Bundesliga 2019-2020: Bayern Monaco Campione di Germania per l’ottava volta consecutiva

Una notizia che non fa più notizia. Il successo per 0-1 sul campo del Werder Brema (Lewandowski 42′), ha permesso al Bayern Monaco di laurersi Campione di Germania per l’ottava volta consecutiva mettendo in bacheca il trentesimo Meisterschale della propria storia. Eguagliato, momentaneamente, il record stabilito lo scorso anno dalla Juventus unica squadra, tra i cinque top club europei ad aver vinto il titolo Nazionale per otto volte consecutive.

È il primo successo sulla panchina di una prima squadra per Hans Flick, reduce da otto anni in veste di assistente della Nazionale tedesca e che aveva cominciato la stagione come vice di Niko Kovac alla guida del club. Una stagione un po’ particolare per i bavaresi che, nonostante abbiano esteso la propria egemonia in campo Nazionale, hanno visto scricchiolare illoro strapotere indiscusso. È stata la prima stagione, da tre anni a questa parte, ad essere segnata dal cambio di guida tecnica in corso d’opera, con i due allenatori, Flick e Kovac, che si sono avvicendati ad inizio novembre. Andiamo a rivivere le emozioni della cavalcata del Bayern in uno dei campionati più competitivi da otto anni a questa parte.

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Bayern Monaco-Hoffenheim fonte: dal web

Bayern Monaco, una stagione che apre una nuova era

La stagione del Bayern Monaco era iniziata nel segno della rivoluzione: Ribery e Robben, veri simboli di questo periodo storico del club bavarese, lasciavano il club più titolato di Germania rispettivamente dopo 10 e 12 anni. Rumenigge, dopo il double della stagione precedente, riconfermava Niko Kovac alla guida della squadra. Il tecnico croato, autore di una rimonta incredibile ai danni del Borussia Dortmund, era però ben conscio che sarebbe stato costretto ad “alzare l’asticella”. Non fosse bastato a mettergli troppa pressione, ci pensò il mercato a scoprire le carte e mostrare le reali ambizioni (da triplete?) di Rumenigge e soci: 145 milioni spesi tra acquisti definitivi e prestiti, di cui 80 solo per Lucas Hernandez, acquisto più costoso della storia del club.

Le premesse per una stagione trionfale o, al contrario, per un disastro colossale, c’erano tutte. E l’antipasto fu di tutto rispetto: la Supercoppa di Germania nella “classica” tedesca contro il Borussia Dortmund, avversario dal dente avvelenato per l’epilogo amaro della precedente annata. Pronti via e il Bayern Monaco si trova a fare i conti con una dura realtà: i ragazzi di Favre dominano per tutta la ripresa e affossano gli odiati rivali con le reti di Paco Alcacer e della “stellina” Sancho. Nulla di allarmante, si pensa dalle parti di Monaco: siamo solo all’inizio, mancherà un po’ di brillantezza fisica.

Ma l’inizio di campionato dice altro: alla prima giornata un coriaceo Herta Berlino ferma sul 2-2 il Bayern Monaco a domicilio e i ragazzi di Kovac sono fermati ancora sul pareggio tre giornate dopo, contro il sorprendente Red Bull Lipsia, capolista nelle prime battute del torneo. Che qualcosa si sia rotto definitivamente nella macchina schiacciasassi bavarese lo si intuisce definitivamente alla settima giornata, quando l’Hoffenheim è corsaro e batte a domicilio i Campioni di Germania condannandoli alla prima sconfitta dopo appena sette giornate. Quattordici punti in sette partite rappresentano la peggiore partenza del Bayern Monaco negli otto anni di dominio incontrastato. Kovac sembra aver perso il bandolo della matassa: i “senatori” come Thiago Alcantara lo tradiscono con errori piuttosto grossolani, tanto che il centrocampista ispano-brasiliano comincia ad assaporare l’amaro gusto della panchina, i nuovi (leggasi Hernandez) non rendono secondo le aspoettative. I segni del cedimento sono evidenti e si fanno insanabili alla decima giornata quando il Bayern Monaco incassa un pesante 5-1 sul campo dell’Eintracht Francoforte. Kovac viene esonerato e al suo posto, pare ad interim, viene chiamato Hans Flick, suo secondo fino a quel momento.

