F1 GP Cina 2019 Analisi Gara – Hamilton e la Mercedes dominano il GP #1000

La gara #1000 nella storia della Formula 1, disputata ieri a Shanghai, non ha concesso granché agli appassionati ed agli occasionali che, richiamati eventualmente dall’appuntamento ‘storico’, hanno seguito il GP. In Cina, infatti, abbiamo assistito ad una gara molto lineare, anche a centro gruppo, caratterizzata da un dominio netto e preoccupante (per lo spettacolo) delle Mercedes, che hanno centrato la terza doppietta in altrettante uscite, la seconda di fila con Lewis Hamilton davanti a Valtteri Bottas, con il britannico che compie così il sorpasso in classifica (68 a 62). Delusione in casa Ferrari, per una SF90 tornata poco competitiva (in paragone alla W10 ovviamente), pur se Sebastian Vettel riesce ad ottenere il primo podio stagionale. Una Scuderia che non convince anche a livello di strategie, con Charles Leclerc costretto ad accontentarsi di un misero 5° posto, alle spalle anche di un Max Verstappen ancora in versione ‘opportunista’.

Lewis Hamilton, premiato sul podio di Shanghai, dopo la sua 75.esima vittoria, ottenuta nel GP #1000 della storia (foto da: twitter.com/pirellisport)

MERCEDES, A SHANGHAI E’ UNA PASSEGGIATA. HAMILTON E BOTTAS REGALANO LA DOPPIETTA #41 DELL’ERA IBRIDA

La Mercedes conferma il suo avvio di stagione pressoché perfetto, centrando in Cina la terza doppietta nelle prime tre gare della stagione, record per il team di Brackley nell’era ibrida. Lewis Hamilton ottiene la 75.esima vittoria in carriera; un successo maturato al via quando, con uno scatto deciso, soffia la prima posizione a Valtteri Bottas, che in qualifica l’aveva beffato per 23 millesimi. Il nativo di Stevenage, ben supportato da una W10 imprendibile, impone il suo ritmo alla gara e al finlandese, con un unico momento di ‘panico’ quando, dopo il primo pit, Lewis si ritrova Valtteria poco più di un secondo, salvo ripristinare in poche tornate un gap di sicurezza. La gara vola via liscia, con una manifestazione di forza del team anglo-tedesco al giro 36, con il doppio pit quasi in contemporanea. Nel finale non riesce la caccia al giro record ma tant’è. Questo Gran Premio della Cina costituisce un ulteriore avviso ai naviganti (Ferrari in primis): la Mercedes non è assolutamente sazia, sempre fortissima e solida come il granito, capace di dominare quando deve e di raccogliere il massimo nelle altre occasioni. Gli altri, come al solito da cinque anni a questa parte, devono inseguire.

L’abbraccio tra Lewis Hamilton e Valtteri Bottas, al termine del Gran Premio della Cina, che ha visto la terza doppietta in fila di questo inizio di 2019 per la Mercedes (foto da: twitter.com/MercedesAMGF1)

RED BULL, VERSTAPPEN MASSIMIZZA ANCORA IL POTENZIALE. TIMIDI SEGNALI DA GASLY

Su un circuito dove lo scorso anno arrivò una rocambolesca vittoria con l’ex Daniel Ricciardo, la Red Bull deve accontentarsi di piazzare Max Verstappen in mezzo alle Ferrari (più per gli errori del muretto di Maranello che per prodezze strategiche di quelli di Milton Keynes) e di cogliere all’ultimo giro con Pierre Gasly il giro più veloce della gara. Dopo la rabbia (ingiustificata, errore/distrazione suo e del muretto Red Bull) delle qualifiche e dopo una partenza senza ‘colpi di testa’, Verstappen si è messo a seguire abbastanza da vicino le due SF90, tanto da provare un doppio undercut fallito solo grazie alla difesa super di Vettel nelle ultime due curve (giro 19); è ancora l’olandese a dare il via al secondo giro di cambi gomme (tornata 34), che gli comporta la certezza della 4° posizione, stante l’impossibilità di andare a riprendere Vettel. Gasly, da parte sua, ottiene il miglior risultato da quando è con il team anglo-austriaco (6°), ma il gap da Max è ancora troppo ampio. A tre giri dalla fine, giustamente il team lo ferma per montare nuovamente le Soft e provare l’attacco al giro record, che riesce alla fine del 55° passaggio (1:34.742).

Le due Red Bull di Max Verstappen e Pierre Gasly, quasi affiancate nei primi istanti della gara di Shanghai (foto da: twitter.com/redbullracing)

GLI ALTRI #1: RICCIARDO 7°. PUNTI ANCHE PER PEREZ, RAIKKONEN ED ALBON

La palma di ‘migliore degli altri’, in questa occasione, va a Daniel Ricciardo, per la prima volta a punti con il 7° posto di ieri. Ma non c’è molto da sorridere in casa Renault, visto il giro di ritardo e soprattutto l’ennesimo problema tecnico, che ha causato il ritiro di Nico Hulkenberg (giro 16). Gara di sostanza per Sergio Perez, al miglior risultato stagionale della Racing Point (8°), che precede un Kimi Raikkonen sempre costante e concreto (9°), al terzo arrivo a punti consecutivo con l’Alfa Romeo. Molto bene Alexander Albon, ancora a punti con la Toro Rosso (10°): il rookie anglo-thailandese, nonostante la partenza dai box causa botto nelle PL3, risale benissimo dalle retrovie e, con una strategia ad una sosta (soft-dura, con pit al giro 19), s’installa ai margini della zona punti, difendendo poi bene la posizione dagli attacchi nel finale di Grosjean.

