Gianluca Zambrotta, il prototipo del terzino moderno

Prima dei Maicon, dei Dani Alves, dei Marcelo, c’era un altro terzino che faceva girar la testa alle difese di mezza Europa: parliamo di Gianluca Zambrotta, considerato dai più il miglior terzino italiano e del mondo nei primi anni Duemila.

Cresciuto nel Como, Zambrotta nasce addirittura attaccante esterno o al massimo centrocampista di fascia.

Passato al Bari, con cui esordisce in Serie A,  il giovane Zambrotta dimostra di poter fare tranquillamente bene anche nella massima categoria, mostrando una resistenza e una potenza fisica fuori dal comune che gli permettevano di poter coprire alla grande tutta la fascia.

Combinate queste caratteristiche ad un piede destro discretamente raffinato si capisce come ad appena 22 anni Zambrotta abbia attirato l’interesse della Juventus.

In maglia bianconera Zambrotta vince da protagonista due Scudetti consecutivi (2001-2002 e 2002-2003) ma soprattutto, grazie a Marcello Lippi, scopre la sua collocazione definitiva in campo: da ottima ala destra Zambrotta diventa un eccellente terzino, dimostrando di essere tranquillamente in grado di fare anche la fase difensiva.

Protagonista anche nel biennio pre-Calciopoli con Fabio Capello alla guida dei bianconeri, Zambrotta si conquista meritatamente un posto da titolare per il Mondiale 2006, formando con Cannavaro, Nesta e Grosso la linea difensiva della Nazionale campione del mondo a Berlino, togliendosi anche la soddisfazione di segnare un gran gol ai quarti contro l’Ucraina.

Con la retrocessione in B della Juventus, Zambrotta passa insieme a Thuram al Barcellona: il biennio al Camp Nou è complessivamente positivo, sebbene l’unico trofeo alzato sia una Supercoppa di Spagna vinta contro l’Espanyol, ma il desiderio di tornare in Italia lo porta nel 2008 ad accettare l’offerta del Milan.

Nonostante i trentuno anni, età non più verdissima per un terzino, Zambrotta conquista la titolarità anche in rossonero giocando ad alti livelli le prime due stagioni, ma venendo impiegato meno nell’anno dell’ultimo Scudetto del Milan fino a diventare riserva di Abate nella quarta ed ultima stagione a San Siro, quella 2011-12, che coinciderà anche con il suo addio alla Serie A, prima di chiudere la carriera da giocatore-allenatore del Chiasso.