F1 Brasile 2019, Analisi Gara – Verstappen spunta meritatamente dal caos

Ancora una volta il vecchio, cadente e bistrattato circuito di Interlagos ha regalato una gara pazzesca e spettacolare, che lascerà il segno sul futuro immediato della Formula 1. E vergogna a chi vuole privare il Mondiale dell’autodromo intitolato a Carlos Pace, per tornare a Rio de Janeiro. Max Verstappen è il meritatissimo vincitore del Gran Premio del Brasile, perfetto lui e perfetta la sua RB15, che si conferma in gran forma nelle gare ‘in altura’. Peccato per Alexander Albon, il cui primo podio sfuma per l’entrata improvvida di Lewis Hamilton, poi giustamente penalizzato dagli elefantiaci (nella lentezza delle loro decisioni) commissari di gara, che privano un bravissimo Carlos Sainz del vivere in diretta, e non in differita, la festa del suo primo podio. Festa che si gode appieno un sorprendente Pierre Gasly, il quale si prende una clamorosa rivincita, portando la Toro Rosso in 2° posizione. Ma i riflettori, purtroppo, sono tutti sulla Ferrari, che ieri ha rimediato una figura di melma con il contatto che ha eliminato Sebastian Vettel e Charles Leclerc, emblema di una rivalità mai sopita e che rischia di essere deleteria se non imbrigliata a dovere da un team finora mostratosi inadeguato.

Max Verstappen esulta in piedi sulla sua RB15, al termine del vittorioso Gran Premio del Brasile di ieri (foto da: twitter.com/pirellisport)

FERRARI: LA COPPIA SCOPPIA DEFINITIVAMENTE! CHE DISASTRO AD INTERLAGOS

Quel che da tempo appariva inevitabile, alla fine è successo sul serio. Anzi, come scritto da alcuni, strano che non fosse già successo prima. Un pomeriggio non proprio esaltante per i ferraristi. Vettel, dopo l’ottimo 2° tempo in Qualifica, subisce un eccessivo pattinamento dei suoi pneumatici scattando dalla parte sporca della griglia, finendo per venir passato da Hamilton; il ritmo non è disastroso come ad Austin, ma lo stesso non abbastanza da tenere il passo dei primi due i quali, decimo dopo decimo, prendono il largo; una strategia su due soste (S-M-S), tesa più che altro a conservare il podio, provando a mettersi nella condizione di sfruttare delle occasioni, che si palesano al momento del ritiro di Bottas, con conseguente Safety Car a ricompattare il gruppo. Ma la ripartenza di Seb è tutt’altro che perfetta, prestando il fianco all’attacco deciso di Albon, che si prende la 3° posizione virtuale; il tedesco prova a reagire, ma l’anglo-thailandese si difende alla grande (in particolare al giro 64).

Il contatto tra i due ferraristi, nel corso del giro 66 del Gran Premio del Brasile 2019 (foto da: youtube.com)

Charles Leclerc, alquanto deludente al sabato nonostante il propulsore nuovo, parte dalla 14° casella e, dopo aver evitato guai al via, risale rapidamente la china, tanto da ritrovarsi in 6° posizione dopo appena 9 tornate. Il monegasco resta fuori fino al giro 29, passando poi dalle ‘gialle’ alle ‘bianche’; forse non la scelta migliore, dato che il #16 non riesce ad avere un gran ritmo, pur difendendosi benissimo dagli assalti (timidi a dir la verità) di Bottas, fino allo stop del finnico con il propulsore in fumo. La Safety Car rimette pienamente in corsa per il podio Leclerc, che si ferma anche a montare un treno di soft nuove con cui andare all’attacco. Nel restart, però, non riesce ad insidiare Albon che, come detto poc’anzi, passa l’altra SF90. Con gomme nuove e propulsore (relativamente) più fresco, ci si aspetta che Charles abbia vita discretamente facile nel passare il compagno di squadra; invece non è così e arriviamo all’ormai famigerato giro 66. Il #16 vede un varco alla staccata della S do Senna, buttandosi senza esitazione in una manovra finanche rischiosa, resa pulita anche dal fatto che il #5, all’ultimo, si avveda dell’arrivo della monoposto gemella e non vada a chiudere la traiettoria.

