Francesco Toldo, una vita da numero uno

Francesco Toldo è un portiere che è troppo spesso sottovalutato quando si fanno le graduatorie dei migliori numeri uno della storia, forse perché ha avuto la sfortuna di giocare in un periodo in cui, soprattutto in Italia, avevamo una straordinaria abbondanza di estremi difensori di qualità: Peruzzi, Pagliuca, Buffon, solo per citare quelli italiani.

Tra questi grandissimi nomi spesso, inspiegabilmente, Toldo viene dimenticato quando invece è lecito affermare che, se non ci fossero stati Buffon e Julio Cesar, forse staremmo parlando del più influente portiere in Italia degli ultimi vent’anni.

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Le qualità di Toldo, fin da ragazzo, quando giocava nelle giovanili del Montebelluna, sono evidentissime: freddezza, personalità, una reattività non comune per uno spilungone di 196 centimetri. A 16 anni, infatti, viene notato dal Milan che commetterà il grave errore di non credere abbastanza nel giovane Toldo e di cederlo dopo tre anni al Verona.

Toldo inizia la gavetta nelle serie minori: prima il Trento, poi il Ravenna, da titolare. Nella squadra ravennate, Toldone dimostra tutte le sue qualità e le sue parate sono decisive per il trionfo in Serie C nel 1992-93. Le sue prestazioni non passano inosservate e la stagione successiva viene acquistato dalla Fiorentina, in un periodo in cui la Viola navigava nelle non troppo nobili acque della Serie B.

Toldo diventa subito titolare e contribuisce in maniera significativa per la vittoria del campionato che garantisce alla Fiorentina la promozione in A. Finalmente il giovane portiere sbarca nella massima serie: la Fiorentina è decisissima a puntare su di lui nonostante la giovane età e nel ’95 lo riscatta dal Milan.

Il 1995-96 sarà una stagione d’oro: terzo posto in campionato e trionfo in Coppa Italia, primo trofeo in maglia viola. Toldo è una colonna di quella squadra con cui, pochi mesi dopo, vincerà anche la Supercoppa ai danni di quel Milan che non aveva creduto in lui: una bella rivincita.

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E’ la Fiorentina di Batistuta, Rui Costa ma anche di Toldo: un ciclo straordinario e che per i gigliati poteva anche essere più vincente, con un po’ più di fortuna e se Batistuta non si fosse rotto contro il Milan in quella maledetta partita che poteva essere decisiva per la vittoria del campionato 1998-99. Ma si toglie la soddisfazione di arrivare quattordicesimo nella classifica del Pallone d’Oro: risultato straordinario per un portiere.

Toldo, nel frattempo, ha conquistato anche la maglia della Nazionale dove la concorrenza è formidabile: agli Europei del ’96 è il secondo di Peruzzi e ai Mondiali di Francia ’98 è addirittura il terzo dietro Pagliuca e l’enfant prodige Buffon

Agli Europei del 2000, però, arriva la grande occasione: convocato da Zoff (uno che di portieri un po’ se ne intende) come secondo di Buffon, Toldo è chiamato in causa prima contro la Turchia e poi contro l’Olanda, in semifinale, per l’infortunio del titolare. 

La partita contro gli Orange entra di diritto nella leggenda e buona parte del merito sarà di Toldone.

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Nel primo tempo para un rigore a Frank De Boer, poi abbassa la saracinesca per tutti i tempi regolamentari e quelli supplementari, trascinando quasi da solo gli Azzurri a giocarsi la partita ai rigori: qui è ancora protagonista, parando un altro rigore a De Boer e quello decisivo a Bosvelt

Quella partita, passata alla storia anche per il leggendario cucchiaio di Totti a Van der Sar, Toldo la vinse praticamente da solo.

 Contro l’Olanda mi sentivo invincibile. Urlavo TIRATE TIRATE, TANTO PRENDO TUTTO! ed in effetti fu proprio così. 

CUP59DD:SPORT-SOCCER-EURO2000:ROTTERDAM,NETHERLANDS,2JUL00 - Italy's goalkeeper Francesco Toldo reacts after his team-mate Marco Delvicchio scored against France during the European Championship final match in Rotterdam July 2.    hrm/Photo by Charles Platiau    REUTERS

Quello fu il miglior momento con la Nazionale: nonostante la sconfitta in finale con la Francia, Toldo viene eletto miglior portiere del torneo e si impone definitivamente come uno dei migliori estremi difensori al mondo. Nonostante i tanti riconoscimenti, nel 2002 e nel 2004 tornerà a fare la riserva di Buffon, per poi annunciare l’addio alla maglia Azzurra.

