F1 GP Germania 2019 Analisi Gara – Dalla roulette di Hockenheim esce il #33

È veramente difficile riordinare il tutto e riassumere quanto successo nell’edizione #64 del Gran Premio di Germania. In un Hockenheimring bagnato a più riprese dalla pioggia ed infine praticamente asciutto, la Formula 1 ha vissuto una delle gare più emozionanti e ricche di colpi di scena dell’ultimo decennio, che va a formare un inatteso tris di GP da ricordare, insieme alle domeniche del Red Bull Ring e di Silverstone, dopo le polemiche sulla ‘Formula Noia‘ che avevano animato buona parte della prima fase di stagione, raggiungendo il culmine con il Gran Premio di Francia a Le Castellet. È successo di tutto sul circuito situato ai margini della Foresta Nera: in condizioni meteo estremamente mutevoli ed insidiose, abbiamo visto sorpassi, errori, incidenti, grandi rimonte, azzardi strategici (alcuni a buon fine, altri meno), ben quattro Safety Car (non contando quella iniziale, alla quale è poi seguita la partenza in griglia) e la bellezza di 78 pit stop (considerando i piloti classificati, una media di cinque pit a pilota).

Il podio della pazza gara di ieri a Hockenheim. Da sinistra a destra, Sebastian Vettel, Ferrari (2°); Max Verstappen, Red Bull (1°); Daniil Kvyat, Toro Rosso (3°) (foto da: twitter.com)

A festeggiare, alla fine, è stato un super Max Verstappen, che bissa il successo austriaco, ottenendo la 7° vittoria in carriera (61.esima per la Red Bull). L’olandese sbaglia poco e si conferma maledettamente concreto oltre che veloce, ben supportato dal muretto di Milton Keynes. Sul podio, in una domenica che potremmo definire ‘redentrice’, ecco un Sebastian Vettel capace di risalire dalla 20° posizione di partenza fino alla 2° finale, e un sorprendente Daniil Kvyat che regala alla Toro Rosso il secondo podio della sua storia (il primo la famosa vittoria di Vettel a Monza nel 2008), a poche ore dalla nascita della figlia. Da sottolineare anche l’ottima prestazione dei vari Lance Stroll, Carlos Sainz ed Alexander Albon, classificatisi rispettivamente dalla 4° alla 6° posizione; così come avevano da sorridere in casa Alfa Romeo, con entrambi i piloti a punti, così come gli Haas. Una penalità post gara di 30″ (come vedremo più avanti) ha però spedito Kimi Raikkonen ed Antonio Giovinazzi fuori dalla top-10, nella quale entrano Lewis Hamilton e soprattutto Robert Kubica, per il primo punto della Williams.

Le due Mercedes di Lewis Hamilton e Valtteri Bottas approcciano in testa la prima curva della gara di ieri, seguiti dall’Alfa di Kimi Raikkonen. La domenica, però, avrà uno sviluppo molto diverso dal previsto per il team di Brackley (foto da: twitter.com)

A proposito di delusioni, la Mercedes ha celebrato nel peggior modo possibile i 125 anni nel motorsport e le 200 gare in Formula 1. Lewis Hamilton, mai così falloso da un bel pò di tempo a questa parte, finisce 11° ma, come si suol dire, cade sempre in piedi: nonostante tutto, infatti, grazie alla squalifica delle Alfa riesce anche a guadagnare 2 punti su un disastroso Valtteri Bottas, schiantatosi a muro quando aveva la grossa chanche di recuperare buona parte del gap che lo separava da Lewis; in pratica, da un potenziale -21 si è passati ad un -41. Domenica da dimenticare anche per Charles Leclerc, che cestina una grossa occasione finendo in barriera poco prima di metà gara mentre era in seconda posizione e, con il senno di poi, avrebbe avuto tutto per giocarsi finanche la vittoria con Verstappen. Ma passiamo ad approfondire i vari temi di questa pazza domenica tedesca.