Subito dopo, però, Seb esce molto più veloce dalla Curva do Sol e si lancia sulla Reta Oposta incollato agli scarichi di Charles; aperto il DRS, il tedesco prende l’esterno, fin quasi sull’erba, e comincia a sfilare il monegasco. A due terzi di rettilineo circa, però, succede il patatrac: Vettel, un pò per impostare meglio la staccata successiva e un pò per intimorire il compagno, inducendolo ad alzare il piede, comincia leggermente a spostarsi verso il centro; Leclerc, dal canto suo, tiene dritta la sua traiettoria, nonostante abbia la possibilità di avvedersi del tedesco. Il contatto tra la posteriore sinistra della monoposto #5 e l’anteriore destra di quella #16 è leggero ma con conseguenze devastanti: la ruota di Seb viene inesorabilmente forata da una ‘pizzicata’ con la paratia esterna dell’ala anteriore di Charles, che a sua volta si ritrova con la sospensione anteriore destra ko. Entrambi devono ritirarsi, volano vaffa e ‘che c***o fai‘ via radio, mentre Binotto letteralmente non sa dove mettere la faccia, tra rabbia e delusione.

Dicevamo più su che quanto successo è l’esito di un processo di deterioramento dei rapporti interni alla Scuderia che ha radici lontane (già allo scorso anno, con la decisione di affiancare ad un Sebastian in difficoltà un futuro campione come Charles, al posto dell’accomodante (e grande amico) Kimi) e che è stato esacerbato durante questa stagione da un team assolutamente incapace di gestirli, cercando di mascherare il tutto tra sorrisi di facciata e dichiarazioni ‘pilotate’. Dopo l’uno-due Spa-Monza, il monegasco sembrava avviato (anche abbastanza facilmente) a prendersi i gradi di prima guida; e probabilmente anche lui ne era convinto. Però, per certi versi inaspettatamente, è arrivata la reazione del quattro volte Campione del Mondo, assolutamente deciso a vender carissima la pelle e in grado, nelle ultime uscite, di essere spesso più veloce del compagno di box non solo in gara, dove spesso ha fatto fruttare la sua maggior esperienza, ma anche in qualifica (11-9 per Leclerc in generale, 1-3 per Vettel nelle ultime uscite).

Sebastian Vettel e Charles Leclerc, molto vicini tra loro, poco prima del contatto che ha eliminato entrambi dal Gran Premio del Brasile (foto da: formula1.ferrari.com/it)

La Ferrari, e Binotto in particolare, hanno tra le mani una patata non bollente, di più, soprattutto in ottica 2020. La certezza, ormai, è che nessuno dei due protagonisti abbia l’intenzione di lasciar spazio così facilmente all’altro; se si è arrivati a questo punto per un 4° posto (perché bisogna dire le cose come stanno, ad Interlagos, finché la gara è stata lineare la SF90 è stata la terza macchina in pista), cosa accadrà quando (si spera) i duelli saranno per la vittoria o per il titolo? Ad horas, con gli elementi che abbiamo a disposizione, l’esito di un’eventuale duello fratricida è abbastanza scontato. L’unico modo che avrebbe la Ferrari per ‘limitare i danni’ è produrre una monoposto molto più competitiva della concorrenza (in stile Mercedes 2014-16), ma è chiaro come ciò sia abbastanza utopico. L’unica soluzione che hanno a Maranello è quella di chiarire finalmente la situazione, prendere scelte anche drastiche se serve e smetterla con ambiguità e giochetti in pieno stile politichese (Nicholas Todt, obviously…). Per poter riportare finalmente l’iride a Maranello, dopo un decennio che, per la prima volta nella storia del Mondiale, non ha visto nemmeno un titolo prendere la strada della Via Emilia, serve che tutto funzioni alla perfezione; altrimenti prepariamoci a vedere sempre gli altri stappare lo champagne. Ed occhio, al momento è più probabile che sia Max Verstappen ad interrompere il regno di Lewis VI, più che uno dei ferraristi. E ciò dovrebbe far fischiare le orecchie a qualcuno ai piani alti, una volta di più semplicemente etereo…

