Milan News: ufficiale il rifiuto di Maldini, no al ruolo di direttore tecnico

La trattativa con Sino Europe Sports si è conclusa ufficialmente con il rifiuto di Paolo Maldini: non sarà lui il nuovo direttore tecnico 

Paolo Maldini

Per me è no… come X Factor. Questa è la decisione di Paolo Maldini, che ha rifiutato ufficialmente la proposta da parte della Sino Europe Sports di entrare a far parte della nuova dirigenza del nuovo Milan cinese. Un rifiuto su tutta la linea, con tanto di lettera forte contro la stampa e, soprattutto, Marco Fassone, il prossimo direttore generale ed amministratore delegato, scelto da Han Li e Yonghong Li per guidare la squadra dal punto di vista manageriale dopo il closing del passaggio di proprietà da Fininvest alla cordata cinese. 

Ormai il rifiuto di Maldini era nell’aria, visto che il ruolo da direttore tecnico offerto non sembrava potesse andare di passi passo con la volontà di essere autonomo e indipendente, virtù da sempre professate e messe in pratica dall’ex capitano dei rossoneri. Non ci sono margini per una riapertura della trattativa, non per motivi di carattere economico, ma esclusivamente a causa dell’impossibilità di creare un team vincente. 

Su questo ha puntato il dito Maldini, che ha accusato i cinesi di aver scelto e voler scegliere dirigenti pronti ad accontentare Fassone. Ma, soprattutto, l’ex bandiera rossonera ha accusato i cinesi di voler creare un management di ‘Yes-men’. La margherita delle scelte per il ruolo di direttore tecnico cominciano a scemare, ma dovrà essere per forza di cose un ex Milan. Tra Massimo Ambrosini, Demetrio Albertini ed altre figure, dovrà essere bravo il prossimo ad e dg a non far trapelare notizie, altrimenti potrebbe risultare controproducente per i tifosi.

Il sogno di rivedere Maldini al Milan è quindi sfumato. Forse, l’ex capitano rossonero poteva essere più umile di fronte ad un’opportunità simile. Forse, i cinesi avrebbero dovuto essere più chiari e presenti nella trattativa. Forse, semplicemente, non è nel destino di Paolo continuare a difendere questi coloro in altri ruoli. 

Ecco la lettera di Maldini: 

“Il Milan è sempre stato per me un affare di cuore e passione, la mia storia, quella di mio padre e quella dei miei figli lo dimostrano e nessuno potrà cancellare questo nostro legame con i colori rossoneri. Proprio questo forte legame mi impone di essere attento, preciso e professionale nell’accettare l’incarico che mi è stato offerto; certo, sarebbe molto più facile seguire l’emozione della proposta e dire di si, senza pensare alle possibili conseguenze e partire a testa bassa in questa nuova avventura. Invece no, non posso, devo rispettare i valori che mi hanno accompagnato durante tutta la mia vita, devo rispettare i tanti tifosi che si sono negli anni identificati in me per passione, volontà e serietà, devo rispettare il Milan e me stesso.

Vorrei chiarire alcuni concetti ai tifosi milanisti e a parte della stampa, che ha raccolto e raccontato delle notizie che spostano la sostanza della questione sull’aspetto economico, dimenticando l’importanza che io e la mia famiglia abbiamo dato al senso di appartenenza al Milan: la retribuzione è sempre stata una conseguenza dell’accordo, mai la causa. Queste notizie, tra l’altro, sono state suggerite da fonti “anonime” attraverso canali e persone che conosco da 30 anni, che mirano a screditare la mia persona per giustificare il mancato accordo. Non sono stato certo io a rompere il nostro patto di riservatezza.

Non ho avanzato richieste economiche, ho ribadito fin dal primo incontro che la definizione del ruolo fosse la chiave basilare di una possibile collaborazione. Come potrei quantificare una proposta quando non sono stabilite con chiarezza le responsabilità? Ho fatto presente che avrei dato tutto me stesso per un progetto serio che mi avesse visto in un ruolo importante, che non avrei mai accettato per essere utilizzato come “la semplice bandiera”. Lo ribadisco: il Milan per me è una scelta di cuore.

Non ho mai chiesto un ruolo “alla Galliani”, ovvero di Amministratore Delegato con pieni poteri. So quali sono le mie virtù, ma conosco ancora meglio i miei limiti; l’area di mia competenza deve essere quella sportiva.

Mi è stato proposto il ruolo di Direttore Tecnico, prima di me è stato ingaggiato un Direttore Sportivo di fiducia dell’Amministratore Delegato, quindi, secondo l’organigramma societario che mi è stato presentato, avrei dovuto condividere qualsiasi progetto, acquisto o cessione di calciatore con il mio parigrado DS. A mia precisa domanda su cosa sarebbe successo in caso di disaccordo, mi è stato detto dal Sig. Fassone che avrebbe deciso lui. Detto questo, non credo ci fossero le premesse per un team vincente. Io ho fatto parte di Squadre che hanno fatto la storia del calcio e so che per arrivare a quei risultati ci deve essere una grandissima sinergia tra tutte le componenti societarie, investimenti importanti e ruoli ben definiti. Le ultime stagioni del Milan con il doppio Amminstratore Delegato e ruoli sovrapposti dovrebbero essere d’insegnamento. Naturalmente mi sarei dovuto prendere, agli occhi dei tifosi, della stampa e della proprietà, tutta la responsabilità della parte sportiva, con la possibilità di essere escluso da ogni potere esecutivo.

Non ho mai chiesto di avere un contatto diretto con la proprietà per bypassare l’Amministratore Delegato; ho espresso la volontà di sentire dal Sig. David Han Li, Direttore Esecutivo della Sino Europe Sports, che ho incontrato solo per pochi minuti, cosa si aspettassero da me; avrei voluto ascoltare dalla sua voce quali obiettivi si fossero prefissati e quali investimenti avessero intenzione di fare. Credo che questa sia una richiesta seria che ogni professionista abbia diritto di formulare al proprio datore di lavoro, specialmente quando si ha alle spalle un passato come il mio con il club, fatto di appartenenza e di credibilità.

Spero con queste poche righe di avere chiarito la mia posizione. Rimane l’amarezza di questi giorni per un sogno che è svanito e rimangono le polemiche strumentali che non mi hanno certo fatto piacere.

Io difendo il diritto delle persone a capo di Società importanti come il Milan di poter scegliere i propri collaboratori in base ai criteri a loro più idonei, anch’io farei la stessa cosa nella loro posizione, ma ribadisco anche che i miei valori e la mia indipendenza di pensiero saranno per me sempre più importanti di qualsiasi impiego”.

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