F1 Russia 2019, Analisi Gara – È doppietta a Sochi, ma della Mercedes

Doppietta doveva essere a Sochi, e doppietta è stata. Anche se con le macchine sbagliate, almeno per quelle che erano le attese pre-gara. In una domenica da psicanalisi, quando sembrava ormai scontato violare uno dei fortini più solidi della Mercedes, la Ferrari fallisce l’appuntamento con la quarta vittoria consecutiva, servendo sul piatto d’argento ai rivali un regalo tanto colossale ed inatteso. Bravissimo Lewis Hamilton a coglierlo a piene mani (come già altre volte in carriera) e a portare a casa l’ennesimo successo (82.esimo in carriera, -9 dal record di Schumacher) e, insieme all’opaco ma efficace Valtteri Bottas, l’8° doppietta del team di Brackley di questo 2019. La Ferrari, invece, si ritrova con un pugno di mosche in mano (il 3° posto di Charles Leclerc), l’aspetto positivo di una SF90 che conferma i passi in avanti, ma quelli negativi di un’affidabilità che torna ad essere un campanello d’allarme e di una gestione dei due piloti che, soprattutto in ottica 2020, appare molto problematica in quel di Maranello.

È festa Mercedes anche sul podio del Gran Premio di Russia 2019. Lewis Hamilton e Valtteri Bottas hanno portato a casa l’8° doppietta stagionale (foto da: twitter.com/MercedesAMGF1)

FERRARI, A SOCHI NON SI RIESCE A CONCRETIZZARE. E LA GESTIONE DEI DUE PILOTI NON CONVINCE

In quel di Sochi, dopo il sorprendente exploit di Singapore, in casa Ferrari , almeno dal punto di vista delle prestazioni, possiamo dire che la SF90 ha risposto ancora una volta presente, costituendo l’aspetto sicuramente più positivo del weekend russo. Una monoposto che, in mano a Charles Leclerc ed almeno fino a sabato pomeriggio, ha mostrato le consuete doti velocistiche e di accelerazione sui due lunghi rettilinei del Sochi Autodrom, non mancando di dare ottimi spunti anche nelle tante curve a 90° e nel tortuoso settore finale, dove le Mercedes erano ancora più efficaci, ma davvero di poco. A sostegno di ciò, il fatto che Charles, senza l’errore alla penultima curva del tentativo decisivo in Q3, avrebbe con molta probabilità tenuto ad una distanza di circa 6 decimi il duo composto da Hamilton e da Sebastian Vettel, con il britannico comunque autore di un giro dei suoi per piazzare in prima fila la sua W10, beffando il tedesco per 23 millesimi.

La partenza del Gran Premio di Russia 2019. Di lì a poco, le due Ferrari s’involeranno al comando. Peccato che la gara finirà in maniera molto diversa (foto da: youtube.com)

Ma arriviamo alla giornata di ieri, dove sono cominciati i ‘problemi’, i quali hanno poi portato alla doppietta delle Frecce d’Argento. Quella che segue è l’opinione personale di chi vi scrive. Con le due Mercedes su strategia diversa (‘gialle’ anziché ‘rosse’), e guardando anche alle precedenti edizioni della gara russa (soprattutto le ultime due), era sin troppo palese pensare ad un gioco di squadra dei due ferraristi, atto a concedere la scia a Vettel per superare Hamilton; con l’aggiunta del non farsi ‘male’ alla prima staccata. Se a Singapore Seb aveva sorpreso con un outlap folle, capace di concretizzare l’undercut sia sull’inglese che sul monegasco, stavolta il nativo di Heppenheim parte forse fin troppo bene, sverniciando immediatamente la Mercedes #44 (che al contrario pattina alquanto) e andando a passare anche la monoposto gemella, che oppone ben poca resistenza. Dopo la safety car cominciano i problemi dato che, se da un lato Charles (come un pò troppo spesso ultimamente) si attacca alla radio chiedendo lo scambio di posizioni, dall’altro Seb chiede qualche giro in più, chiaramente per dimostrare di meritarsi la leadership della gara.

Ed è quello che accade. Il #5, ritrovato e cattivo, inizia ad inanellare un giro veloce dopo l’altro; un ritmo indemoniato, grazie al quale inizia a staccare sempre più Leclerc, che finisce con il ritrovarsi fin quasi sulle soglie dei 5″. Altro dato emblematico: le soft, nonostante questo ritmo, reggono benissimo, al punto che Hamilton fatica molto a tenersi sui tempi anche di Leclerc, al quale il team, giocoforza, chiede di ‘pazientare’ per lo scambio di posizioni. E il muretto Ferrari, come plausibile, agisce con le strategie: Charles viene fermato al giro 22, passando alle medie; Seb tiene ancora un buon passo ma, oltre a perdere qualcosa su Lewis, comincia come ovvio a perdere terreno sul compagno di box; nonostante le richieste di fermarsi del tedesco, la sosta avviene al giro 26 (3.0″ contro i 2.5″ di quella del monegasco), e il #16 passa davanti. Da lì a pochissimo, però, l’edificio costruito dalla Scuderia crolla malamente.

