
L’avventura di Roberto De Zerbi all’Olympique de Marseille si è conclusa ufficialmente dopo poco più di diciotto mesi. La separazione, annunciata in tarda serata martedì, è avvenuta di comune accordo, con il tecnico italiano che lascia il club al quarto posto in Ligue 1, distante dodici punti dal Paris Saint-Germain capolista.
Un epilogo brusco, soprattutto alla luce dei numeri complessivi. Ma cosa è realmente accaduto al Vélodrome? E quale potrebbe essere il prossimo passo per l’ex allenatore del Brighton?
L’arrivo a Marsiglia e la ricostruzione
De Zerbi era sbarcato a Marsiglia nell’estate 2024, dopo una stagione 2023-24 molto complicata per il club, chiusa all’ottavo posto in campionato. Quel piazzamento aveva escluso l’OM dalle competizioni europee, offrendo però al tecnico la possibilità di lavorare senza il peso delle coppe nel primo anno.
Il mercato estivo fu ambizioso. Arrivarono Mason Greenwood, capace di chiudere la stagione da capocannoniere ex aequo del campionato, Adrien Rabiot, Amine Gouiri, Pierre-Emile Hojbjerg e Manu Koné. Innesti di qualità e personalità che cambiarono subito il volto della squadra.
Il risultato fu sorprendente: secondo posto in classifica nel 2024-25 con 65 punti, quattro in più del Monaco e diciannove in meno del PSG campione. Un distacco ampio dalla vetta, ma sufficiente per riportare il Marsiglia in Champions League.
La Champions League e l’inizio delle crepe
La stagione 2025-26 si è aperta con entusiasmo, ma la campagna europea ha presto mostrato i limiti della squadra. Nella fase campionato della nuova formula di Champions, il Marsiglia ha ottenuto vittorie contro Ajax, Newcastle e Union SG, ma ha incassato sconfitte pesanti contro Real Madrid, Sporting CP, Atalanta, Liverpool e Club Brugge.
Il 25° posto finale e l’eliminazione per differenza reti hanno rappresentato una delusione significativa. L’uscita europea, ufficializzata il 28 gennaio, ha minato le certezze del gruppo e raffreddato l’ambiente.
Il pareggio contro il Paris FC e la vittoria in Coupe de France contro il Rennes non sono bastati a ristabilire equilibrio. Poi è arrivato il tracollo: 5-0 al Parco dei Principi contro il PSG, la peggior sconfitta di sempre contro gli storici rivali. Quella è stata l’ultima partita di De Zerbi sulla panchina marsigliese.
I numeri raccontano un’altra storia
Paradossalmente, i dati non dipingono un fallimento. De Zerbi chiude con il 57% di vittorie, la miglior percentuale tra gli allenatori del Marsiglia negli ultimi dieci anni. La media punti è di 1,84 a partita, terza migliore nel periodo recente, dietro solo a Jorge Sampaoli e Igor Tudor.
In totale ha guidato la squadra per 590 giorni e 69 partite, superando nettamente la media dell’attuale proprietà, che si attesta sui 374 giorni e 49 gare. Solo Rudi Garcia, tra il 2016 e il 2019, ha avuto una permanenza più lunga.
Il problema, dunque, non è stato solo tecnico o statistico.
Cosa è andato storto davvero?
Il progetto De Zerbi si basava su un calcio dominante, fatto di costruzione dal basso, pressione alta e controllo del possesso. In Ligue 1 questo approccio ha funzionato a tratti, ma contro avversari di livello europeo sono emerse fragilità strutturali: difficoltà nella gestione delle transizioni difensive e poca solidità mentale nei momenti chiave.
A Marsiglia, inoltre, la pressione ambientale è costante. Il Vélodrome non perdona cali di tensione, e l’eliminazione europea seguita dall’umiliazione contro il PSG ha creato una frattura difficile da ricomporre.
La sensazione è che il progetto necessitasse di ulteriore tempo e rinforzi mirati per consolidarsi a livello internazionale. Ma il calcio moderno, soprattutto in piazze calde come Marsiglia, raramente concede attese prolungate.
Il futuro di De Zerbi
Nonostante l’uscita amara, il profilo di De Zerbi resta altamente appetibile. Il suo calcio propositivo continua a essere apprezzato in Premier League e in Italia. Dopo l’esperienza positiva al Brighton e la qualificazione in Champions con il Marsiglia, l’allenatore italiano conserva credibilità internazionale.
Potrebbe rappresentare un’opzione per club alla ricerca di un’identità forte e moderna, disposti a investire in un progetto tecnico a medio termine.
Il tempo al Vélodrome si è concluso prima del previsto, ma l’eredità numerica e tattica di De Zerbi suggerisce che non si tratti di un ridimensionamento definitivo, bensì di una tappa intermedia in una carriera ancora in piena evoluzione.