RED BULL: VERSTAPPEN DA APPLAUSI. ALBON SFORTUNATO

Ad Interlagos, ad un anno dal discusso incidente con il doppiato Esteban Ocon, Max Verstappen si riprende quella vittoria che gli era stata tolta, salendo sul gradino più alto del podio per la terza volta quest’anno, ottava in carriera. Una vittoria che, unita al disastro ferrarista, permette all’olandese di tornare in 3° posizione nel Mondiale (260), con 11 punti di margine su Leclerc (249) e 30 su Vettel (230), ormai fuori dai giochi per il podio di fine stagione. Ma torniamo alla gara di ieri, che ha messo in luce ancora una volta il talento, la velocità e la capacità di portare a casa il risultato del pilota olandese il quale, quando si tratta di guidare e pestare forte il piede dell’acceleratore, anziché di parlare (spesso a vanvera), ha davvero pochissimi eguali. Al volante di una Red Bull competitiva in ogni condizione, velocissima sul dritto ed efficace nel guidato, Max non ha sbagliato davvero una virgola, sin dalla pole di sabato (2° in carriera), passando per la partenza e per i due grandi sorpassi ai danni di Lewis Hamilton.

La festa nel box Red Bull dopo la vittoria di Max Verstappen ad Interlagos (foto da: twitter.com/redbullracing)

Il #33, come detto, parte bene e tiene la testa della gara con autorevolezza nel primo stint. L’undercut tentato dalla Mercedes con il #44, però, si rivela efficace (giro 22), anche a causa del brivido corso da Verstappen lasciando la pit lane, dovendo scartare verso destra per evitare la Williams di Kubica. Uno spavento che non incide sul pilota Red Bull che, subito dopo, svernicia in modo pazzesco la Mercedes in fondo al rettilineo dei box. Con il secondo set di soft Hamilton è un pò più vicino ma, grazie anche ad un pit stop da 1.82 secondi (nuovo record) al momendo della seconda sosta (giro 44), riesce a tornare in pista davanti. Poche tornate ed arriva la prima Safety Car: in Red Bull ne approfittano per far tornare Max ai box (giro 54), tornando alle ‘rosse’, mentre Lewis resta in pista e passa al comando. Al restart, Verstappen legittima definitivamente la sua vittoria, con un bellissimo sorpasso tutto all’esterno in curva 1 sul britannico, andando poi a guadagnare 2.5 secondi nei successivi due giri. La seconda Safety Car è soltanto un piccolo imprevisto che non impedisce al figlio di Jos di cogliere il giusto frutto della prestazione sua e del team di Milton Keynes. Un Max pronto per obiettivi più alti rispetto alla vittoria di tappa pura e semplice; vedremo se lo saranno la Red Bull e la Honda.

Il momento della seconda ripartenza, con le Red Bull di Max Verstappen ed Alexander Albon, seguite dalla Toro Rosso di Pierre Gasly e dalla Mercedes di Lewis Hamilton (foto da: twitter.com/redbullracing)