RED BULL: VERSTAPPEN NON TRADISCE E VINCE DA CAMPIONE. ANCORA UNA DELUSIONE PER GASLY

La seconda vittoria stagionale (settima in carriera) di Max Verstappen ha un sapore davvero speciale. Un pilota, l’olandese, che conferma una volta di più i crismi del fenomeno (tutti devono ammetterlo, punto), all’interno di una maturità che comincia a farsi disarmante nella sua continuità. Nel caos della gara di ieri in Germania, e nonostante una partenza orrenda (toh, come in Austria… Sarà un caso?), Max ha mostrato sangue freddo e piede caldo, ben coadiuvato dal box Red Bull ad eccezione forse che in occasione del primo passaggio alle gomme slick, quando anziché le soft gli montano le medium, con tanto di 360° del #33 tra curva 14 e curva 15. Il nostro, comunque, una volta presa la testa della corsa, dopo la terza sosta (giro 29), semplicemente non l’ha mollata più. In condizioni di bagnato/umido prima, e di quasi asciutto poi, il binomio Verstappen-RB15 è stato il migliore in pista.

Max Verstappen vince per la settima volta in carriera, trionfando nel Gran Premio di Germania 2019 (foto da: twitter.com/redbullracing)

Il passo dell’olandese, veloce e sicuro, era troppo per gli avversari e, nonostante le continue neutralizzazioni, Verstappen è stato sempre capace di scappar via, tenendosi lontano dai guai. Va sottolineato, inoltre, che nella prima metà di gara, a parità di condizioni, era l’unico a riuscire a tenere il passo di Hamilton, tenendosi di continuo negli scarichi dell’altra W10 di Bottas. Una gara, quella di Hockenheim, che certifica una volta di più la crescita del pacchetto Red Bull-Honda, dato che in qualifica il #33 è riuscito a mettersi dietro Valtteri, con Gasly entro il decimo di distacco dal compagno di box, anche se poi il suo best lap è stato cancellato. Una Honda che comincia davvero a togliersi grosse soddisfazioni e che, grazie al 3° posto di Kvyat, torna sul podio con due monoposto a quasi 27 anni dall’ultima volta, ovvero dal Gran Premio del Portogallo 1992, quando le McLaren-Honda di Ayrton Senna e di Gerhard Berger si piazzarono rispettivamente 2° e 3°, alle spalle della Williams-Renault di Nigel Mansell.

Pierre Gasly con l’ala anteriore infilata sotto la sua monoposto, dopo il contatto con Alexander Albon nel corso del penultimo giro della gara di ieri in Germania (foto da: youtube.com)

Nota stonata, ancora una volta e dopo il bel 4° posto di Silverstone, Pierre Gasly. Il francese, nonostante il botto in PL2, aveva disputato un ottimo weekend, culminato nella qualifica di cui sopra, con il miglior piazzamento in griglia della carriera; ieri, però, si è letteralmente perso. Partito anche lui molto male, condizionato anche da quanto combinato dal compagno di box, il francese si è trovato da subito intruppato nella parte centrale del gruppo; nonostante abbia provato a sgomitare e a farsi largo, Gasly non è riuscito a riemergere, commettendo anzi più di una sbavatura e rimbalzando letteralmente soprattutto contro la Toro Rosso di Alexander Albon, vero incubo per il #10. E proprio nell’ennesimo duello di giornata con l’anglo-thailandese, per la 6° posizione, finisce la gara di Gasly: siamo nel penultimo giro e il francese, incrociando la traiettoria con l’avversario nel rettilineo che dal tornantino porta a curva 7, tocca la Toro Rosso e perde l’ala anteriore, che s’infila sotto la RB15 e costringe il pilota ad andare dritto nella via di fuga per evitare guai peggiori.

FERRARI: VETTEL TORNA A SORRIDERE, LECLERC SI MANGIA LE MANI

Non è semplice scegliere se in casa Ferrari siano più gli aspetti positivi o quelli negativi venuti fuori dal weekend tedesco. Un Gran Premio di Germania che ha restituito il podio a Sebastian Vettel, mancante dal Gran Premio del Canada, con una grande rimonta dal 20° al 2° posto finale, ma che ha visto Charles Leclerc commettere un errore grave, che vanifica un podio sicuro e, probabilmente, un’altro bel duello con Verstappen, stavolta per la vittoria. Dicevamo, luci ed ombre per la Rossa a Hockenheim, e direi di cominciare dalle cose positive. Innanzitutto Sebastian Vettel, che passa dal totale sconforto post qualifica ai sorrisi post gara, incitato e sospinto da una folla sugli spalti tutta per lui (eccetto i numerosi tifosi di Verstappen, ovviamente). In quella che possiamo definire una ‘redemption race’, il nativo di Heppenheim è stato l’unico dei big a non commettere la minima sbavatura, in un contesto dove, al contrario, abbiamo visto come fosse facile sbagliare (e i tanti hater sicuramente si preparavano già a fregarsi le mani).