Daniel Ricciardo ha ottenuto il primo arrivo a punti in Renault, chiudendo 7° in Cina. In foto si notano anche Sergio Perez e Nico Hulkenberg (foto da: twitter.com/RenaultF1Team)

GLI ALTRI #2: LE HAAS SI PERDONO NUOVAMENTE. SFORTUNA MCLAREN. KVYAT, UNA PENALITA’ CHE GRIDA VENDETTA

Altro weekend deludente per le Haas, che si confermano veloci in qualifica ma ben poco consistenti in gara. Entrambi su due soste, Romain Grosjean chiude subito fuori dai punti (11°), fallendo l’assalto ad Albon, mentre Kevin Magnussen non va oltre la 13° posizione. In mezzo ai due si piazza Lance Stroll con l’altra RP19, anch’egli poco convincente. Gara no anche per le McLaren, coinvolte in un contatto multiplo nel corso del primo giro con Daniil Kvyat, in uscita di curva 6. Lo spagnolo finisce 14°, mentre sia Lando che Daniil devono alla lunga ritirarsi per danni alle rispettive monoposto. Va aperta una parentesi su quanto avvenuto, poiché i commissari di gara hanno inflitto al pilota Toro Rosso una sanzione assolutamente inventata: dalle immagini e dagli onboard è palese come Kvyat venga prima agganciato da dietro (posteriore sinistra contro anteriore destra) da Sainz, finendo poi per incrociare la traiettoria di Norris (con ulteriore contatto, stavolta anteriore sinistra-posteriore destra) solo in seguito alla prima collisione. Un incidente di gara, punito con un severissimo drive through. Tornando agli altri, continua l’avvio difficoltoso di Antonio Giovinazzi il quale, al culmine di un weekend davvero negativo e sfortunato, non va oltre la 15° posizione, davanti alle due Williams di George Russell (16°) e di Robert Kubica (17°), entrambe con due giri di ritardo.

Un’istantanea del contatto tra Daniil Kvyat e Lando Norris, con la McLaren del rookie inglese su due ruote. Questa circostanza ha comportato per il russo un drive through (foto da: twitter.com)

FERRARI, COSI’ NON VA. PRESTAZIONI E STRATEGIE CONVINCONO BEN POCO.

Last but not least la Ferrari, che prosegue con le sue ‘montagne russe’ a livello di competitività. Dopo il debutto drammatico di Melbourne e la prova di forza non concretizzata del Bahrain, in Cina la Ferrari conferma la sua allergia alle gare ‘da ricorrenza’, con una prestazione scialba e preoccupante, condita da decisioni discutibili ed errori di strategia, in un weekend nel quale i piloti hanno guidato bene e hanno fatto il massimo date le circostanze, ovvero un 3° posto per Sebastian Vettel ed un 5° per Charles Leclerc. Ma andiamo con ordine. Al via, Vettel scatta bene, ma si ritrova chiuso all’esterno da Bottas, consentendo a Leclerc di infilarsi all’interno. Dopo la VSC, Vettel si piazza a pochi decimi dal compagno di squadra, che perde progressivamente contatto dalle Mercedes, su un altro pianeta sin dai primi chilometri.

Primo podio stagionale per Sebastian Vettel, 3° a Shanghai (foto da: twitter.com/ScuderiaFerrari)

Qui si consuma il primo errore di giornata del muretto Ferrari. In tanti hanno criticato quest’altro ordine di scuderia ‘ai danni’ di Leclerc, ma il problema non sta nel senso (che c’è tutto, legittimo switchare le posizioni se quello dietro appare più veloce) ma nella tempistica, che è tutto o quasi nelle strategie della Formula 1. Sebastian è infatti stato almeno 6/7 giri a breve distanza dalla SF90 gemella, e non ci vuole un genio per capire come questa situazione sia assolutamente dannosa, in primis in termini di degrado degli pneumatici. Poca sorpresa, quindi, nel capire che a quel punto il ritmo del tedesco non era adatto né per distanziare Leclerc (e Verstappen, poco distante) né tanto meno per provare ad accorciare sulle Mercedes. Arriviamo poi al quasi doppio undercut dell’olandese, che la Ferrari copre con ritardo, salvandosi in corner solo grazie ad un Vettel attento e cattivo nel difendersi dall’assalto di Max.