Sebastian Vettel salta giù dalla sua Ferrari, ammutolitasi nel corso del 27° giro, dopo una prima parte di gara al comando (foto da: twitter.com/F1)

Sin dall’uscita dalla pit lane, Vettel avverte che qualcosa non va; c’è un problema alla MGU-K, che porta la batteria a scaricarsi; Riccardo Adami, quindi, per motivi di sicurezza chiede a Sebastian di fermarsi non appena possibile. Il tedesco parcheggia in corrispondenza della esse 16-17, provocando la Virtual Safety Car, che va a favorire un Hamilton che torna in pista davanti a Leclerc. Subito dopo ecco la safety car provocata da Russell: il box Ferrari non richiama Charles ai box, il quale, però, insiste per portarsi sulle soft come le Mercedes. La sosta arriva al giro 30 ma, così facendo, l’ex Alfa perde anche la 2° posizione su Bottas. Contrariamente alle speranze, il fatto di aver montato la stessa mescola dei rivali non aiuta Charles, che non riesce a liberarsi di Bottas e finisce con l’amaro in bocca, accontentandosi del 3° posto.

Parlavamo degli aspetti negativi del weekend russo, a partire dall’affidabilità. Il problema patito da Vettel non può non mettere in allarme gli uomini di Maranello; è lapalissiano, ma conta poco essere velocissimi al sabato (e anche in gara) se poi non si arriva alla fine. Le immagini del Bahrain e del sabato di Hockenheim le abbiamo negli occhi ancora tutti, e in Ferrari devono assicurarsi che scene come quella di ieri non si ripetano, lavorando sodo soprattutto in ottica 2020. E arriviamo adesso al punto nodale, la gestione dei due piloti. È chiaro, ormai, che il rapporto tra Seb e Charles, se al di fuori della pista possa apparire ancora sano, all’interno sta rapidamente giungendo ad un punto critico. Ma è anche normale che sia così: da un lato abbiamo il giovane fenomeno in rampa di lancio, che vuole spaccare il mondo, con tantissima fame di vincere e di imporsi; dall’altra c’è il 4 volte Campione del Mondo, reduce dal periodo peggiore della sua carriera, eppure dal quale sembra stia finalmente uscendo, che quindi non ha la minima intenzione di ‘cedere le armi’ al giovane compagno di squadra senza lottare. Una situazione che potrebbe giovare ad entrambi (in primis allo stesso Leclerc) oltre che al team. Ma la domanda è: Binotto&co sono capaci di gestire l’eventuale esplosione della loro rivalità?

Charles Leclerc sul podio di Sochi, con in mano il trofeo per il 3° posto nel Gran Premio di Russia 2019 (foto da: formula1.ferrari.com)

Purtroppo sono molto pessimista, e la gara di ieri ne è un esempio lampante. Dalle dichiarazioni post gara (bisogna vedere quanto accomodate o meno) si evince che Leclerc era convinto di riavere la posizione dopo aver ‘aiutato’ Seb nei primi metri, mentre quest’ultimo, al contrario, credeva che, passata la prima staccata, ci fosse gara libera. Lo stesso Binotto ha ammesso che, FORSE, non sono stati chiari con Sebastian. E’ palese come il tutto fosse basato sulle risultanze delle simulazioni di passo gara di venerdì, con un Leclerc molto più veloce del tedesco; e invece, come a Singapore, Seb ha mostrato tutt’altra velocità, mettendo ‘in crisi’ la squadra, che non si aspettava un tale ritmo. A caldo, ho considerato la strategia ‘rallentata’ fatta su Vettel come una ‘porcata’; a freddo continuo a considerarla assolutamente INUTILE, così come la necessità di dover operare PER FORZA quello scambio di posizioni, che la pista aveva sconfessato. Il ritiro di Seb ha ‘aiutato’ la Ferrari, nel senso che ha provveduto ad eliminare ulteriore imbarazzo; in caso contrario, Vettel sarebbe andato di certo all’assalto di Leclerc, provando a riprendersi la posizione, team order o meno. E chissà come sarebbe andata a finire (roba da prendere i pop-corn e mettersi comodi…).

