F1 Giappone 2019, Analisi Gara – La Ferrari spreca ancora. Bottas vince, Mercedes Campione Costruttori

Va in archivio un’edizione del Gran Premio del Giappone, la #35, che verrà ricordata, oltre che per il rinvio delle Qualifiche alla domenica mattina (come già avvenuto a Suzuka nel 2004 e nel 2010, a Melbourne nel 2013 e ad Austin nel 2015), anche per i tanti errori che non pochi protagonisti hanno commesso. Ma su tutti spicca il sesto iride consecutivo ottenuto tra i Costruttori dalla Mercedes, eguagliando il precedente primato della Ferrari (1999-2004) grazie al ritorno alla vittoria di Valtteri Bottas e al 3° posto di Lewis Hamilton. Rammarico in casa Ferrari, dato che Sebastian Vettel e Charles Leclerc avevano monopolizzato la prima fila nelle Qualifiche del mattino, salvo gettare tutto al vento con una brutta partenza. Se però il tedesco (graziato (o no?) dai commissari sulla falsa partenza) ha rimediato, portando a casa un ottimo 2° posto, molto peggio è andata al monegasco, finito addosso a Max Verstappen in curva 2 e prima salvato poi punito dai commissari per quell’episodio, scalando dalla 6° alla 7° posizione dopo la gara.

Festa per il team Mercedes nel box di Suzuka. Il team anglo-tedesco si è laureato Campione Costruttori per il sesto anno di fila (foto da: twitter.com/MercedesAMGF1)

MERCEDES, IL COSTRUTTORI ARRIVA CON QUATTRO GARE D’ANTICIPO. BOTTAS TORNA ALLA VITTORIA, HAMILTON SUL PODIO

Con ben quattro gare d’anticipo sulla fine della stagione, in Giappone la Mercedes (vittoria #99) festeggia il sesto Costruttori consecutivo, andando a pareggiare il record della Ferrari dell’era Schumi-Todt-Brawn-Byrne (1999-2004); e il team di Brackley si assicura anche la sesta doppietta Piloti-Costruttori di fila dato che, d’ora in poi, solo Bottas (pur staccato di 64 lunghezze, 274 a 338) può insidiare (si fa per dire) Hamilton. Polemiche e veleni a parte, non ci si può esimere dal fare gli applausi e i complimenti ad un team che sta marchiando a fuoco un’era della Formula 1, con un’organizzazione ed una concretezza a livelli massimali, ed una fame di vittorie che non sembra minimamente scalfita da questi successi in serie (e ciò deve far preoccupare chi deve cercare di interrompere tutto questo). Il doppio podio ottenuto a Suzuka (12° volta su 17 gare) permette alla Mercedes di volare a quota 612, 179 punti in più della Ferrari (433); un distacco incolmabile, essendo ancora a disposizione 176 punti. Un bottino disponibile che, in teoria, permetterebbe al team anglo-tedesco di poter puntare a battere il record di 765 punti, ottenuto nel 2016.

Il sorriso soddisfatto di Valtteri Bottas, vincitore dell’edizione 2019 del Gran Premio del Giappone (foto da: twitter.com/pirellisport)

Passiamo alla pista, dove Valtteri Bottas ha centrato la terza vittoria stagionale (6° in carriera), tornando sul gradino più alto del podio dopo cinque mesi e mezzo, ovvero dal Gran Premio di Azerbaijan. Una vittoria che può far molto bene al morale del finlandese, oltre a servire a chiudere in sostanza la pratica 2° posto iridato: Valtteri, adesso, ha 274 punti, +53 su Leclerc e +62 sulla coppia Vettel-Verstappen; con quattro gare e 104 punti disponibili un margine da considerare tranquillizzante, a meno di disastri. Il buon Valtteri ha piazzato il proprio sigillo sulla corsa nipponica sin dai primi metri, superando di slancio le due Ferrari, piantate in prima fila, e volando via con un primo stint d’alto livello, al punto da avere 8″ di vantaggio al momento della sosta del primo inseguitore, Vettel (16° passaggio). Il pit del finlandese (da ‘rosse’ a ‘gialle) arriva al 17° giro, imitato da Lewis quattro tornate più tardi. Le due Mercedes si confermano anche nel secondo stint, pur se c’è il dubbio sulla strategia del britannico, che potrebbe optare per una singola sosta, contro le due del compagno di box.

