facevano anche da filtro sulla linea mediana. Tra i tre, a spiccare maggiormente è stato Luka Modric. Il centrocampista del Real è stato il cervello di questa Croazia anche se l’errore dal dischetto ai tempi supplementari contro la Danimarca, poteva costar caro si suoi. Leggermente al di sotto delle aspettative è stato Rakitic. Anche nella partite di ieri, quello che è mancato sono stati i suoi guizzi.

Bene gli interisti Brozovic e Perisic. Il primo è stato uno dei fari del centrocampo mentre il secondo è stato decisivo in fase offensiva. Tre goal in questo Mondiale di cui uno in semifinale e uno nella finalissima. Per la qualità e la qubtita viste in campo, Perisic sembra essere tornato sui livelli della prima stagione in neroazzurro. Una piacevole sorpresa è staranno Rebic. Il calciatore è stato anche in Serie A ma Hellas Verona e Fiorentina non hanno creduto in lui. Questo grosso errore farà rimpiangere sicuramente il calciatore alle due società.

La sorpresa è stato Subasic, autore di ottime parate. In questa finale però ha fatto qualche errore di posizionamento sui goal avversari. Ma una sola partita non può distruggere quanto di buono fatto in precedenza. Ma andiamo ad analizzare la tattica usata da Dalic.

La squadra, disposta in campo con un 4-2-3-1, attaccava gli spazi con i due esterni, Rebic e Perisic. La duttilità dei due calciatori permetteva loro di alternarsi su entrambe le fasce. A dare un contributo intessante alla manovra c’erano i due terzini. Tra i due, sicuramente meglio Vrsaljko che si è dimostrato una spina nel fianco per tutte le difese. Strinic invece alternava momenti eccellenti a momenti in cui era statico e soffriva gli attacchi avversari. 

Un punto di forza dei croati è stato proprio il saper alternare manovre lente a verticalizzazioni veloci. La statura dei dei difensori centrali inoltre dava alternative in più sui calci da fermo. Probabilmente abbiamo assistito alla Croazia più forte che, almeno nel primo tempo, meritava più dei campioni di questi Mondiali 2018. I settori giovanili delle squadre croate devono continuare così e i biancorossi, con gli anni, potrebbero affermarsi come una nuova top squadra.