Italia a Mancini: ecco come giocherà il nuovo ct

Roberto Mancini è il nuovo commissario tecnico della nazionale italiana. Dopo le sue esperienze sulle panchine di Fiorentina, Lazio, Inter, Manchester City, Galatasaray e Zenit San Pietroburgo un nuovo step per la carriera del “Mancio”. Ma andiamo a vedere come potrebbe giocare la nuova Italia.

mancini italia
Il momento della firma di Mancini, ieri sera, e la foto di rito con la maglia azzurra.

Si parla di Mancini e l’Italia ormai da anni, tanto che lo stesso allenatore di Jesi ha più volte parlato delle possibili scelte che farebbe da commissario tecnico. In generale, basandoci sulla sua esperienza sulle varie panchine, Roberto Mancini predilige dei moduli che diano superiorità numerica sulle fasce.

Dal 4-2-3-1, al 4-3-3, persino il ritorno al 4-4-2. Nell’ultimo anno sulla panchina dello Zenit San Pietroburgo il Mancio ha utilizzato questi tre moduli di gioco.

Lo Zenit San Pietroburgo quest’anno è stata la squadra che ha effettuato più cross in tutto il campionato russo. Un grosso indizio. (dati wyscout)

Dalla tabella possiamo notare come in questa stagione la squadra di Mancini abbia scelto soprattutto la soluzione del cross per andare in rete. Nel dettaglio è facile vedere poi come i due giocatori che abbiano effettuato più cross nella squadra siano stati Criscito e Smolnikov, rispettivamente il terzino sinistro e il terzino destro. Una soluzione forse forzata, con una prima punta agile, ma di certo non forte nel gioco aereo come Kokorin, ma che ci da dei grossi indizi sul fatto che probabilmente Mancini punterà molto sulle fasce.

Florenzi e Zappacosta saranno i punti di riferimento per la fascia destra, ma attenzione anche a Calabria (in netta crescita negli ultimi mesi), qualche problema sorgerà invece per la fascia sinistra, da tempo vero Tallone d’Achille di ogni CT dell’Italia. Biraghi della Fiorentina è cresciuto molto, rientra perfettamente nelle caratteristiche dell’esterno difensivo che Mancini vuole (miglior assist-man dei terzini di Serie A in questa stagione), ma potrebbe rientrare nella shortlist anche D’Ambrosio, oltre che Emerson Palmieri, che sembra decisamente il più adatto, ma non sta trovando spazio nel Chelsea. Difficilmente Mancini utilizzerà De Sciglio, un destro, sulla fascia sinistra, mentre Darmian nelle prime uscite della nazionale potrebbe tornare a fare il titolare.

Matteo Darmian potrebbe essere ancora utile alla nazionale italiana, nonostante al Manchester United sia finito fuori dai radar di Mourinho.

Ancora una volta dando un’occhiata ai numeri salta all’occhio come lo Zenit sia stato la squadra russa con la media di possesso palla più alta (55,2% p90), un dato che denota l’assoluta volontà di Mancini di cominciare la manovra da dietro. Così, è probabile che l’ex Inter punterà sulla coppia difensiva del Milan, formata da Bonucci e Romagnoli, in attesa di capire cosa vorrà fare Chiellini (sembra che prolungherà la sua carriera in nazionale almeno fino all’Europeo 2020) e che crescino ulteriormente Rugani, Caldara, e Ferrari.

Per mantenere per più tempo la palla è praticamente impossibile quindi rinunciare a giocatori come Verratti e Jorginho, probabilmente fra i pochi intoccabili del prossimo ciclo della nazionale azzurra. Di Biagio li ha già provati in coppia a Manchester contro l’Argentina, ed erano andati abbastanza bene, ma bisognerà capire bene se il Mancio rinuncerà facilmente al mediano di centrocampo fisico, che di solito è stato il must di ogni sua squadra (la sua fedeltà a Yaya Touré nel periodo Citizens è così nota che è forma di memes da anni).

Lorenzo Pellegrini sembra esser messo bene nelle gerarchie, visto che lo stesso Mancini non ha mai fatto mistero di averlo voluto con sé anche allo Zenit quest’anno, e sembra il profilo ideale per completare un centrocampo che dovrà dominare si il possesso, ma anche essere abbastanza mobile. Oltre a Pellegrini, Cristante e Parolo saranno pedine importanti per l’Italia, così come il jolly Bonaventura potrebbe essere una buona alternativa quando si deciderà di giocare con uno solo fra Verratti e Jorginho per dare più dinamismo alla manovra.

Lorenzo Pellegrini cresce di gara in gara, difficilmente l’Italia futura prescinderà da lui.

Infine l’attacco, il reparto forse più povero, se consideriamo la storia dell’Italia. In coerenza con la scelta dei terzini, e del sistema di gioco di cui abbiamo parlato, Belotti sembra in vantaggio rispetto ad Immobile, anche se, sicuramente, Mancini proverà anche un modulo a due punte. In realtà la vera assenza di questa generazione è la figura di un numero 10, un vero trequartista, che possa cambiare gli equilibri negli ultimi 25 metri. Lorenzo Insigne ovviamente è l’uomo più creativo di questa nazionale, ma ha limitato il suo set di giocate alla fascia sinistra, ed è di fatto un esterno offensivo, mentre Verdi, Chiesa e Bernardeschi sulla destra, hanno caratteristiche diverse dai nomi che ci vengono in mente quando pensiamo a un Diez (Totti e Del Piero su tutti).

Un possibile passaggio al 4-2-3-1 nei prossimi mesi potrebbe così portare a scegliere un trequartista come incursore, più che come rifinitore; per capirci, più alla Nainggolan. Per questo ruolo è sembrato perfetto quest’anno Cristante.

Tornando al 9, invece, dicevamo di Belotti, ma attenzione anche a Petagna (utile con il suo gioco aereo), Zaza, ma anche a Balotelli, che però non si è lasciato benissimo con il Mancio.

Lorenzo Insigne, il giocatore migliore della sua generazione nel suo paese. Questa volta sarà impossibile lasciarlo fuori dal progetto.

In definitiva cosa dobbiamo aspettarci dall’Italia di Mancini?

Difficile dirlo, il materiale tecnico a disposizione dell’ex campione di Samp e Lazio è praticamente identico a quello che ha portato Ventura alla più grossa disgrazia degli ultimi 60 anni calcistici italiani. La differenza la faranno le idee, le convinzioni, la serietà e il polso che il nuovo CT metterà nel progetto. Mancini è stato abituato ad amministrare spogliatoi ingombranti, gestire campioni dalla personalità quasi imbarazzante, e ne è sempre uscito bene (ha vinto molto e difficilmente ha lasciato venendo cacciato malamente), ma dovrà superare forse uno scoglio più importante di questo: dare un futuro ad una nazione che calcisticamente sembra fin troppo ancorata agli stereotipi (di gioco, e culturali) di 20 anni fa.