Sebastian Vettel ha colto un podio importantissimo per il morale a Hockenheim, rimontando dalla 20° alla 2° posizione (foto da: twitter.com)

C’è da dire che Seb ha vissuto più gare nella gara. Dopo un buon avvio con le full wet, portandosi in fretta dal fondo a ridosso della zona punti, il tedesco ha faticato a trovare il ritmo in entrambi gli stint con le intermedie; sarà stata anche un pò di prudenza, ma in particolare la lentezza della SF90 nel portarle in temperatura ha influito molto, con Vettel in alcuni frangenti più lento anche di Hulkenberg e Raikkonen. Tutto è cambiato quando, al giro 47, Seb è passato definitivamente alle soft; come mostrato venerdì, in condizioni d’asciutto il passo gara della SF90 era davvero ottimo, e Vettel ha cominciato a rimontare posizioni su posizioni, con ogni manovra (da sottolineare quelle su Sainz e Gasly) sottolineata dai boati del pubblico. I sorpassi finali su Stroll e Kvyat hanno certificato un risultato che serviva come il pane al ferrarista, e che potrebbe fargli switchare l’interruttore- D’altro canto, un anno fa qui si consumava il dramma sportivo che lo ha fatto entrare nella spirale negativa che ben sappiamo; sai mai che, sempre da Hockenheim, non possa partire la rinascita?

L’abbraccio dei meccanici a Sebastian Vettel, subito dopo la fine del Gran Premio di Germania 2019 (foto da: twitter.com)

Parlando sempre degli aspetti positivi del weekend tedesco della Ferrari, possiamo nominare sicuramente il comportamento della SF90. Senza novità di sorta, a differenza degli avversari (Mercedes in primis), sin dal venerdì la monoposto italiana è risultata molto veloce e competitiva, al punto tale da sorprendere anche gli stessi uomini di Maranello; una SF90 velocissima nei primi due settori, ma che si difendeva alla grande anche nel Motodrom, descritto come vero spauracchio alla vigilia. E questo in ogni condizione d’asciutto, dal caldo africano di venerdì, a quello ‘normale’ di sabato mattina, passando al fresco di ieri, nel finale. Il circuito di Budapest, che verrà affrontato nel prossimo weekend, sarà una vera prova del nove per la Rossa, soprattutto se il meteo non dovesse fare scherzi. Per una volta, poi, mi sento di gettare una lancia sulle strategie del muretto Ferrari, tanto (e giustamente) vituperate negli ultimi mesi. In condizioni nelle quali era facilissimo perdere la bussola, Rueda&co si sono distinti per aver azzeccato quasi in ogni occasione il momento della chiamata ai box, spiccando in particolare con Leclerc, spinto in 2° posizione fino all’errore.

Sebastian Vettel bacia il trofeo del secondo classificato sul podio di Hockenheim (foto da: formula1.ferrari.com)

E passiamo ora agli aspetti negativi. In cima non può non esserci la figuraccia di sabato, una ‘Caporetto’ dal punto di vista dell’affidabilità, come l’ho definita. Va bene provare a spingere di più per recuperare, ma è inammissibile per un team come la Ferrari trovarsi con entrambe le macchine ko nella stessa qualifica. Un sabato che, con buona probabilità, poteva essere trionfale, che invece diventa una tragedia (sportiva s’intende), con Vettel costretto ad abbandonare subito in Q1 (20°) e Leclerc, da favorito, ad alzare bandiera bianca in Q3 (10°). C’è poi quanto combinato da Leclerc. Ovvio, parliamo di un pilota al primo anno in una big (secondo in Formula 1), e gli errori possono starci; anzi, direi che devono starci, soprattutto per un discorso di maturazione completa da parte del monegasco. Ma un errore è un errore, e come tale va trattato, in particolare se ti costa un gran risultato. Non oso immaginare se fosse stato il #5 a commetterlo… Ma tant’è. Charles non va caricato di troppe aspettative; va lasciato libero di crescere e di sbagliare; più in generale, è tutto l’ambiente Ferrari che ha bisogno di maggiore tranquillità.