Leclerc (non proprio felice, per usare un eufemismo, nei team radio per quanto stava accadendo in pista) viene tenuto fuori fino al giro 22, passando poi anche lui alle dure. Mentre Vettel tiene un ritmo dignitoso, buono per staccare progressivamente Verstappen ma inutile per impensierire le due Frecce d’Argento, Charles si ritrova 5°. Ma ci sarebbe ancora la chance di recuperare la posizione su Verstappen, vanificata da un altro errore del team. Grazie alla seconda girandola di soste (giro 35 per Vettel, da dure a medie), il monegasco si ritrova momentaneamente 2°; in breve viene ripreso da Bottas, su gomme nuove, e la Ferrari decide di ‘usare’ il #16 per provare a rallentare il finlandese e favorire un riavvicinamento di Seb. Charles, va detto, si difende alla grande; ma con un rettilineo di 1.4 km è solo una questione di tempo venir sverniciati. Ed eccoci al nuovo errore di Rueda&co, il quale costa a Charles la 4° posizione: anziché venir fermato subito dopo la manovra di Bottas (giro 39), Leclerc viene tenuto in pista altri quattro giri, perdendo un’eternità dalla Red Bull #33; l’ex Sauber, così, si ritrova con oltre 15″ da recuperare, anziché la metà o poco più.

Inquadratura dall’alto della partenza del Gran Premio della Cina di ieri (foto da: youtube.com)

Il finale ha poco da dire. Vettel stampa il giro veloce al 37° passaggio (1:34.836); Bottas e Leclerc, nonostante più tentativi, non riescono a migliorarlo, cosa che riesce a Gasly al penultimo giro. Charles rimonta furiosamente su Max, fermandosi però a 3.6″. Nel dopo gara, soprattutto via social e media, impazza la polemica, soprattutto nei riguardi di Vettel (‘Come ha osato il ‘bollitoh’ chiedere strada a Leclerc?!?!’) e del team (‘Come hanno osatoh imporre il terzo team order in tre gare al Prediletto?!?!?’), perdendo di vista i due punti importanti. Da una parte una Mercedes già in fuga, fortissima e che dopo appena tre GP ha, con Hamilton, un disarmante +31 su Vettel e +32 su Leclerc, mentre nei Costruttori il gap è di 57 punti. Ah, ci sarebbe anche Verstappen, con la Red Bull-Honda, 3° e davanti ai ferraristi. Ma a chi importa…

C’è quindi il punto nodale, ovvero il perché la SF90 sembra così problematica e cambi dal giorno alla notte in base ai circuiti e/o condizioni. Lasciando da parte teorie anche inverosimili (ultima in ordine di tempo una SF90 che sarebbe grossomodo la stessa monoposto di Melbourne, senza alcun aggiornamento), io mi sono fatto un’idea, assolutamente personale. Dando per scontato che al venerdì nessuno (Mercedes in primis) spinga nemmeno al 50%, e non conoscendo carichi di benzina e quant’altro, in Ferrari sono arrivati a Shanghai convinti dell’eccezionalità di quanto accaduto a Leclerc in Bahrain. Il problema all’impianto di raffreddamento patito dal monegasco nelle PL2 ha fatto nuovamente suonare un allarme che dalla seconda settimana di test invernali non sta mai smettendo di suonare.

La scelta, quindi, potrebbe essere stata ancora quella di andare giù di manettino, conservativi, per salvare il salvabile, puntando in termini di assetto sulle velocità di punta, come ammesso anche da Vettel nel post qualifica. Una scelta perdente su una pista tecnica e complessa come quella cinese, dove è meglio avere qualche chilometro in meno di velocità in rettilineo ed una monoposto più agile, composta e reattiva in curva e nei cambi di direzione, oltre che stabile in frenata ed efficace in trazione. Tutti elementi che alla Ferrari sono mancati. La scelta di un assetto più scarico per compensare, su un circuito del genere, ripeto, comporta problemi a pioggia, soprattutto nella gestione degli pneumatici e sul passo, evidenti in particolare nel primo stint con serbatoio pieno.

Gara deludente (non a causa sua) per Charles Leclerc in Cina (foto da: twitter.com/ScuderiaFerrari)

Ora, tornando a noi, il succo del mio discorso individua nella power unit il problema di fondo. A mio modo di vedere, a Maranello potrebbero avere tre strade da seguire: 1) anticipare la seconda unità, nella speranza che risolva i problemi della prima; 2) portare a ‘fine vita’ questa, 2a) continuando a gestire, ma mettendosi nella scomoda posizione di non poter controbattere agli affondi della Mercedes, o 2b) rischiare, giocandosi il tutto per tutto, pur sapendo di andare incontro a dei rischi. In quest’ultimo caso, in fin dei conti, si tratterebbe di ‘pregare’ solo per Baku, dato che le successive Barcellona e Monaco (soprattutto) non sono piste di motore, per poi arrivare a Montreal e deliberare la seconda PU. Questo è il mio pensiero, condivisibile o meno che sia.

Il Circus tornerà in pista nel weekend del 26-28 Aprile a Baku, per la 3° edizione del Gran Premio d’Azerbaijan.

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Gianluca Zippo

Informazioni sull'autore
Laureato in Giurisprudenza alla Federico II di Napoli. Malato di Formula 1 e calcio, seguo anche la MotoGP e la NBA.
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