Il volto deluso del box anglo-austriaco è certamente quello di Alexander Albon, andato davvero ad un passo dal primo podio in carriera, oltre che dal regalare alla Red Bull una doppietta che ormai manca dal Gran Premio di Malesia 2016. Quella dell’ex Toro Rosso è stata una prestazione davvero ottima, a tratti maiuscola, che avrebbe meritato tutt’altro epilogo rispetto alla 14° posizione finale. Bravo a tenere grossomodo il passo dei migliori nei primi due terzi di gara, Albon entra in azione al momento del primo restart, infilando in bello stile alla S do Senna Vettel, piazzandosi sul podio virtuale; il tedesco ovviamente non molla, ma l’anglo-thailandese fa le spalle larghe e, con decisione, si tiene la posizione, provando nel contempo a portare l’attacco a Hamilton, subito avanti a lui. Con la seconda Safety Car e il pit di Lewis, Alex sale in 2° posizione, conscio però di doversi aspettare il ritorno del #44; cosa che puntualmente si verifica ma, purtroppo per lui, Hamilton si butta all’interno al Bico de Pato, colpendo la posteriore destra della RB15 #23, che finisce girata nell’erba. Albon riparte, ma ormai la gara è andata; non la prestazione complessiva, con la quale il 23enne ha dimostrato di aver meritato la fiducia del team per il 2020.

MERCEDES: HAMILTON ESAGERA E VIENE PENALIZZATO. BOTTAS A PIEDI

Senza Toto Wolff al box, la Mercedes incappa in Brasile in un weekend nel quale non molto è andato per il verso giusto. Lewis Hamilton chiude sul podio, ma è un’illusione vista la sanzione che lo colpisce con colpevole ritardo nel post gara, arretrandolo fino alla 7° posizione. Il sei volte Campione del Mondo aveva cominciato bene la sua gara, superando subito al via la Ferrari di Vettel; il primo stint lo vede seguire a distanza Verstappen, provando a superarlo con l’undercut. Il tentativo riesce, ma il risultato è effimero, dato che, come detto più su, Max lo brucia letteralmente in rettilineo. Un secondo tentativo, in occasione della seconda sosta, fallisce per un pit sopra i 3″, mentre il muretto, ieri diretto da James Allison, sceglie a sorpresa di tenerlo fuori in occasione della prima safety car, rischiando di lasciarlo nelle grinfie degli avversari con delle medie usate, mentre dietro di lui sono tutti o quasi su soft. E infatti, al restart Lewis poco può per opporsi all’attacco di Verstappen; con Albon le cose sembrano andar meglio ma arriva la seconda Safety Car e stavolta il nativo di Stevenage viene richiarato ai box, tornando in ritardo sulle ‘rosse’.

Giro 70: nel tentativo di tornare in 2° posizione, Lewis Hamilton colpisce Alexander Albon. I 5″ di penalità susseguenti costeranno al britannico il podio (foto da: youtube.com)

Lewis si ritrova 4° ma, sbarazzatosi subito di Gasly, deve passare Albon; il sorpasso sembra questione di curve ma il nostro, facendosi inusualmente prendere dalla foga, prova un sorpasso complicato al Bico de Pato, centrando il pilota Red Bull. Tornato alle spalle della Toro Rosso #10, Hamilton perde per 62 millesimi la volata per il 2° posto. Lewis ammette subito le sue colpe nel contatto con Albon, ma viene lo stesso fatto salire sul podio, salvo poi portare il trofeo nel box McLaren, a sanzione ufficializzata. Molto peggio è andata a Valtteri Bottas, ritiratosi per un problema al propulsore a 20 giri dalla fine ed autore nel complesso di una prestazione deludente. Fantasma nella prima metà di gara, il finlandese fallisce più volte l’attacco ad un Charles Leclerc con hard usate contro le sue medie nuove, dopo uno stint centrale con le ‘bianche’ tutt’altro che eccezionale. Valtteri si dimostra troppo timido negli attacchi (a causa anche di una W10 lenta sul dritto), rimediando una figura non proprio edificante.