La Ferrari #16 di Charles Leclerc contro le barriere, dopo essere uscita di pista nelle ultime due curve. Purtroppo la gara di Charles è finita così in Germania (foto da: twitter.com)

Ieri Charles sicuramente sembrava più in palla di Vettel ma, ad un’analisi più approfondita, come il tedesco anche il #16 aveva pesanti alti e bassi a livello cronometrico, senza contare il fatto che lui, nella prima parte, era rientrato a montare un set di intermedie nuovo. Inoltre, Leclerc stava anche rischiando tantissimo per recuperare; solo nell’ormai famigerata curva Sudkurve aveva rischiato di perdere la macchina già altre due volte, prima dell’errore fatale al 29° passaggio. Ripeto quello che ho detto altre volte: serve maggior equilibrio. Ultimo punto. Se le strategie, per una volta, sono andate bene, assolutamente lo stesso non può dirsi per i pit stop in sé. Troppe sbavature nelle soste dei piloti Ferrari che, in altre situazioni, avrebbero tranquillamente compromesso l’esito della gara. Su un totale di otto pit (5 di Seb e 3 di Charles), il più rapido è stato di 2.7″, mentre quasi tutti gli altri sono stati dai 4″ a salire. Così non si può andare avanti, dato che per vincere c’è bisogno che tutto il meccanismo funzioni alla perfezione. Basta che un solo ingranaggio, seppur piccolo, vada per i fatti suoi, che tutta la struttura crolli come un castello di carte.

MERCEDES: DÉBACLE INATTESA NELLA GARA DI CASA. HAMILTON CHIUDE 9°, DISASTRO BOTTAS

Non è stata affatto la domenica che in Mercedes volevano. A Hockenheim, con tutto il box vestito in stile anni ’50 per celebrare insieme i 200 GP delle Frecce d’Argento e i 125 anni nel motorsport del marchio Mercedes-Benz (per l’occasione anche title sponsor dell’evento), tutto era pronto per l’ennesima passerella, per di più dopo le qualifiche di sabato dove, con le Ferrari autoeliminatesi, Lewis Hamilton aveva conquistato di forza la pole #87 in carriera. La prima parte di gara, d’altronde, sembrava confermare le previsioni di una W10 favorita sul bagnato, con il britannico a fare il vuoto in particolare nel primo stint affrontato con le intermedie, mentre qualche difficoltà in più l’affrontava Valtteri Bottas, braccato a più riprese da Verstappen.

Lewis Hamilton torna ai box dopo aver danneggiato la sua W10 in un fuoripista all’ultima curva mentre era al comando. Questo errore sancisce l’inizio della domenica da incubo del britannico (foto da: youtube.com)

E invece, il turning point della gara soprattutto del britannico arriva nel finale del 29° passaggio: dopo aver montato le soft appena il giro prima, Lewis finisce largo praticamente nello stesso punto del ferrarista, andando ad impattare di striscio contro le protezioni proprio qualche metro più in là rispetto a dov’era ferma la SF90 #16; con l’ala anteriore danneggiata, l’inglese taglia la pista e si butta in corsia box oltre il paletto che delimita la zona d’ingresso; violazione che gli costerà 5″ di penalità. Al box Mercedes si scatena il caos, dato che il rientro di Lewis non era atteso e ci si avvede di quanto successo solo quando il #44 era già ormai in pit-lane; la sosta dura addirittura 50.3″, ma la safety car entrata in pista per l’incidente di Leclerc lo salva, dato che si ritrova 5° e subito dietro ai primi. Ma la fase critica della sua gara era appena cominciata, anche se dopo la ripartenza i sorpassi su Albon e Hulkenberg lo riportano in zona podio.

Giro 57: Valtteri Bottas butta via dalla finestra l’opportunità di riaprire il Mondiale, stampandosi contro le barriere in uscita di curva 1 (foto da: youtube.com)

Mentre subito avanti a lui Bottas non riesce a tenere il passo di Verstappen, arriva il momento di tornare di nuovo alle slick, fase nella quale Lewis sconta i 5″ di penalità (verrà indagato ancora per esser stato troppo lento in regime di safety car, ma non se ne farà nulla), rientrando 12°. E’ una fase molto difficile, dato che il britannico sembra non avere nemmeno il passo per attaccare le due Alfa, tra le quali si trova racchiuso; al giro 53, quindi, ecco lo spettacolare testacoda a 360° in uscita da curva 1 (con leggera pizzicata sulle barriere). Il susseguente pit lo fa sprofondare in ultima posizione. Bottas si ritrova per le mani la grande occasione di riaprire il discorso iridato, ma fatica maledettamente nel portare un attacco serio a Stroll; fino al patatrac del giro 57 quando, in un replay (quasi) fedele dell’errore fatto poco prima sempre in curva 1 dal compagno di box, il finnico finisce per stamparsi contro le barriere. La nuova safety car porta Hamilton a fermarsi per la sesta volta (!!), riuscendo però a superare soltanto le Williams. La squalifica delle Alfa, però, pone Lewis in zona punti (9°), riuscendo ad incrementare, dunque, il margine su Bottas, adesso di 41 punti (225 a 184).

