Ternana-Perugia, violenza e contestazione: ecco quello che è successo

Perdere non piace a nessuno. Perdere un derby, però, non è perdere una partita: è una dichiarazione di inferiorità resa di una squadra nei confronti di una rivale cittadina o regionale. E in un mondo come quello dell’Italia Centrale, dove il campanilismo esiste da secoli, un derby è un rito, una resa dei conti tra due mondi diversi e due modi inconciliabili di vedere le cose. Quello che però non deve mai mancare è il rispetto nei confronti dell’altro. Dopo gli sfottò e la goliardia, devono esserci una stretta di mano ed un arrivederci al prossimo appuntamento.

Tuttavia, a volte, anzi, troppo spesso, il rispetto non c’è, nemmeno per per la propria squadra: non parliamo di contestazioni (spesso doverose, se proprio ci sono inerzia e mancanza di temperamento dei giocatori, o se la società non è all’altezza degli impegni presi), ma di atti intimidatori.

Tali atti sono quelli di cui si sono resi protagonisti ieri i tifosi della Ternana nell’immediato finale del derby perso di misura contro il Perugia, eterno e “odiato” rivale: i tifosi rossoverdi hanno fischiato la squadra e hanno iniziato a lanciare oggetti contro i propri giocatori e contro le forze dell’ordine.

Successivamente, alcuni dei facinorosi si sono recati nell’albergo della squadra e hanno ingaggiato un duro confronto con società, tecnico e giocatori; un breve momento di tensione si è avuto quando un ultrà ha chiesto spiegazioni su Falletti, che, a dire del tifoso, sarebbe impiegato in un ruolo non suo: Diakitè ha esclamato “ok, basta. Qui ora tutti allenatori. Fate i tifosi e basta“, facendo salire la tensione. Tutto è poi finito pacificamente.

Concludiamo il botta e risposta tra il ds Pagni e i tifosi: “non ci sono scusanti, oggi abbiamo perso la partita della vita, ma la squadra oggi ha lottato. È vero, la squadra ha molti problemi, la classifica parla, ma non ci sfilacciamo. Rimaniamo uniti da stasera perché la retrocessione è un ‘bollino’ che fa male a tutti. Siamo qui, sempre a disposizione per parlare, diteci: cosa possiamo fare? ” La replica: “Non c’è più niente da fare, dovevate vincere oggi, ormai è finita. Il rapporto con la tifoseria è rotto.

Tifosi che dicono ciò non meritano di essere definiti tali, in quanto si tifano i colori. Sempre e solo i colori. Le società passano, sia che durino trent’anni, sia trenta giorni. I tifosi non possono abbandonare proprio ora una squadra in enorme difficoltà che ha bisogno di supporto, ma che deve fare il suo dovere, ossia lottare partita dopo partita. Solo così si può ricucire un rapporto.

Dal punto di vista dell’ordine pubblico, è filato tutto liscio: possibili incidenti sono stati evitati e, alla fine, sono stati denunciate solo due persone, un tifoso della Ternana e uno del Perugia: il primo deteneva in macchina una mazza da baseball, fumogeni e fuochi d’artifico; il perugino, invece, aveva con sè un fumogeno.

 

Ludovico Maiorana

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Sono Ludovico Maiorana, ho 33 anni, quasi 34, e sono di Barcellona Pozzo di Gotto. Sono laureato in Scienze Storiche e scrivo per Stadiosport.it.
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