Valtteri Bottas e Lewis Hamilton, fianco a fianco sul podio di Suzuka (foto da: twitter.com/MercedesAMGF1)

E infatti Valtteri si ferma ancora al 36° giro, tornando sulle soft (usate) e lasciando nuovamente la leadership a Hamilton. Il gap tra i due si riduce, ma non in maniera consistente come ci si aspetterebbe, rendendo meno utopica l’idea di andare fino alla fine. Segue qualche team radio preoccupato di Valtteri, il quale chiede al muretto se effettivamente Lewis si sarebbe fermato una seconda volta, poiché in caso contrario avrebbe dovuto cominciare a spingere sul serio, dato che non era affatto sicuro che il drop delle prestazioni delle ‘gialle’ di Lewis sarebbe arrivato. A togliere le castagne dal fuoco ci pensa la Mercedes stessa, richiamando ancora Lewis alla tornata #42. Con Bottas ormai involato verso una tranquilla (e meritata) vittoria, un Hamilton poco convinto della strategia dei suoi (lo ribadirà in conferenza stampa) prova quantomeno a riprendersi la 2° posizione, realizzando tra l’altro il miglior giro in gara di sempre a Suzuka (1:30.983 al 45° passaggio, migliorando l’1:31.540 di Kimi Raikkonen nel 2005); ma Vettel da vittima predestinata si trasforma in ostacolo insormontabile, costringendo Lewis ad accontentarsi della 3° posizione. Poco male, comunque, dato che a Città del Messico, tra due settimane, al nativo di Stevenage basterà guadagnare 14 punti sul compagno di box; nello specifico, in caso di vittoria più giro record, per far partire la festa per il sesto iride personale dell’inglese servirà che Valtteri non faccia meglio di 4°.

FERRARI, LA PARTENZA COSTA CARO. VETTEL RIMEDIA E CHIUDE 2°, LECLERC 7°

Illusione e delusione. Con questi due sostantivi può essere sintetizzata la domenica nipponica della Ferrari, passata dall’euforia per la prima fila monopolizzata al mattino al rammarico per gli errori al via di Sebastian Vettel e di Charles Leclerc, i quali hanno probabilmente (ma non certamente) privato la Rossa di un’altra vittoria. Ma andiamo con ordine. In Qualifica, con un gran crescendo i due alfieri di Maranello hanno scalato le gerarchie della vigilia e Seb, con un giro davvero eccellente, si è preso la pole (57.esima in carriera) con il nuovo record del circuito (1:27.064) e rifilando 189 millesimi a Leclerc. Una prova di forza valsa la quinta pole di fila (ottava in stagione, eguagliando la Mercedes) e che giustamente carica le attese della gara. Ma sono bastati pochi secondi per far crollare i sogni di gloria. Dalla pole, Sebastian Vettel ha un’esitazione, muovendo la sua SF90 subito prima del verde, fermandosi e ripartendo (male ovviamente); scatto deficitario anche di Charles Leclerc dalla seconda piazzola (un pò come tutti dalla parte destra della griglia). Ringrazia Bottas che, partito al contrario benissimo, sfila dall’esterno il tedesco e balza al comando.

Sebastian Vettel bacia il trofeo del 2° classificato sul podio del Gran Premio del Giappone 2019 (foto da: formula1.ferrari.com)

Ma i guai non sono mica finiti qui; Verstappen, a sua volta partito bene dalla 5° posizione, va all’attacco del monegasco dall’esterno e, in curva 2, è davanti. Leclerc non ci sta e prova a resistere lo stesso; peccato che la sua Ferrari ha uno scarto verso l’esterno, centrando in pieno la Red Bull #33 (in seguito costretta al ritiro per i troppi danni). Un avvio horror per i ferraristi, dato che su Vettel pende la Spada di Damocle della penalità per ‘jump start’ (pressoché certa, almeno in apparenza); allo stesso modo, si teme per una sanzione a Leclerc (sacrosanta a dirla tutta), oltre ad avere l’ala anteriore danneggiata nella paratia di sinistra. Il muretto di Maranello tarda a richiamarlo ai box, con Charles intenzionato a provare a continuare, una volta staccatasi la parte penzolante; peccato che la cosa si verifichi sul rettilineo di ritorno, subito prima della 130R, con i pezzi che finiscono addosso a Hamilton, che lo segue da vicino, tranciandogli lo specchietto di destra (anche il ferrarista ne perderà uno, ma quello di sinistra). Alla fine, il #16 rientra al terzo passaggio, passando alle medie e sostituendo l’ala anteriore, mentre i commissari giudicano da ‘no further action‘ il contatto con Verstappen, provocando l’ira via radio dell’olandese.