Flick e la sua rimonta-bis

Nel frattempo, la diretta concorrente più temuta non se la passa tanto meglio: il Borussia Dortmund alterna risultati importanti come la vittoria nel derby contro il Gladbach, (che intanto si era portato al comando), ad altri scivoloni inaspettati come la sconfitta sul campo della neopromossa Union Berlino. Così, dopo 10 giornate, il Bayern Monaco si ritrova a soli quattro punti di distanza dalla vetta occupata, come detto, dai ragazzi di Marco Rose.

Flick dovrebbe essere un “traghettatore”, in attesa che la panchina venga affidata a qualche nome altisonante (Mourinho) e invece l’ex vice do Kovac dimostra subito di non voler recitare un ruolo da comparsa: 4-0 secco al Borussia Dortmund all’esordio in Bundesliga e chiaro messaggio lanciato al Campionato. Sembra l’inizio di un’ascesa inarrestabile e invece, dopo un altro risultato positivo, il Bayern cade due volte, tra la tredicesima e la quattordicesima giornata, contro Bayer Leverkusen e Borussia Monchengladbach che scappa a +7 sui Campioni in carica, relegati ad un mesto settimo posto in classifica.

Sembrerebbe la pietra tombale sulle residue ambizioni di titolo e invece, dalla sedicesima alla ventiseiesima giornata, il Bayern tirs fuori lo spirito da grande squadra infila un filotto di 11 vittorie e un pareggio che lo proiettano da solo in testa alla classifica con quattro punti di vantaggio sul Borussia Dortmund che, sconfitto anch’esso all’ultima giornata di andata dall’Hoffenheim (coincidenze?), inanella una serie di nove vittorie consecutive (diventeranno poi undici) e riaccende una sfida che in questi anni ha caratterizzato tutto il calcio tedesco.

Solo una disgrazia come il Covid-19 può frenare la corsa irresistibile di queste due corazzate che, in Patria, giocano un calcio a parte. Tre mesi di stop vissuti nell’incertezza di non poter neanche riprendere a giocare e che, forse, nulla sarà più come prima. Invece i tedeschi si dimostrano i più celeri e solerti nel contenere la pandemia e a metà aprile sono già in campo con sedute d’allenamento individuale. Il Campionato riprende il 17 maggio, (primo tra i Big-Five), e il duello a distanza prosegue con le vittorie del Bayern Monaco sull’Union Berlino e l’Eintracht, (un 5-2 che vendica la “batosta” dell’andata) e quella del Borussia Dortmund sullo Schalke e sul Wolfsburg.

La resa dei conti va in scena il 26 maggio: al Signal Iduna Park Borussia Dortmund-Bayern Monaco è la sfida che decide una stagione. Si gioca a ritmi anche piuttosto sostenuti a dispetto del lungo stop forzato, e il Borussia Dortmund, complice un Brandt in formato super, meriterebbe anche di passare in vantaggio. Ci vuole una prodezza di Kimmich alla fine del primo tempo, un pallonetto morbido dal limite dell’area che non lascia scampo a Burki, per piegare le resistenze dei gialloneri.

“Ora il titolo possono soltanto perderlo da soli” commenta uno sconsolato Hummels a fine partita. Ma così non accade: il Bayern, nelle sei gare restanti, amministra il vantaggio di sette punti conquistato e si laurea oggi Campione di Germania per l’ottava volta di fila, grazie all’affermazione di misura sul campo del Werder Brema. Per uno strano scherzo del destino, la ventottesimna giornata rappresentò un punto di svolta anche la passata stagione, quando il Bayern annichilì il Borussia Dortmund sotto i colpi di un perentorio 5-0 effettuando il sorpasso definitivo.

