Esclusiva Stadiosport, Salvatore Soviero : “Alleno giovani portieri, è l’unica cosa sana in questo calcio. Perin? Gran colpo della Juventus”

In esclusiva per Stadiosport, Salvatore Soviero, ex portiere di Genoa, Venezia, Cosenza, Salernitana e Reggina, oggi allena giovani portieri nella sua Scuola calcio a Palma Campania, sua città natale. Nel corso dell’intervista, Soviero ci ha parlato un pò della sua carriera calcistica, dei suoi progetti e delle problematiche del calcio italiano. 

Ciao Salvatore, dopo un’esperienza da allenatore alla guida della Palmese, squadra della tua città, quali sono oggi i  tuoi progetti futuri ?

“Oggi fare calcio è diventato difficile, poi farlo nei dilettanti lo è ancor di più, quindi preferisco allenare piccoli portieri,  ho una Scuola calcio con mio fratello, che sicuramente è la cosa più sana in questo calcio, poi faccio anche delle collaborazioni con altre Scuole calcio”.

La tua carriera da portiere è stata di tutto rispetto, da quando hai appeso i guanti al chiodo, hai oggi qualche rammarico ?

“Ognuno si merita quello che ha, non mi aggrappo a niente, so quanto valevo. Ti posso dire che di casini ne ho fatti eppure sono andati avanti, quindi significa che qualcosa in più degli altri avevo”.

Tu sei stato il primo allenatore a denunciare la questione riguardante al fatto, che oggi non si allena per meritocrazia, la pensi ancora così ?

“Non si allenava neanche prima per meritocrazia, ma per lo meno c’era un pò più rispetto, oggi invece è ancora peggio. Arriva gente nuova che allena solo perché è amica del presidente, io questa la definirei prostituzione professionale, perciò il calcio a poco a poco sta morendo. La domanda è, chi forma i giovani? C’è gente che non sa dove sta di casa il pallone, il calcio è pratica non si impara sui libri, se uno non sa calciare come fa a insegnarlo ad un ragazzo, poi non dobbiamo stupirci se in Italia giocano solo stranieri. Ai tempi d’oggi un giovane non ha competizione, una volta invece quando un ragazzo andava in C  faceva fatica a giocare e poi pian piano cresceva, purtroppo per ridurre i costi si mandano questi giovani allo sbaraglio. Oggi manca la figura del direttore sportivo, specie nei settori giovanili, chi ce l’ha riesce ad ottenere ottimi risultati, ma purtroppo questa figura è stata soppiantata dai procuratori oppure da alcuni presidenti manager che non hanno alcuna competenza”.

Come vedi l’inserimento dalla prossima stagione delle Seconde squadre nel campionato di Serie C ?

“Io ho giocato per 23 anni e ogni anno dovevano inventare qualcosa, quando uno si ritaglia un ruolo in una società calcistica deve fare solo quello . In 23 anni ho sentito sempre che volevano allargare le porte e non le hanno mai allargate, in Spagna lo puoi anche fare il discorso delle Seconde squadre, ma soltanto se è un campionato tra di loro senza inserirli in quelli professionistici, a mio avviso è un qualcosa di irrealizzabile”.

Tra pochi giorni inizieranno i Mondiali in Russia, fa effetto purtroppo non vedere partecipare l’Italia. Secondo te qual’è la ricetta per riportare in alto il calcio italiano ?

“Bisogna ripartire dai settori giovanili e togliendo gli amici degli amici. Quando ho fatto il corso a Coverciano, con me c’erano  fruttivendoli,  pescivendoli e un altro che ha giocato in Prima Categoria, nell’arco di tre anni sono arrivati a dirigere il settore giovanile del Napoli, perciò questo ti fa capire come il calcio sia ormai morto, cerchiamo invece di trovare persone qualificate se vogliamo migliorare le cose”.

Oggi quali portieri in Italia e in Europa ti hanno più impressionato ?

“In Italia sicuramente Perin, mi piace molto, davvero forte e reattivo. La Juventus ha fatto un gran colpo, sono certo che sarà lui il portiere titolare dei bianconeri. A livello europeo ce ne sono 6 o 7 forti, poi in Europa si sbaglia di più e vengono meglio esaltati, almeno che non sbagli in una finale di Champions League”.

La Reggina è la squadra con cui hai debuttato in Serie A, pensi che potrà tornare presto a calcare i grandi palcoscenici ?

“Per vincere i campionati oltre alle risorse serve gente di qualità, abituata alle vittorie. Vincere con una banda di ragazzini è un evento che può succedere una volta ogni venti campionati, non si può improvvisare”.