Il contatto in curva 2, subito dopo il via, tra Charles Leclerc e Max Verstappen (foto da: youtube.com)

A sorpresa, tarda ad arrivare anche la decisione sulla falsa partenza di Vettel, che fatica maledettamente ad avere un ritmo tale da mantenere il passo di Bottas il quale, giro dopo giro, allunga e va via. La giornata complicata e contraddittoria dei commissari si materializza non molti minuti dopo: prima si decide di non procedere contro Seb (la spiegazione sarà che il movimento della Ferrari #5, seppur ci sia stato, non lo è stato abbastanza da attivare i sensori ‘affogati’ nell’asfalto, rientrando nella tolleranza prevista dall’articolo 36.13 (a) del Regolamento Sportivo); poi, contrariamente a quanto deciso in precedenza, si decide di indagare dopo la gara sul contatto Leclerc-Verstappen; una scelta che lascia interdetti, data l’evidenza dei fatti. Intanto Vettel rientra al giro 16, mettendo ancora le soft; altri 15 giri e si ferma una seconda volta, stavolta per montare le ‘gialle’, tornando in pista dietro le due Mercedes; Leclerc a sua volta è impegnato nella difficile rimonta dal fondo del gruppo, che si concretizzerà alla fine nella 6° posizione, nonostante altre due soste.

Davanti, grazie al secondo pit di Hamilton (giro 42), Seb riguadagna la seconda posizione, con Bottas tranquillo al comando, grazie ad una decina di secondi di margine. Il destino del tedesco pare segnato, visto che l’inglese ricuce velocemente il gap (mescola soft contro mescola medium), arrivando a tiro di DRS a circa cinque giri dalla fine; il ferrarista, però, chiude ogni varco, sfrutta intelligentemente i doppiaggi (soprattutto quello di Gasly) e la potenza della power unit Ferrari sul dritto, non commettendo la minima sbavatura. Così, sul podio, Vettel è 2° (ottava top-3 del 2019), in mezzo ai Mercedes. Dicevamo di Leclerc: il monegasco sotto la bandiera scacchi finisce al 6° posto, ma c’è l’indagine dei commissari; questa porta ad una sanzione di 15″ per Charles (5″ per il contatto con Verstappen e 10″ per non essere rientrato subito ai box nonostante l’ala anteriore danneggiata, più 2 punti sulla Superlicenza e 25.000 euro di multa per il team), che arretra così in 7° posizione.

Sebastian Vettel, vanamente inseguito da Lewis Hamilton negli ultimi giri della gara di Suzuka (foto da: youtube.com)

All’inizio dicevamo del rammarico, dell’amaro in bocca per un’altra occasione di vittoria gettata al vento dopo quella di Sochi, aggravata dal partire entrambi i piloti in prima fila. Lasciando stare le solite menate su complottismi, dispetti e quant’altro (che hanno scocciato ampiamente), a mio parere anche partendo bene la vittoria (e la doppietta eventuale) non sarebbe stata affatto scontata. Sul passo gara la Mercedes è stata superiore e un conto è tener dietro Hamilton negli ultimi giri (bravissimo Seb, ci mancherebbe), un altro farlo avendo a disposizione la possibilità di giocare con le strategie e le soste ai box, con undercut, overcut et similia. Una Ferrari che, sempre secondo il mio pensiero, ha puntato tutto sulla Qualifica, sperando di monopolizzare la prima fila (cosa poi avvenuta), per poi cercare di mantenere le posizioni dopo il via e gestire di rimando la situazione. Questa seconda metà è mancata assolutamente, facendo sfumare le chance di vittoria praticamente dopo poche centinaia di metri. Cosa porta via di positivo la Scuderia da Suzuka? Una monoposto che, come prestazione pura, al momento forse è davvero il riferimento della griglia, ma che fatica ancora sul passo, soprattutto in certe condizioni (e con le mescole più dure); e un Vettel che, errore al via a parte, sembra aver definitivamente svoltato, riprendendo quel filo che può riportarlo in auge.

RED BULL, VERSTAPPEN KO, ALBON 4°

Gran Premio del Giappone molto meno ‘glorioso’ rispetto alle attese per Red Bull e Honda, con i nipponici che, giocoforza, puntavano tanto sulla gara di casa, al punto da sacrificare le gare precedenti (Sochi soprattutto) pur di avere power unit fresche ed efficienti sulle Red Bull e sulle Toro Rosso. Alla fine, il team di Milton Keynes si ritrova con un buon 4° posto per Alexander Albon (miglior piazzamento in carriera) e un amaro ritiro (il secondo in stagione) per Max Verstappen, staccato da Leclerc ed agganciato da Vettel in classifica (entrambi hanno 212 punti, 9 in meno del monegasco). Sull’olandese c’è poco da dire, visto che era partito bene e, in sostanza, era praticamente 3°, prima di venir centrato dal #16 della Ferrari, rimediando estesi danni a fiancata e fondo destri, che poi l’hanno portato al ritiro (giro 14). Albon, dal canto suo, ha rimediato ad una partenza negativa prima passando in modo rischioso Norris (giro 4), poi effettuando l’undercut su Sainz. A livello di prestazione, però, l’anglo-thailandese ha beccato praticamente un minuto dal vincitore (59.4″), mentre in qualifica entrambi gli alfieri Red Bull, avendo fatto lo stesso tempo, avevano patito un gap di 787 millesimi. Come confermato anche dai diretti interessati, non proprio lo scenario che auspicavano.