GLI ALTRI #1: IL RISCATTO DI GASLY, LA GIOIA (RITARDATA) DI SAINZ

Il Gran Premio del Brasile ci ha regalato due storie bellissime, ovvero i primi podi in carriera di Pierre Gasly (primo francese in top-3 dal Gran Premio del Belgio 2015, con Grosjean 3°) e di Carlos Sainz. Per il francese, l’amarissima retrocessione dalla Red Bull di questa estate, al culmine di una prima metà di stagione al di sotto delle aspettative, sembrava poter costituire un freno praticamente decisivo alla sua carriera. Tornato in un ambiente e su una monoposto con i quali si è da subito sentito nuovamente a suo agio, il giovane transalpino si è ritrovato, issandosi dalle difficoltà e rispondendo in pista ai tanti, troppi che avevano già recitato il suo de profundis. Ad Interlagos l’apoteosi. Vero, Pierre ha sfruttato le disgrazie di chi gli stava davanti, e lo stesso discorso può valere anche per Carlos. Ma il francese ha costruito il suo risultato sin dalle Qualifiche, con un super 6° posto e il terzo accesso di fila in Q3 con la STR14. In gara Gasly è stato sempre il migliore degli altri, cogliendo poi al meglio l’occasione derivatagli dalle Safety Car e dal contatto Hamilton-Albon. Trovatosi 2°, Pierre ha difeso la posizione con le unghie e con i denti, producendosi in un’esaltante volata con l’inglese. Più che giustificate le sue urla di gioia nel team radio a fine gara, e la felicità sua, del team (record con due podi nello stesso anno) e della Honda, che torna ad avere due monoposto con un suo motore contemporaneamente sul podio per la prima volta dal Gran Premio del Portogallo 1992 (2° Gerhard Berger e 3° Ayrton Senna con la McLaren).

Gli uomini della Toro Rosso portano in trionfo Pierre Gasly, splendido 2° in Brasile (foto da: twitter.com)

A proposito del team di Woking, bisogna scomodare gli annali per trovare il podio precedente, arrivato grazie a Carlos Sainz dopo 5 anni, 8 mesi e 7 giorni (Gran Premio d’Australia 2014, 2° Kevin Magnussen e 3° Jenson Button); ancora, Sainz è il primo spagnolo a podio dal 2° posto di Fernando Alonso in Ungheria nel 2014 con la Ferrari. Una prestazione da urlo quella del figlio d’arte, partito dal 20° ed ultimo posto in griglia, bravo nel risalire posizione dopo posizione, unico su una sola sosta (S-M, con pit al giro 29), capace di contenere negli ultimi chilometri l’assalto delle Alfa Romeo. Per entrambi, Sainz e la McLaren, questo podio a sorpresa è il giusto premio per una stagione in crescendo, con una MCL34 finalmente degna ed un meritatissimo 4° posto nei Costruttori, mentre Carlos ad Abu Dhabi si giocherà il 6° posto in classifica con Gasly (pari 95) e con Albon (84). Sorridono anche i rispettivi compagni di squadra: arriva la top-10 anche per Lando Norris (8°), che può ancora entrare nei primi 10, avendo solo un punto da recuperare su Sergio Perez (45 a 46), e Daniil Kvyat (10°), che porta a casa un punto superando Kevin Magnussen all’ultimo giro.

Pur in ritardo, causa una commissione gara una volta di più degna di critica, Carlos Sainz e il team McLaren festeggiano il podio conseguito ad Interlagos (foto da: twitter.com)

GLI ALTRI #2: STORICO RISULTATO DELL’ALFA ROMEO. BENE ANCHE RICCIARDO E PEREZ

Gran Premio del Brasile da ricordare anche per l’Alfa Romeo, che interrompe un digiuno di punti che durava da Singapore con una straordinaria doppia top-5, con Kimi Raikkonen 4° ed Antonio Giovinazzi 5°, miglior risultato in carriera per il pilota di Martina Franca e miglior risultato di un pilota italiano dal 6° posto di Vitantonio Liuzzi (Force India) in Corea del Sud nel 2010 e primo italiano nei primi 5 dal 2° posto di Jarno Trulli (Toyota) a Suzuka nel 2009. Per la scuderia, invece, si tratta del miglior risultato complessivo addirittura dal Gran Premio di Spagna 1951. Con i piloti assolutamente in palla ed una strategia finalmente funzionante e non sballata, Vasseur & co portano a casa ben 22 punti (35 prima di ieri) con i quali viene staccata definitivamente la Haas e, in teoria, si potrebbe pensare di attaccare anche il 7° posto della Racing Point, distante 10 punti.