Bayern Monaco: la top 3 dell’ottavo Scudetto

Come da tradizione, ogni fine stagione si suole affibbiare voti ai protagonisti per decidere chi, con le sue giocate, sia stato più decisivo e chi, invece, avrebbe potuto/dovuto fare di più. Questa è la nostra lista dei top/flop tre giocatori del Bayern per ciò che riguarda il Campionato appena conquistato:

Kimmich: voto 8,5

Ha un futuro da capitano e in questa stagione ha cominciato a fare le prove generali da leader prendendosi definitivamente il posto da titolare indiscusso a centrocampo. Il più utilizzato tra i giocatori di movimento, 31 presenze e 2721 minuti complessivi in campionato, tre gol e nove assist, il tedesco è la vera anima pulsante del Bayern Monaco che con il suo “fosforo” garantisce giocate illuminanti e risolutive a centrocampo. Crescendo dovrà prendsersi ancora più responsabilità, ma Flick ha già una nuova colonna su cui poter fare affidamento.

Pavard: voto 7,5

L’acquisto più azzeccato della campagna estiva. Su quella fascia destra si dimostra sempre una sicurezza ed è cresciuto anche sotto l’aspetto della spinta. Le sue qualità si erano del resto già viste con la maglia della Francia ai Mondiali ma il passaggio dall Stoccarda al Bayern Monaco non lo ha minimamente impressionato. Secondo per minutaggio tra i giocatori di movimento, ha saltato solo due gare: una per squalifica, l’altra per scelta tecnica. Anche nel suo caso, numeri importanti: quattro gol e cinque assist che lo accreditano come uno dei migliori interpreti del ruolo in Europa.

Alphonso Davies: voto 7,5

Meriterebbe anche lui un 8, quantomeno per la giovane età, ma lo aspettiamo la prossima stagione per avere conferme. Salito in punta di piedi dalla secondsa squadra, si è preso il posto che sarebbe dovuto spettare a Lucas Hernandez. Flick lo ha promosso a titolare fisso del proprio scacchiere e lui l’ha ripagato con tre reti e quattro assist in 28 presenze. Numeri da predestinato.

I tre flop dell’ottavo Scudetto

Lucas Hernandez: voto 4

Il contrario di Benjamin Pavard. È arrivato in Baviera con l’onore/onere di essere l’acquisto più costoso della storia del club (e fin qui non ha colpa), ma nella prima parte di stagione, in cui è stato impiegato titolare, non è riuscito mai a convincere del tutto. 16 presenze, di cui solo cinque da titolare, e nessuna nota di merito da segnalare. Per lui l’attenuante di aver subito un paio di gravi infortuni. Lo attendiamo la prossima stagione, ma con un Alphonso Davies così…

Thiago Alcantara: voto 4,5

La sua non è stata una stagione all’altezza della sua fama. Che la sua annata fosse partita male lo si era capito già in Supercoppa quando aveva regalato ad Alcacer il pallone per l’1-0 Borussia. Il centrocampista brasiliano ha perso un po’ della lucidità che lo aveva contraddistino nelle passate stagioni e. quando ha giocato, ha peccato un po’ troppo di egoismo.Il suo score recita tre gol in 24 presenze, ma ciò che dovrebbe farlo preoccupare di più è la crescita esponenziale di Goretzka: gli anni passano e le gerarchie cambiano…

Philippe Coutinho: voto 5,5

Chiariamo un concetto: la sua non è stata una stagione del tutto negativa, soprattutto sotto il profilo dei numeri: otto reti e sei assist in 22 presenze non sono roba da poco per un giocatore che veniva da un anno un po’ tribolato al Barcellona (chiuso comunque anch’esso in doppia cifra). Il problema è che, come annunciato da Rumenigge, alla corte blaugrana dovrà presto fare ritorno e, vista la presenza ingombrante di un certo Griezmann, rischia di restare confinato in panchina. Ciò che gli manca è un po’ di continuità nelle prestazioni ma, a dispetto delle difficoltà e della sfortuna (ha chiuso anzitempo la stagione per un problema alla caviglia), il ragazzo ha tutte le carte in regola per rifarsi.

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