A Suzuka, in casa Red Bull sorride solo Alexander Albon, che coglie il miglior risultato in carriera (4°) (foto da: twitter.com/redbullracing)

GLI ALTRI #1: BENE SAINZ E RICCIARDO. GASLY E PEREZ A CONTATTO MA A PUNTI. 10° HULKENBERG

Suzuka sorride alla McLaren e a Carlos Sainz. Lo spagnolo, per metà gara circa in 4° posizione, ha chiuso una gara molto consistente al 5° posto, pareggiando il proprio season best (5° già a Hockenheim e a Budapest) ed issandosi al 6° posto nella classifica piloti; decisamente diversa la gara di Lando Norris (unico con Kimi Raikkonen a montare un treno di ognuna delle mescole disponibili), al traguardo appena 13°. Alle spalle dello spagnolo finisce Daniel Ricciardo, il quale approfitta della squalifica di Leclerc per passare da 7° a 6°; un ottimo risultato considerate le difficoltà di venerdì e una qualifica che l’ha visto scattare dalla 16° piazzola, tra l’altro primo in classifica di quelli che hanno effettuato una sola sosta. Ricciardo torna a marcare punti per la prima volta da Monza, seconda nelle ultime sette uscite. Battagliero e in top-10 anche Nico Hulkenberg, appunto in 10° posizione. Spicca anche la prestazione di Pierre Gasly (Toro Rosso): il francese della Toro Rosso  merita una menzione per aver conquistato un buon 8° posto, oltre che per le ottime Qualifiche, approdando alla Q3; il lato negativo è il contatto con Sergio Perez, all’alba dell’ultimo giro; a proposito del messicano, Checo (a proposito di errori) ringrazia l’anticipata esposizione della bandiera scacchi (giro 52), salvandosi così dall’incidente con il francese. Così i rispettivi compagni di box: Lance Stroll e Daniil Kvyat sono finiti in 11° e 12° posizione, poco lontani dai punti.

Per la terza volta in stagione, Carlos Sainz porta la sua McLaren in top-5 (5°) (foto da: twitter.com/McLarenF1)

GLI ALTRI #2: MALE ALFA ROMEO E HAAS. POLEMICHE IN CASA WILLIAMS

Secondo zero consecutivo per l’Alfa Romeo. Il team di Hinwil rimane con il becco asciutto anche a Suzuka, causa risultati di Kimi Raikkonen (14°) e di Antonio Giovinazzi (16°), lamentando ancora problemi con gli pneumatici (oltre che con una strategia ancora una volta rivedibile). Gara negativa anche per la Haas, che aveva Romain Grosjean in top-10 dopo le Qualifiche (appunto 10°), terminando però solo in 15° posizione, a causa di una partenza davvero brutta; Kevin Magnussen, a sua volta, finisce 17° e con ben poca gloria, visto anche il contatto con le barriere della Q1. Chiudiamo con la Williams, nella quale si respira un clima non eccezionale a dir poco: Robert Kubica ha paventato quasi un’opera di sabotaggio (o per meglio dire di poco sostegno) di qualcuno del team, e c’è andato giù pesante davanti ai microfoni. Il polacco (in barriera nei primi minuti della Q1) ha chiuso in 19° ed ultima posizione, ancora una volta dietro al compagno di box George Russell (18°), che però ha anche lui comunicato di aver avuto tra le mani una monoposto sostanzialmente inguidabile.

Kimi Raikkonen, tallonato da Daniil Kvyat. In Giappone l’Alfa Romeo non porta a casa nulla, chiudendo in 14° posizione con il finlandese e in 16° con Antonio Giovinazzi (foto da: twitter.com/alfaromeoracing)

Il Mondiale di Formula 1 tornerà nel weekend 25-27 Ottobre all’Hermanos Rodriguez di Città del Messico, per il Gran Premio del Messico, quartultima prova del 2019.

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Gianluca Zippo

Informazioni sull'autore
Laureato in Giurisprudenza alla Federico II di Napoli. Malato di Formula 1 e calcio, seguo anche la MotoGP e la NBA.
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