F1, Rob Smedley: “Massa, un grande amico, con una personalità contagiosa”

Rob Smedley, 43enne ingegnere inglese nativo di Middlesbrough, è una figura molto conosciuta all’interno del paddock e dagli appassionati. Attualmente ingegnere supervisore delle performance della monoposto presso la Williams, vanta una lunga carriera in Formula 1, cominciata in Jordan nel 2001, come ingegnere addetto all’acquisizione dei dati, e proseguita con la Ferrari, restandoci dal 2004 al 2013.

Felipe Massa e Rob Smedley in Williams (foto da: sport365.hu)
Felipe Massa e Rob Smedley in Williams (foto da: sport365.hu)

Smedley, comunque, è molto conosciuto anche per essere un grande amico di Felipe Massa, seguendolo sin dai primi approcci alla massima categoria (Felipe esordì proprio nella stagione 2002, con la Sauber). Raggiunto da Motorsport.com, l’inglese ha voluto ripercorrere il rapporto con il pilota brasiliano, a partire dal primo incontro, verificatosi nel tardo 2002 quando Smedley militava per il team di Eddie Jordan.

La prima volta che ho incontrato Felipe fu alla fine del 2002, quando venne nella sede della Jordan per provare la posizione di guida della monoposto” – racconta Smedley – “Avevo parlato molto di lui con Eddie Jordan, il quale si era incuriosito e lo aveva invitato nella sede del team, a Silverstone. Mi chiese di seguire le fasi per realizzare il sedile di guida, e colsi subito che Felipe era una bella persona, con una personalità contagiosa“.

Conobbi un ragazzo felice, che si godeva il momento, era novembre o dicembre 2002” – prosegue l’ingegnere britannico – “Arrivai in Ferrari alla fine del 2003, ed iniziai ad essere operativo nel 2004, quando Felipe era in Sauber. Dopo aver concluso la sua esperienza da tester al Cavallino, continuò a fare delle prove con la Ferrari, ed iniziai a collaborare con lui. Ero il suo ingegnere di pista“.

Continua Smedley: “Era ancora un po’ immaturo nell’approccio, ma la velocità non gli mancava affatto. Aveva solo bisogno di essere un po’ indirizzato, e alla fine ci siamo ritrovati con lui nella veste di pilota titolare al via del Mondiale 2006 ed io nel ruolo di suo ingegnere di pista. Se penso al Felipe che ha esordito in Sauber nel 2002 ed al pilota del Mondiale 2007, posso dire che la crescita è stata enorme. Il talento naturale c’è sempre stato, ma ha utilizzato al meglio le opportunità di progredire che ha avuto. Noi del team gli avevamo dato un programma molto strutturato, al fine di dedicare gli sforzi nei settori in cui aveva ancora bisogno di lavorare, con tanti piccoli obiettivi da raggiungere“.

Credo che, nella sua mente, la prima volta che è arrivato in Ferrari il suo obiettivo fosse quello di battere un sette volte campione del mondo come Michael Schumacher, puntando a diventare egli stesso campione entro la fine dell’anno” – sottolinea Smedley – “Era un traguardo impossibile, quindi gli abbiamo prefigurato obiettivi più fattibili da seguire. Con quel sistema è cresciuto molto. Alla fine avrebbe potuto essere due volte Campione del Mondo, sia nel 2007 che nel 2008“.

Il rapporto con Schumi fu fondamentale per la crescita del brasiliano: “Michael è stato una figura importantissima per Felipe. Lui voleva vincere, è ovvio. Ma ha anche capito che era importante circondarsi di quante più persone fidate possibili. E con Felipe sapeva di essere a posto. Lo dimostrò in pista, nella stagione 2006, quando aiutò Michael nel suo testa a testa con Alonso. E Michael quando ha potuto è stato riconoscente, aiutando la sua carriera“.

Infine, Smedley tocca il tasto forse più dolente del rapporto tra Massa e il Cavallino, ovvero il Gran Premio di Germania 2010, quello del famoso “Felipe, Fernando is faster than you“. “Da quel momento, per Felipe tutto è diventato un po’ più difficile” – dice Smedley – “E’ stata una specie di svolta nell’attenzione che il team ha riposto in lui. Non sto giudicando l’attenzione della squadra su Alonso, se è stata corretta o meno. Non commento questo aspetto. Penso che Fernando sia un grande pilota, è un’opinione che ho espresso tante volte. Ma credo che, dopo quell’episodio, per Felipe le cose non sono state più le stesse, e non è stato facile come prima andare avanti“,

Gianluca Zippo

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Laureato in Giurisprudenza alla Federico II di Napoli. Malato di Formula 1 e calcio, seguo anche la MotoGP e la NBA.
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