Sebastian Vettel e Charles Leclerc, nel paddock di Sochi (foto da: twitter.com/pirellisport)

Ribadisco, allo stato attuale, la Ferrari non ha la capacità per gestire al meglio due galli nel pollaio. Il grosso guaio è che se ci sono simili imbarazzi adesso, quando ci si gioca solo una ‘semplice’ vittoria di tappa, nel momento in cui ci si dovesse giocare il Mondiale cosa succederà? L’Armageddon? Il team dovrebbe prendere una posizione chiara, decidendo di puntare le fiches sul pilota che in quel momento è messo meglio; assurdo che una pole, per quanto super, possa dare quasi un DIRITTO di dover stare per forza davanti all’altro, indipendentemente dalle variabili che possono scombinare l’andamento di una gara. Perché un altro dato ben poco contestabile è che ieri, senza VSC (e SC), Leclerc avrebbe vinto in scioltezza, ma non si è ancora nella posizione di poter decidere chi vince senza fare disastri. Una Ferrari che, da vari indizi, pare aver già deciso (e non da ora) su quale cavallo puntare per il prossimo futuro, a costo anche di dare il via libera a scelte strategiche discutibili (la seconda sosta ieri). Come ho scritto poco più su, un Vettel pienamente recuperato è una risorsa enorme sia per il team che per Leclerc, che crescerebbe di certo meglio continuamente pungolato da un compagno veloce e capace anche di dargli la paga. Vedremo come andranno le cose ma, sinceramente, non sono granché ottimista…

MERCEDES, LA DOPPIETTA CHE NON T’ASPETTI. HAMILTON A -9 DA SCHUMACHER

Come detto in più luoghi in questa analisi, la Mercedes (+162 sulla Ferrari nel Costruttori) conferma la sua supremazia in riva al Mar Nero, centrando la sesta vittoria in altrettante edizioni del Gran Premio di Russia, nonché la quarta doppietta. Lewis Hamilton, che nel frattempo ne approfitta per portarsi a +73 su Valtteri Bottas, porta a casa la vittoria stagionale #9 (#82 in carriera, a -9 dal record di Michael Schumacher), interrompendo un digiuno che durava dall’Ungheria. Un risultato, quello del team anglo-tedesco, reso possibile dal concretizzarsi delle condizioni sulle quali era basata la strategia di gara: partiti con le ‘gialle’, il muretto Mercedes puntava ovviamente ad andare il più lunghi possibile, come già accennato in precedenza, sperando in primis in un decadimento significativo delle soft dei ferraristi. Non essendosi verificata questa evenienza (o almeno con molto ritardo), per far svoltare la gara a loro favore serviva una neutralizzazione, che puntualmente è arrivata con la Virtual Safety Car seguita allo stop di Vettel.

Lewis Hamilton taglia vittorioso il traguardo di Sochi, seguito da Valtteri Bottas e da Charles Leclerc (foto da: youtube.com)

Lewis, che vantava un ampio margine sulla SF90 superstite, ha potuto fermarsi, passare alle soft e tornare in pista ampiamente al comando; Bottas, fin lì autore di una gara oltremodo incolore, perdendo molto tempo nei primi giri dietro l’ottimo Carlos Sainz e non avendo mai un passo decente con le medie, non riesce a sopravanzare il #16. Ma, come visto, è solo una questione di qualche minuto: Leclerc sceglie di fermarsi ancora per portarsi anche lui nuovamente sulle ‘rosse’, consentendo a Valtteri di andare in 2° posizione. Una volta ripartita la gara (giro 33), quella che poteva essere un’altra domenica in affanno per i dominatori dell’era ibrida diventa una passerella. Sfruttando il fatto che a Sochi non è per nulla facile superare, a meno che non ti ritrovi ad avere un ritmo superiore, e di tanto, rispetto a chi ti precede, Bottas non ha grandi difficoltà nel tener dietro Leclerc; Hamilton, così, ringrazia e, dopo qualche giro, comincia pian piano ad allungare, fino a tagliare da vincitore la linea del traguardo, oltre a portare a casa anche il punto extra del giro record (1:35.761 al 51° passaggio).

RED BULL, VERSTAPPEN ED ALBON MASSIMIZZANO IL RISULTATO

Gara di rimonta per i due alfieri del team di Milton Keynes i quali, anche grazie al ritiro di Sebastian Vettel, portano a casa il massimo possibile, ovvero un 4° ed un 5° posto. Max Verstappen, partito 9° causa penalità di 5 posizioni, rischia non poco nel caos del primo giro, ma riesce ad uscirne indenne; 8° dopo la ripartenza dalla prima safety car, ci mette qualche giro più del previsto per sbarazzarsi di Perez e delle due McLaren ma, al giro 17, ha raggiunto l’obiettivo della 5° posizione. Da lì la sua gara diventa solitaria, fino al momento della seconda safety car, che in teoria lo rilancia per la corsa al podio. L’illusione dura poco, poiché la RB15, a Sochi, non ha il passo degli altri top team, e l’olandese deve accontentarsi. Si riscatta, almeno in parte, Alexander Albon. L’anglo-thailandese ha pasticciato molto in questo weekend, culminando con il botto in curva 13 che, durante la Q1, lo mette ko e lo costringe a partire dalla corsia box. In gara Albon si fa valere a suon di sorpassi, tanto da risultare 5° già al momento della seconda safety car, che lo aiuta anche a pittare senza perdere troppe posizioni. Ritrovatosi 10°, il #23 si sbarazza in pochi giri delle Racing Point e di Norris, per poi superare anche Magnussen (giro 42); il 5° posto torna ad esser suo, infine, 6 passaggi dopo, quando la manovra riesce anche nei riguardi di Sainz.

