Grazie Totti, ci mancherai. Record Scudetti Juventus e double (per ora). Bentornato Milan! Roma, Napoli e Inter: zero tituli

Dall’addio al calcio giocato di Francesco Totti al record dei sei Scudetti consecutivi e dei tre double consecutivi della Juventus, passando dal ritorno in Europa del Milan, dalle favole Atalanta e Crotone, dal fallimento Inter e dalle stagioni di Roma e Napoli

Non ricordo precisamente quando è stata la prima volta che lo vidi giocare. Ma, quel che è certo, l’ho sempre voluto nella mia squadra al fantacalcio. Non solo, perché ho sempre litigato con amici, e non, su chi fosse il più grande fuoriclasse della storia del calcio italiano. La mia risposta è sempre stata, è tuttora e sempre sarà la stessa: Francesco Totti

Il suo addio alla Roma e il suo ritiro dal calcio giocato sono come un lutto. E’ troppo grande il dolore, accresciutosi in maniera esponenziale dopo aver vissuto la sua festa, se è possibile definirla tale. Perché non è possibile festeggiare quando nel cuore ti senti svuotato, come se non riuscissi più a convivere senza quel qualcosa con cui avevi costruito un rapporto strettamente simbiotico. 

L’addio del Capitano, la ‘c’ obbligatoriamente in maiuscolo, segna la fine di un ciclo, la conclusione di un’era. Ma, soprattutto, è l’emblema della perduta Bandiera, anche in questo caso la ‘b’ è d’obbligo. Perché la Roma senza Totti non è la Roma. 

Non ci saranno più i Totti, pronti a rifiutare offerte faraoniche e sacrificare la propria carriera, consapevole dell’impossibilità di raggiungere certi trofei, personali e di squadra. Non ci saranno più giocatori che sono il simbolo di un popolo, di una città, di un modo di essere, che anelano alla mitologia, scartano la modernità e si crogiolano nel destino di una leggenda. 

Per questo, non saremo noi a mancare a Totti, come appunto ha voluto evidenziare nella lettera di commiato ai propri tifosi. Sarà Totti a mancare a noi, l’ultimo baluardo di umanità in uno sport che, purtroppo, proprio da ciò sembra volersi allontanare. 

Per questo, non possiamo fare altro che salutare il romano e romanista Totti ringraziandolo per ciò che ha rappresentato per l’Italia tutta. Ma, soprattutto, è nostro obbligo dire grazie per ogni giocata, per ogni gol, per ogni assist, per ogni rinuncia, per ogni sacrificio, per ogni scelta, con le quali ci ha dimostrato che nella vita ciò che conta è amare ed essere amati. 

Ed è con questi sentimenti che è difficile approcciare e commentare il calcio giocato, che invece ha confermato e sentenziato la superiorità della Juventus. Eppure, alcuni potrebbero dire che, infine, i bianconeri hanno chiuso il proprio campionato con solo quattro punti di vantaggio, dimenticando che i numeri parlano da sé, con il record del 6° Scudetto consecutivo conquistato, terzo double consecutivo, che potrebbe diventare a breve un triplete

Per questo bisognerà ancora aspettare una settimana, ma la Juventus ha dominato in lungo ed in largo questa stagione, riuscendo laddove pochi riescono: migliorarsi, anche quando sembra che si è già perfetti. 

Tutto il merito è di Massimiliano Allegri, uno dei tecnici più criticati e sottovalutati della storia del calcio italiano. E’ lui l’artefice del successo, l’uomo capace di inventarsi il cambio di modulo pur di dare stimoli e nuovi obiettivi ad una squadra che, probabilmente, avrebbe vinto anche quest’anno in Italia senza troppi patemi. 

L’unica squadra ad essere riuscita davvero a giocarsela sempre e comunque a viso aperto, almeno negli scontri diretti, è il Milan, finalmente tornato in Europa dopo un’assenza durata quattro anni proprio nella stagione dell’addio di Silvio Berlusconi, Adriano Galliani e Fininvest dopo 31 anni e 29 trofei, l’ultimo proprio la Supercoppa di Doha, in Qatar, contro i bianconeri prima di Natale. 

E’ stato bravo Vincenzo Montella ad isolare la squadra da tutto il resto, valorizzando tanti giocatori, lanciando qualche giovane e responsabilizzandone altri ancora. Certo, qualcosa si è rotto subito dopo il passaggio alla Sino Europe Sport di Yonghong Li e David Han Li e all’arrivo di Marco Fassone e Massimiliano Mirabelli, ma è stato un calo fisiologico dovuto anche alla consapevolezza di una rivoluzione della rosa. 

