Il Decreto Dignità preoccupa i club di A e B e leghe di basket e pallavolo. Spariscono le società dilettantistiche lucrative

Il Decreto Dignità appena approvato in Senato colpisce anche il mondo dei giochi e delle scommesse. Finalmente qualcosa di buono da parte di un governo non particolarmente efficace e palesemente demagogico che sta perdendo tempo con la caccia ai migranti e con altre amenità. Anche se, come vedremo, non è tutto oro quello che luccica.

La stretta è necessaria per porre rimedio a quel dramma chiamato ludopatia, ma può risultare insufficiente se non si colpisce anche il mondo sommerso del gioco illegale, che fattura (diciamo così) molto più di quello legale, che porta nelle casse dell’Erario ben 192 milioni di euro annui .

Qui, comunque, non parleremo di gioco in sé, ma della preoccupazione (diciamo così) del mondo sportivo: molte federazioni hanno firmato accordi con varie società di scommesse e da esse riescono ad ottenere i ricavi necessari per portare avanti i propri progetti.

Se è lodevole e necessario il fatto che le pubblicità di scommesse e giochi vari siano vietate, la nuova legge, tuttavia, cancella quelle che sono definite “società sportive dilettantistiche lucrative”: tali società, nate grazie ad una riforma in materia contenuta nella legge di bilancio 2018 che consentiva anche alle società non professionistiche di godere degli stessi vantaggi fiscali di cui godono le società professionistiche, adesso non ci sono più, come spiegato dal sottosegretario con delega allo Sport Giancarlo Giorgetti (Lega): “Nell’ultima manovra di bilancio è stata introdotta la forma della società sportiva dilettantistica di carattere lucrativo, a nostro giudizio in maniera surrettizia e sbagliata. Noi pensiamo che lo sport dilettantistico non debba avere fine di lucro e quindi abbiamo abolito questa fattispecie, restituendo alle Asd vere meno burocrazia e la possibilità di operare senza le complicazioni che questa normativa, a partire dal prossimo 10 luglio, avrebbe comportato per tante decine di migliaia di volontari e appassionati“.

Giorgetti, tuttavia, ignora che ogni anno falliscono tante società sportive a causa della mancanza di mezzi, con gravi danni, sociali e non solo, per i territori. Non si può dunque impedire a chi vuole fare sport di ottenere agevolazioni fiscali solo perché lo sport dilettantistico dovrebbe essere fatto per passione. I mezzi, gli strumenti, gli impianti e tutto ciò che serve per il funzionamento delle strutture non vengono quasi mai regalati, ma al massimo affittati, da privati o dai comuni. Perché complicare ancora di più un quadro già problematico?

Veniamo adesso all’altro problema non trascurabile, ossia quello delle scommesse. Come detto, alcune società di A e B hanno stretto accordi commerciali con agenzie di betting (il 4% del totale), ma anche le leghe lo hanno fatto in passato (ricordate quando il torneo cadetto si chiamava Serie Bwin o Serie B Eurobet?). Alcune leghe sono preoccupate, anche quelle di pallavolo e basket, per “l’impatto che il divieto di pubblicità e sponsorizzazioni per giochi e scommesse con vincite in denaro avrà sulle risorse dello sport italiano, professionistico e amatoriale“, pur impegnandosi nella campagna contro la ludopatia. Giustamente. Il volume d’affari è alto, altissimo, e per le casse degli altri sport gli accordi con le società di scommesse sono spesso vitali non avendo la stessa attenzione riservata al calcio. E’ necessario dunque un confronto tra tutti gli attori, fermo restando che il blocco degli spot è sacrosanto.

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Ludovico Maiorana

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Sono Ludovico Maiorana, ho 28 anni e sono di Barcellona Pozzo di Gotto. Sono laureando in Scienze Storiche e scrivo per Stadiosport.it.
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