Esclusiva Stadiosport- Ivan Franceschini: “Sono pronto per allenare tra i pro e a mettermi in gioco. Bisogna investire seriamente nei settori giovanili”

In esclusiva ai microfoni di Stadiosport.it , Ivan Franceschini, ex difensore con importanti trascorsi in A e B, senza dimenticare una parentesi nella Ligue1, dove ha indossato la maglia dell’Olympique Marsiglia. Sicuramente la Reggina, è la squadra che ha segnato la carriera di Franceschini, avendo giocato per tanti anni e diventando uno dei giocatori più rappresentativi della storia del club amaranto. Oggi Ivan, vive proprio nella città dello Stretto, quindi ormai si può definire a tutti gli effetti un reggino d’adozione, professionalmente parlando, l’ex difensore è in cerca di una nuova panchina dopo l’esperienza con la Reggina, che l’ha visto protagonista prima in Eccellenza e successivamente come vice di Francesco Cozza e Karel Zeman. Ora si sente pronto ad allenare tra i professionisti, oltre tutto se lo merita per i suoi valori umani e professionali che lo contraddistinguevano già dai tempi di quando era calciatore. Con Franceschini, in questa intervista abbiamo parlato non solo di lui, ma anche del calcio in generale e sulla situazione dei settori giovanili italiani. 

Ciao Ivan, tu sei reduce dall’esperienza come vice di Zeman alla Reggina, squadra che tu sicuramente porti nel cuore, ma la società amaranto nel corso di quest’estate ha fatto una vera e propria rivoluzione, coinvolgendo anche te, te lo aspettavi ?

“Diciamo che loro mi avevano dato la possibilità di scegliere, proponendomi di tornare ad allenare le giovanili, ma io non ho accettato perché la mia ambizione è quella di voler guidare una Prima squadra dopo essere partito dall’Eccellenza, passando al settore giovanile amaranto e finendo poi come vice, quindi ora mi sento pronto ad essere allenatore in prima linea. Non ti nascondo però che avrei sperato di allenare la Reggina”. 

Non pensi che la Reggina dello scorso anno, con tre, quattro innesti giusti avrebbe fatto molto bene in questa stagione?

“Purtroppo non possiamo avere la controprova di questo, però ti posso dire che molti di quei ragazzi avrebbero meritato la conferma e sono certo anche io che avrebbe fatto bene. Nel girone di ritorno la squadra aveva fatto 30 punti, quindi i valori c’erano, ma come ti ho detto prima non possiamo avere la controprova per sapere se sarebbe stato davvero così”

Restando a parlare di Reggina, come hai visto l’avvio della stagione dei ragazzi di Maurizi ?

“Sicuramente sono partiti bene, ma ancora è presto per poter fare un bilancio, visto che in questo periodo ci sono già squadre in condizione e altre invece meno, quindi più avanti avremo modo di avere più risposte sul rispettivo potenziale di tutte le formazioni. In questo momento però la differenza la sta facendo moltissimo la condizione fisica”.

Tu sei stato un grande difensore ad alti livelli, non pensi che sia sbagliato difendere sempre a zona, specialmente all’interno dell’area di rigore ?

“Sono mode del momento, alla fine  se giocano tutti alla stessa maniera l’avversario si adatta e ti prende le contromisure. Ad esempio l’Atalanta non marcano a uomo, ma sanno aggredire e quindi ti mettono in difficoltà, come hanno fatto nella sfida contro il Napoli. Il vantaggio di marcare a zona, è che il compagno non è mai solo mentre a uomo se l’attaccante avversario ti segna e colpa soltanto del singolo”.

Tu non credi, che la differenza in questo momento tra il calcio italiano e quello spagnolo o tedesco, parte proprio dai settori giovanili ? Dove in Italia si guarda più l’aspetto fisico, tattico e si pensa soltanto al risultato meno però alla crescita del ragazzo mentre in Spagna o in Germania si lavora molto di più sulla tecnica individuale.

“Sono culture, in Italia non c’è pazienza e in questo momento neanche la forza economica per poter fare quel tipo di lavoro che si fa all’estero. Gli allenatori dei settori giovanili sono anche sottopagati, inoltre per lavorare con i giovani ci vuole pazienza, ma soprattutto investire in maniera oculata, cosa che oggi in Italia non puoi fare. Per arrivare ai livelli della Spagna, ci vogliono tanti anni a oltre al lato economico, il calcio che fanno loro è frutto di tanti anni di allenamenti, non lo improvvisi dall’oggi al domani. Il settore giovanile oltre tutto può essere una miniera d’oro per una società, perché puoi sfornare dal tuo vivaio giocatori di talento da valorizzare e magari poi venderli a buon prezzo”.

Come vedi quest’anno in Serie A la lotta scudetto?

“Vedo molto bene Juventus e Napoli, è partita bene anche l’Inter anche se contro Roma e Crotone ha ottenuto due vittorie sofferte. Il Napoli deve solo stare attento a non perdere punti con le piccole se vuole contendere il titolo ai bianconeri. Il Milan invece si deve amalgamare, ma Juventus e Napoli le vedo avanti rispetto alle altre”.

Tu hai giocato in A quando il calcio in Italia era ancora il top nel mondo, non pensi che rispetto ai tuoi tempi il livello del nostro campionato oggi è vistosamente calato?

“Questo anche è legato al lato economico, oggi i giocatori importanti preferiscono  andare in altri campionati come quello inglese o spagnolo perché si guadagna di più, di conseguenza il livello del campionato italiano si è abbassato. Una volta in Italia c’erano le sette sorelle per la lotta scudetto oppure il Brescia che lottava per salvarsi, vantando in rosa giocatori del calibro di Baggio, Toni e Guardiola, quindi è tutto dire. Prima una piccola riusciva a fare il colpaccio a San Siro o all’Olimpico, oggi invece è impensabile una cosa del genere, c’è troppo divario in A tra le grandi e le piccole”.