D’altronde, sarà davvero interessante osservare le mosse del nuovo Milan, che potrebbe davvero rinascere dalle ceneri, ma partendo da un anno di lavoro e dal giusto allenatore. L’obiettivo sarà il quarto posto, ma sarà difficile raggiungerlo, vista la concorrenza, mentre l’Europa League, proprio per il dna e la storia di questo club, difficilmente sarà snobbata. Almeno, si spera. 

Come direbbe il caro (per qualcuno) Special One, Josè Mourinho, stagione da zero tituli per Roma, Napoli e Inter. Delle tre, in realtà, chi ha deluso di più sono i nerazzurri, soprattutto dopo che il Suning Group di Zhang aveva speso circa 150 milioni sul mercato. 

Il problema, però, è stata la mancanza di progetto. O, forse, l’assenza di una vera e propria presenza che facesse da collegamento tra la dirigenza italiana e quella cinese. Senza dimenticare, ovviamente, che i quattro allenatori cambiati quest’anno sono figli delle dimissioni di Roberto Mancini e dell’errore di puntare prima su un tecnico troppo lontano dal calcio europeo, come Frank De Boer, poi su un normalizzatore in una squadra che, almeno sulla carta, doveva essere di fenomeni. 

Difficile, invece, poter dire che Roma e Napoli siano state davvero in gioco per il titolo, nonostante la classifica dica, se non il contrario, che comunque il gap non sembra poi così impossibile da colmare. E, invece, non c’è mai stata partita, perché lo Scudetto si vince con la continuità, con l’esperienza, con il turnover, con la capacità di mettersi sempre in gioco e trovare nuove soluzioni. 

Ma, soprattutto, i campionati si vincono con l’equilibrio mentale, dirigenziale e societario, ciò che è mancato proprio in entrambe le squadre. I giallorossi sono stati risucchiati dalle voci sull’addio di Luciano Spalletti, sull’avvicendamento tra Monchi e Walter Sabatini, sulla questione stadio a Tor Vergata, sull’annoso (non) problema Totti, dimenticandosi l’essenzialità di questo sport, basato sull’aspetto psicologico. 

E’ stata una stagione piena di record per i partenopei, invece, che però hanno dimostrato di non avere ancora quella forza tale da poter competere in più competizioni. Non è un problema di rosa, che comunque è sicuramente inferiore alla Juventus, ma di esperienza e abitudine a giocare a certi livelli. 

Anche in questo caso, inoltre, si è palesata una certa instabilità nei rapporti tra il presidente Aurelio De Laurentiis, con tutte le sue inappropriate uscite pubbliche, e il tecnico Maurizio Sarri, che ha la colpa di essere diventato prigioniero del personaggio da lui stesso costruito: quello fatto di tute, modi sgarbati e rustici e parole scurrili.

Senza dimenticare anche qualche errore dal punto di vista squisitamente di gestione del gruppo e delle partite, visto che il gioco, seppur basato su quella ‘spettacolare semplicità’ da renderlo il più divertente del calcio italiano e, probabilmente, europeo, non ha mai avuto alternative dal punto di vista tattico, risultando ristagnante, monocorde e monotematico in alcune occasioni, che poi sono alla base del ‘solo’ terzo posto di questa stagione, uno in meno rispetto all’anno scorso. 

La più bella favola di questo campionato resta la salvezza del Crotone. I calabresi hanno sentenziato la retrocessione dell’Empoli, al termine di una rincorsa con tanto di rimonta incredibile negli ultimi due mesi di stagione. 

E’ il giusto trofeo per una squadra che ha combattuto fino alla fine, senza mai arrendersi, nonostante la consapevolezza di non essere all’altezza, almeno per la rosa, alla Serie A. Ma, a volte, un sogno è più grande di una realtà, che può essere cambiata e plasmata a propria immagine con sacrifici, sangue, duro lavoro, cuore e orgoglio. 

Un po’ come l’Atalanta, che ha chiuso la stagione con il quarto posto, inanellando una serie di record nella propria storia e la qualificazione diretta alla seconda coppa europea. I bergamaschi sono stati il simbolo del nuovo che avanza e vuole prendersi il proprio spazio, realizzando una grande impresa più che meritata. 

La speranza, ora, è che il format del massimo campionato italiano cambi al più presto, riducendo il numero di squadre da 20 a 18, così da rendere più competitivo il calcio italiano. Infatti, lo stesso primo posto con 91 punti della Juventus, gli stessi 87 e 86 punti di Roma e Napoli, che 6-7 anni fa avrebbero vinto lo Scudetto, sono la dimostrazione di un dislivello delle squadre di metà-bassa classifica, che ha permesso l’aumentare del gap e l’esistenza di prevedibilità e ripetitività. 

Benito Letizia

Informazioni sull'autore
Direttore di Stadiosport. Giornalista Pubblicista, Laureato in Lettere Moderne e Filologia Moderna presso l’Università Federico II di Napoli. "Il calcio è vita".
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