Roma, Totti: festa e lettera d’addio ai tifosi

La Roma ha celebrato con una festa l’addio al calcio di Francesco Totti, che ha voluto ringraziare i tifosi con una lettera di commiato 

In pochi si aspettavano che arrivasse questo giorno. In molti speravano che questo giorno non arrivasse mai. Ma, purtroppo, il destino ha voluto sancire l’addio al calcio giocato di Francesco Totti, che ha chiuso la propria carriera dopo 28 anni di calcio giocato. 

E’ stato un artista, un fuoriclasse, un campionato. Forse, ha vinto fin troppo poco rispetto al suo vero talento, ma l’ultima Bandiera e l’ultimo vero e unico Capitano del calcio italiano, europeo ed internazionale, ha voluto vivere una vita fatta di amore per un’unica maglia, un’unica città, un unico popolo: Roma

E Roma ha risposto nel miglior modo possibile quando è stato chiamato a rendere omaggio all’uomo, prima che calciatore. Una festa, un commiato che pochi dimenticheranno, vissuto con commozione e un pizzico di sana nostalgia. 

Perché, inutile girarci attorno, difficilmente sarà possibile vivere una storia d’amore come questa. Perché, purtroppo, il romanticismo ha abbandonato il calcio, rendendolo molto più apatico, quasi una semplice questione di affari. 

Eppure, proprio in giornate come queste, il calcio torna ad essere ciò che davvero è: una metafora della vita. Lui, Totti, l’ha sempre saputo e non ha mai rinnegato la vera essenza di questo sport, rimanendo sempre coerente con se stesso. 

Tra giri di campo, applausi, urla, striscioni, lacrime, ciò che più ha tolto il fiato, spento il cuore, quasi da infarto, è stato proprio Totti e la sua reazione. Quasi non riusciva a dire addio all’Olimpico, il suo stadio, né ai propri tifosi, i suoi tifosi, né alla sua gente e al suo popolo. 

La lettera di Totti alla Roma, a Roma e ai romanisti, è solo l’ultimo atto di un grande fuoriclasse, che ha regalato se stesso, e forse anche più, rinunciando a tutto pur di realizzare il suo più grande sogno. 

Il calcio non sarà più lo stesso senza Francesco Totti. 

Ecco la lettera di Totti ai tifosi: 

E’ arrivato questo momento che speravo non arrivasse mai. Purtroppo è arrivato. Questi giorni ho letto tantissime cose su di me, belle, bellissime. Ho pianto sempre, tutti i giorni, da solo come un matto. Questi 25 anni non si dimenticano così, con voi alle spalle che mi avete spinto nel bene e nel male, soprattutto nei momenti difficili.

Per questo voglio ringraziare tutti quanti anche se non è facile. Sapete che non sono di tante parole, però le penso, e questi giorni con mia moglie ci siamo messi a tavolino e le ho raccontato un po’ di cose, un po’ di anni vissuti con questa maglia. Questa unica maglia. Abbiamo scritto una lettera per voi, non so se riuscirò a leggerla. Ci provo.

Grazie a mamma e papà, a mio fratello, ai miei amici, a mia moglie e ai miei figli. Ho voluto iniziare dalla fine, dai saluti, perché non so se riuscirò a leggere queste poche righe. Impossibile dire in poco questi 28 anni, io mi sono riuscito a esprimere con i miei piedi con cui mi viene tutto più semplice.

A proposito, sapete qual era il mio giocattolo preferito? Il pallone. Ma a un certo punto della vita si diventa grandi, così mi hanno detto che il tempo aveva deciso. Maledetto tempo. E’ lo stesso tempo che quel 17 giugno 2001 avremmo voluto passare in fretta. Non vedevamo l’ora, mi viene ancora la pelle d’oca a pensarci.

Oggi questo tempo è venuto a bussare sulla mia spalla: “E’ tempo di diventare grande, di togliersi pantaloncini e scarpini”. Mi sono chiesto in questi mesi perché mi sia svegliato da questo sogno. Avete presente quando siete bambini e vostra madre vi sveglia mentre state sognando qualcosa di bello? Provate a riprendere il sonno e riprendere il filo, ma non ci riuscite mai. Stavolta non era un sogno. Era realtà.

Io voglio dedicare questa lettera a tutti voi, ai bambini che hanno tifato per me, a quelli di ieri che sono cresciuti e magari diventati padri. E a quelli di oggi, che magari gridano Totti-gol.

Mi piace pensare che la mia carriera sarà anche per voi una favola da raccontare – questo è il pezzo più brutto – Ora è finita veramente, mi levo la maglia per l’ultima volta, la piego per bene anche se non sono pronto a dire basta e forse non lo sarò mai.

Scusatemi se in questo periodo non ho rilasciato interviste e chiarito i miei pensieri, ma spegnere la luce non è facile. Adesso ho paura, non è la stessa cosa che si prova davanti a una porta quando devi segnare un rigore, questa volta non posso vedere attraverso i buchi della rete cosa ci sarà dopo. Concedetemi un po’ di paura, questa volta ho bisogno del vostro calore. Quello che mi avete sempre dimostrato. Con il vostro affetto riuscirò a voltare pagina e affrontare una nuova avventura.

Ora è il momento di ringraziare i compagni, i tecnici, i tifosi, la Curva Sud. Nascere romani e romanisti è un privilegio. Fare il capitano di questa squadra è stato un onore. Siete e sarete sempre nella mia vita. Smetterò di emozionarvi con i piedi, ma il mio cuore sarà sempre lì con voi.

Ora scendo le scale, entro nello spogliatoio che mi ha accolto che ero un bambino e che lascio ora che sono un uomo. Sono orgoglioso e felice di avervi dato 28 anni di amore. Vi amo!

Benito Letizia

Informazioni sull'autore
Direttore di Stadiosport. Giornalista Pubblicista, Laureato in Lettere Moderne e Filologia Moderna presso l’Università Federico II di Napoli. "Il calcio è vita".
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