L’insostenibile sofferenza dell’essere Perisic

Uno, nessuno, centomila. Le citazioni letterarie si sprecano per Ivan Perisic, che in pochi mesi è passato dall’essere l’eroe dei due mondi a Casper il fantasma. Abulico, demotivato, triste. Il Perisic spumeggiante visto nelle prime giornata è un lontano ricordo, ora non riesce a saltare mai l’uomo (e non ci prova neanche), non si rende mai pericoloso e gioca sempre con le spalle alla porta. Che gli è successo?

Davvero difficile ipotizzare qualcosa perché almeno dal punto di vista sportivo non ci sono fattori che possano giustificare un tale tracollo.

Mi sembra di vederlo, il Perisic delle prime giornate. Spumeggiante, irriverente, decisivo. Non c’era difensore che potesse arginare il suo strapotere, non c’era rete che non conoscesse la forza dei suoi tiri. Arriviamo al 3 dicembre, il giorno della tripletta contro il Chievo.

Fantascienza. Stupore. Spettacolo. Si pensava fosse l’inizio, invece era la fine. Di lì in avanti, giornata dopo giornata, il drago Perisic si è trasformato in agnellino e anche nella partita di ieri sera contro il Napoli sembrava che non sapesse cosa fare.

Fonte Immagine: Facebook

A tratti fa quasi tenerezza, sembra un bambino che si è perso nel parco e che si guarda attorno per ritrovare gli occhi della sua mamma. Sembra un fanciullo smarrito dopo una cotta amorosa, sembra un giovane di 35 anni che cerca lavoro su subito.it e che scruta lo schermo con quell’aria un po’ sognatrice e un po’ rassegnata. Insomma, sembra tutto tranne che il giocatore che ci aveva fatto innamorare nelle prime giornate.

Gli interisti hanno bisogno di tornare a esaltarsi con le sue fiammate, hanno l’urgenza di ritrovare forza su quella fascia dove ormai ogni difensore sembra Beckenbauer.  Mai come questa volta, provaci ancora Perisic… 

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