Intanto con la Fiorentina le cose non vanno per il verso giusto: partito Batistuta, il 2000-01 fu un’annata deludente in campionato, anche se chiusa con la vittoria in Coppa Italia, la seconda per Toldo. La Viola naviga in cattive acque e, per garantire la partecipazione al campionato successivo dopo il fallimento societario, mette in vendita i pezzi pregiati: Rui Costa va al Milan, Toldo all’Inter

Anche con la nuova maglia lo Scudetto non vuole proprio arrivare: nonostante prestazioni fantastiche, il 5 maggio 2002 Toldo si vede sfilare il titolo all’ultima giornata in quel pomeriggio all’Olimpico drammatico per i colori neroazzurri. 

Negli anni successivi alcune prestazioni di Toldo entrano di diritto nella storia dell’Inter: nella stagione 2002-03 è autore del gol (la cui attribuzione sarà controversa, per qualcuno sarà di Toldo per altri di Vieri) dell’1-1 al termine di un rocambolesco Juventus-Inter. E come dimenticare i quarti di Champions contro il Valencia, in cui parò l’impossibile, tanto che quella partita sarà ribattezzata Plaza de ToldoAnche quell’anno, però, le cose non girarono bene per Toldo e per l’Inter: arrivati in semifinale, vengono eliminati dal Milan a seguito di due match combattutissimi e giocati alla pari. Toldo si conferma tra i migliori portieri del mondo, ottenendo un altro eccellente piazzamento nella classifica per il Pallone d’Oro.

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Nel 2004-05 arriva sulla panchina neroazzurra Roberto Mancini che ha già allenato Toldo alla Fiorentina per qualche mese: arriva solo una Coppa Italia, primo trofeo di Toldo con la maglia dell’Inter, ma i rapporti con il Mancio non sono idilliaci. Prima gli preferisce spesso e volentieri l’esperto Fontana e l’anno successivo, con l’arrivo di Julio Cesar, relega definitivamente Toldo al ruolo di riserva.

A 34 anni Toldo ha ancora estimatori in tutta Europa e le offerte non mancano, ma il legame con i colori neroazzurri è fortissimo e accetta di buon grado di fare il secondo di Julio Cesar, facendosi sempre apprezzare per la professionalità e per la prontezza con cui si fa trovare ogni volta che viene chiamato in causa. 

Anche Mourinho lo elogerà più volte pubblicamente, facendogli comunque giocare qualche partita di campionato e di Coppa Italia e consentendogli di far parte della rosa dello storico Triplete nella stagione 2009-2010, al termine della quale Toldo annuncerà il ritiro ma con un palmarès da fare invidia: cinque campionati italiani, cinque Coppe Italia, quattro Supercoppe italiane e una Champions League.

Inter Milan's goalkeeper Francesco Toldo and Inter Milan's Argentinian defender and captain Javier Aldemar Zanetti (up) celebrate after winning the UEFA Champions League final football match Inter Milan against Bayern Munich at the Santiago Bernabeu stadium in Madrid on May 22, 2010. Inter Milan won the Champions League with a 2-0 victory over Bayern Munich in the final at the Santiago Bernabeu. Argentine striker Diego Milito scored both goals for Jose Mourinho's team who completed a treble of trophies this season.  AFP PHOTO / CHRISTOPHE SIMON (Photo credit should read CHRISTOPHE SIMON/AFP/Getty Images)

Qualcuno gli ha rimproverato la scelta di restare così tanti all’Inter da riserva ma Toldo, amatissimo dai tifosi neroazzurri, ha sempre risposto così: “L’Inter è speciale, è per sempre. Giochi con la maglia nerazzurra e ti senti speciale. Per filosofia, per anima, non so neanche dire perché.”

Non solo grande campione ma anche uomo spogliatoio ed esempio di professionalità, disposto a fare il secondo portiere senza mai una polemica o una parola fuori posto solo per amore dei colori neroazzurri che gli hanno dato tanto, è vero, ma a cui lui ha anche restituito e per questo, anche a distanza di anni dal suo ritiro, è ancora ricordato con tanto affetto dai tifosi dell’Inter e non solo.