Max Verstappen, 4° al termine del Gran Premio di Russia 2019 (foto da: twitter.com/redbullracing)

GLI ALTRI #1, SORRIDONO MCLAREN E RACING POINT. PUNTICINI PER MAGNUSSEN E HULKENBERG

In Russia, la McLaren fa un passo con tutta probabilità decisivo verso il 4° posto nei Costruttori. Nella settimana dell’ufficialità del ritorno ai propulsori Mercedes dal 2021, il team di Woking porta a casa un 6° ed un 8° posto, allungando a +33 sulla Renault (101 a 68). Ok Carlos Sainz, che parte bene a tal punto da infilare Bottas e a superare, pur se solo per qualche centinaio di metri, anche Hamilton. Il finlandese lo passa solo al 7° giro, poi lo spagnolo tiene bene la top-5, salutandola solo ai -6, quando viene passato da Albon. Domenica nel complesso positiva anche per Lando Norris, a punti per il terzo GP di fila, che ha perso un pò di tempo con la VSC, venendo poi passato sia da Albon che da Perez, e non riuscendo a superare Magnussen, il quale però si è poi beccato 5″ di penalità sul tempo finale di gara.

Carlos Sainz, durante la gara di ieri in Russia, conclusa in 6° posizione (foto da: twitter.com/McLarenF1)

Proprio il danese (8° poi 9° dopo la penalizzazione) ha compiuto una piccola impresa, riportando in zona punti la VF-19 per la prima volta dal Gran Premio di Germania; una discreta ventata d’ossigeno per il team statunitense, nel pieno di una brutta crisi tecnica, e che ieri ha visto Romain Grosjean, dopo l’ottima qualifica, stamparsi a muro nel corso del primo giro dopo un contatto con Antonio Giovinazzi. Nella stessa situazione finisce fuori anche Daniel Ricciardo, pur ritirandosi poi soltanto al 24° giro. Una gara, quella di Sochi, grama per la Renault, che porta a casa un solo punto con il 10° posto di Nico Hulkenberg. Meglio invece la Racing Point, che racimola un ottimo 7° posto con il sempre concreto Sergio Perez che, dopo la seconda Safety Car, subisce si il sorpasso di Albon, ma si rifà ai danni di Norris prima e di Magnussen poi, finendo a meno di 3″ da Sainz. Fuori dai punti per meno di 1 secondo Lance Stroll (11°), con una Racing Point che, comunque, accorcia a -3 sulla Toro Rosso, quinta nel Costruttori (55 a 52).

GLI ALTRI #2, ZERO PUNTI PER LA TORO ROSSO. DISASTRO ALFA ROMEO

Domenica senza gloria per Toro Rosso e Alfa Romeo. Alle prese con penalità varie e tanta sfortuna, che ha colpito in particolare l’idolo locale Daniil Kvyat, il team di Faenza, pur battagliando e sgomitando a centro gruppo, non raccoglie nulla, chiudendo la gara di Sochi al 12° posto con il russo e al 14° con Pierre Gasly. Weekend ben poco competitivo per l’Alfa. Entrambi i piloti hanno pagato a caro prezzo i primi metri, Kimi Raikkonen (13°) con una partenza anticipata, Antonio Giovinazzi (15°) con il contatto a tre che ha coinvolto anche Grosjean e Ricciardo alla staccata di curva 5, in seguito al quale la sua C38 ha subito certamente dei danni. Domenica da cancellare anche in casa Williams: George Russell è finito a muro per un problema ai freni nel giro 27, provocando la seconda safety car; un giro dopo, il team ha fermato anche Robert Kubica, ‘per preservare le parti della monoposto in vista delle prossime gare‘, come ha spiegato lo stesso polacco a fine gara.

Weekend negativo in Russia per l’Alfa Romeo, fuori dai punti sia con Kimi Raikkonen (in foto) che con Antonio Giovinazzi (foto da: twitter.com/alfaromeoracing)

La Formula 1 tornerà in pista a Suzuka, per il Gran Premio del Giappone, nel weekend dell’11-13 Ottobre.

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Gianluca Zippo

Informazioni sull'autore
Laureato in Giurisprudenza alla Federico II di Napoli. Malato di Formula 1 e calcio, seguo anche la MotoGP e la NBA.
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