TORO ROSSO: KVYAT CENTRA L’IMPRESA E RIPORTA LA SCUDERIA DI FAENZA SUL PODIO DOPO OLTRE 10 ANNI

Dopo oltre 10 anni e 10 mesi (3969 giorni per la precisione), la Toro Rosso, in maniera completamente inattesa e rocambolesca, ritrova il podio. Un piazzamento in top-3 (l’unico prima di ieri) mancava da quel magico 14 Settembre 2008, quando un imberbe Sebastian Vettel otteneva una incredibile vittoria in quel di Monza. A riuscire nell’impresa a Hockenheim è stato un bravissimo Daniil Kvyat, che ottiene il suo terzo podio in carriera a poco più di 3 anni e 3 mesi (1197 giorni) dall’ultimo, in Cina nel 2016. Il pilota russo, che nel post gara ha confessato di esser diventato padre non molte ore prima della gara, nel marasma generale non sbaglia praticamente niente, così come gli uomini del muretto Toro Rosso; messa la soft al momento giusto (giro 45), Daniil rimonta e si ritrova secondo dopo aver passato Stroll. Nel finale nulla può contro Vettel, ma poco importa, a fronte di un risultato comunque fenomenale. La festa del team italiano è comunque completata da Alexander Albon. L’anglo-thailandese, vero incubo soprattutto per Pierre Gasly durante la gara, termina al 6° posto, ricevendo e sferrando attacchi, più in generale mostrando grande vivacità. In totale, i 23 punti conquistati ieri dalla Toro Rosso ne rappresentano il massimo in singolo weekend nella storia del team.

Il box Toro Rosso in festa nella pit-lane di Hockenheim, dopo il 3° e 6° posto ottenuto da Daniil Kvyat e da Alexander Albon (foto da: twitter.com)

GLI ALTRI #1: STROLL SFIORA IL COLPACCIO, OK SAINZ E LE HAAS. PRIMO PUNTO PER KUBICA E LA WILLIAMS

Con una monoposto pesantemente rivisitata, la Racing Point è tornata ad affacciarsi nelle zone importanti della classifica, seppur in una domenica dai due volti. Da un lato c’è quello deluso di Sergio Perez che, dopo la Q3 conquistata sabato, è finito subito ko (e a muro) nel corso del secondo giro, partendo in testacoda in uscita da curva 11 e provocando la prima safety car. Dall’altra c’è il sorriso smagliante di Lance Stroll, che chiude 4° dopo aver assaporato anche la 2° posizione per alcuni giri. Il canadese, dopo una gara sulle montagne russe, con cinque pit e ben due testacoda senza conseguenze, è il primo a montare le slick (soft) nell’ultima fase di gara (giro 44); una scelta azzeccata, dato che Lance, come detto, si ritrova in seconda posizione, superato poi da Kvyat e dal rimontante Vettel nel corso del terzultimo giro. Poco male comunque, dato che si tratta del secondo miglior risultato in carriera e di punti fondamentali per il team.

Subito alle spalle di Daniil Kvyat, in 4° posizione giunge Lance Stroll, con la Racing Point. Azzeccando il momento di tornare sulle slick, per poco il canadese non riesce a salire sul podio (foto da: twitter.com/RacingPointF1)

Giornata in chiaroscuro anche per la McLaren. Carlos Sainz è protagonista di una nuova prestazione molto solida e concreta, portando a casa un 5° posto che è anche il suo miglior risultato stagionale; lo spagnolo giunge a poco più di un secondo dal podio, ma ha anche rischiato tanto quando, al giro 19, finisce largo alla Sudkurve e per poco non sbatte. Non ha visto invece la bandiera scacchi Lando Norris il quale, dopo un weekend ad inseguire rispetto al compagno di box, deve ritirarsi al 25° passaggio per una perdita di potenza. La penalità inflitta alle due Alfa Romeo rende positivo il weekend della Haas, che piazza così Romain Grosjean e Kevin Magnussen rispettivamente in 7° ed 8° posizione (primo doppio arrivo a punti dal GP di Spagna), pur mancando ancora di prestazioni. A risaltare è l’ennesimo contatto tra i due alfieri del team di Kannapolis; contatto avvenuto al tornantino ad 8 giri dalla fine e che ha fatto nuovamente arrabbiare il team principal, Guenther Steiner.