Kimi Raikkonen, durante un pit stop ieri ad Interlagos. L’Alfa Romeo, 4° e 5° all’arrivo con il finlandese e con Antonio Giovinazzi, ha colto il suo miglior risultato di squadra dal Gran Premio di Spagna 1951 (foto da: twitter.com/alfaromeoracing)

Ha di che essere soddisfatto Daniel Ricciardo: dopo la penalità di inizio gara (giusta) per l’incidente in curva 4 con Kevin Magnussen, l’italo-australiano si ritrova ultimo; con la strategia corretta, dei sorpassi, ritmo e la giusta dose di fortuna Daniel risale fino alla 7° posizione, che poi diventa addirittura 6° con la penalizzazione di Lewis Hamilton. Punticino che sa di consolazione per Sergio Perez (10°) e la Racing Point, che vede andar via pressoché definitivamente la Toro Rosso nella corsa al 6° posto Costruttori e che, anzi, come detto prima, deve guardarsi le spalle dal ritorno dell’Alfa Romeo. Sfortunato Lance Stroll, il quale ha dovuto parcheggiare la sua monoposto nella via di fuga al giro 55 con una sospensione ko dopo esser passato su alcuni detriti derivati dal contatto tra le due Ferrari, avvenuto il giro prima.

GLI ALTRI #3: RUSSELL SFIORA I PUNTI. MALE LE HAAS, HULKENBERG PENALIZZATO

Il caos finale ad Interlagos per poco non portava nei punti George Russell. Il pilota della Williams ha chiuso la sua gara in 12° posizione, a soli +2.070 dal 10° posto, mentre Robert Kubica ha terminato in 16° posizione, ultimo ed unico doppiato. Prosegue l’astinenza da punti della Haas, giunta ormai alla quarta gara (8 nelle ultime 9). E pensare che le Qualifiche erano state sorprendenti per il team statunitense, capace di schierare Romain Grosjean in 7° e Kevin Magnussen in 9°. Nonostante queste premesse, però, ancora una volta la Haas si ritrova con un pugno di mosche in mano. Il danese, nonostante il contatto iniziale con Ricciardo che gli fa perdere tantissime posizioni, a due giri dalla fine è 10°, salvo venir infilato da Kvyat di lì a poco; il francese, invece, chiude 13° dopo esser stato anche 7° al momento della prima Safety Car, arretrando poi a causa di uno stint troppo lungo con le medie e di alcuni problemi alla MGU-K. Domenica da dimenticare anche per Nico Hulkenberg: il tedesco della Renault ha vissuto un weekend difficile, mai veramente competitivo, chiuso con la ciliegina sulla torta dei 5″ di penalità subiti per aver passato Magnussen in regime di Safety Car, che lo fanno finire in 15° posizione.

Kevin Magnussen, Haas, 11° in Brasile. Anche ad Interlagos il team statunitense non è riuscito a portare a casa dei punti (foto da: twitter.com/HaasF1Team)

La Formula 1 tornerà in pista nel weekend del 29 Novembre – 1° Dicembre sul circuito di Yas Marina, per l’ultima prova del 2019, il Gran Premio di Abu Dhabi.

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Gianluca Zippo

Informazioni sull'autore
Laureato in Giurisprudenza alla Federico II di Napoli. Malato di Formula 1 e calcio, seguo anche la MotoGP e la NBA.
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