In una giornata così non poteva mancare l’incontro (troppo) ravvicinato tra i due piloti della Haas, che comunque riescono entrambi a giungere a punti (foto da: youtube.com)

Degna conclusione di una domenica ripetiamo folle, è il primo punto della Williams e di Robert Kubica che, a 35 anni, torna a marcare punti iridati come non gli succedeva dal Gran Premio degli Emirati Arabi del 2010, chiuso in 5° posizione. Un’impresa chiaramente frutto della penalità inflitta a Raikkonen e Giovinazzi, ma che rappresenta il giusto premio per un ragazzo che, nonostante la difficilissima situazione tecnica del derellitto team britannico, non ha mai voluto mollare. Un Kubica che, tra l’altro, si è messo dietro anche il compagno di box George Russell, oggi 11°.

GLI ALTRI #2: ALFA ROMEO PENALIZZATA. CHE RAMMARICO PER HULKENBERG

Era stata una domenica molto buona in Germania per l’Alfa Romeo. Ok, delle chiamate strategiche non proprio azzeccate, unite a qualche sbavatura nella guida da parte dei piloti, avevano estromesso Kimi Raikkonen ed Antonio Giovinazzi dalla lotta per il podio. Ma alla fine della fiera erano comunque arrivati un 7° ed un 8° posto, con il finnico in particolare a mettersi in luce nelle prime fasi e, successivamente, con un paio di difese dure sugli attacchi dell’ex teammate Vettel. Dopo la fine della gara è però arrivata la doccia fredda, concretizzatasi in 30″ di penalità per entrambi i piloti, che così sono finiti fuori dai punti (12° e 13°). Il nocciolo del problema, secondo il delegato FIA Jo Bauer, stava nel fatto che il team era intervenuto sui tempi di reazione della frizione, in modo da aiutare Kimi ed Antonio nel difficile start sul bagnato; il tutto portando i suddetti tempi di reazione dai 70 millisecondi consentiti ad un numero compreso tra 200 e 300 millisecondi. All’Alfa è stata così contestata la violazione dell’art. 27.1 del regolamento sportivo, secondo il quale “Il pilota deve guidare la monoposto da solo e senza aiuti“, indipendentemente dal fatto che un reale vantaggio ci sia poi stato. Il team di Hinwil ha comunque annunciato l’intenzione di voler ricorrere contro la sanzione.

Un positivo doppio arrivo a punti in Germania per i piloti Alfa Romeo (nella foto Kimi Raikkonen, durante i primi giri), vanificato da una doppia squalifica (foto da: twitter.com/alfaromeoracing)

Si è ritrovata con un pugno di mosche in mano anche la Renault, che subisce come sottolineato prima il sorpasso nei Costruttori da parte della Toro Rosso, con la McLaren in fuga al quarto posto. Se la gara di Daniel Ricciardo è durata poco, ovvero circa 13 giri, quando una evidente fumata bianca ha annunciato il ko del propulsore della R.S.19 #3 (problema allo scarico), Nico Hulkenberg ha veramente sognato a lungo di rompere il tabù podio. Il tedesco ha sfoderato una prestazione per larghi tratti davvero convincente, ritrovandosi al momento della ripartenza dalla safety car provocata da Leclerc addirittura in 2° posizione, prima di venir superato dalle Mercedes. Ex post, visto quello che è successo poi, di certo Nico sarebbe stato tra i super favoriti per il podio; e invece la sua gara è finita contro le barriere esterne dell’ultima curva, dopo aver perso la monoposto ed esser passato sulla via di fuga ‘saponetta’ lì presente. Un colpo al morale, come ammesso da Hulkenberg stesso, davvero duro da digerire.

Tutta la delusione di Nico Hulkenberg, che getta al vento la concreta chance di finire per la prima volta sul podio, uscendo di pista a 2/3 di gara (foto da: youtube.com)

La Formula 1 tornerà subito in pista il prossimo weekend con il Gran Premio d’Ungheria a Budapest, ultima uscita prima della pausa estiva.

Gianluca Zippo

Informazioni sull'autore
Laureato in Giurisprudenza alla Federico II di Napoli. Malato di Formula 1 e calcio, seguo anche la MotoGP e la NBA.
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