Antonio Conte non ha nascosto tutta la sua rabbia dopo il pareggio della Napoli contro il Copenaghen in Champions League, un risultato che rischia di compromettere seriamente il cammino europeo degli azzurri. Il tecnico ha parlato con parole durissime nel post-partita, sottolineando quanto questa occasione fosse troppo importante per essere sprecata: “Fa male a me e deve far male ai miei giocatori. Dobbiamo essere arrabbiati con noi stessi”.
Gli azzurri sapevano che questa era una partita da vincere a tutti i costi, perché arrivavano appaiati in classifica con i danesi e lo scontro diretto era decisivo per evitare un’eliminazione anticipata dall’Europa. Proprio per questo, il pareggio pesa come una sconfitta, soprattutto per il modo in cui è arrivato.
La svolta del match arriva al 35’, quando Thomas Delaney viene espulso. L’intervento era stato giudicato inizialmente da cartellino giallo, ma il controllo al VAR ha portato a correggere la decisione: il danese aveva colpito Stanislav Lobotka al ginocchio con un piede alto, e l’arbitro ha trasformato l’ammonizione in rosso diretto. Da quel momento, con il Copenaghen in inferiorità numerica e la partita apparentemente in controllo, sembrava davvero l’occasione perfetta per chiudere il discorso e portare a casa tre punti pesantissimi.
La Napoli passa in vantaggio con un colpo di testa dominante di Scott McTominay, un gol che avrebbe dovuto aprire la strada a una vittoria comoda e magari anche larga. Invece, la gara cambia ancora quando Alessandro Bastoni commette un fallo che concede un calcio di rigore agli avversari.
Vanja Milinkovic-Savic riesce anche a respingere la conclusione dal dischetto, ma sulla ribattuta arriva Jordan Larsson, che ribadisce in rete e firma l’1-1. Un episodio che ha lasciato l’amaro in bocca, perché in superiorità numerica la Napoli non solo non ha trovato la forza per chiudere la partita, ma ha permesso al Copenaghen di rientrare mentalmente e di aggrapparsi al risultato.
Conte è stato chiarissimo nel suo sfogo: non è un pareggio “casuale”, ma un segnale che la squadra in questo momento sta facendo fatica. Ha spiegato che anche con i problemi fisici e le difficoltà di rosa, una partita del genere va portata a casa senza discussioni.
“Abbiamo dimostrato per la quarta partita di fila che facciamo fatica. Eravamo totalmente in controllo, 11 contro 10. Anche se ti mancano dieci giocatori e sei stanco, queste partite devi vincerle. Devi farlo e basta.”
Il punto centrale del suo ragionamento è proprio l’atteggiamento e la gestione: non serve parlare di sfortuna o episodi, perché quando hai la partita in mano devi segnare il secondo e il terzo gol, spegnere ogni possibilità di rimonta e non permettere mai che un singolo incidente possa rimettere tutto in discussione.
Conte ha poi allargato il discorso, ammettendo che la classifica in Champions League è pesante e che tutti devono prendersi le proprie responsabilità: “Abbiamo solo otto punti, dobbiamo accettare la colpa. In una situazione così devi portare a casa il risultato. È stata un’occasione d’oro e forse non abbiamo capito cosa c’era in gioco”.
Il tecnico ha usato anche una metafora molto forte, rendendo bene l’idea di quanto consideri assurdo il modo in cui la Napoli ha sprecato la serata: è come se la squadra fosse stata “in discesa in bicicletta” e, in qualche modo, fosse riuscita a far diventare quella discesa una salita da sola.
Adesso la situazione si complica: questo risultato significa che la Napoli rischia seriamente di uscire dalla Champions League, a meno di riuscire a ribaltare tutto nella prossima partita contro il Chelsea, un impegno difficilissimo e pieno di pressione.
E il calendario non aiuta, perché prima ancora del match decisivo in Europa ci sarà la sfida di campionato contro la Juventus, un incrocio pesantissimo che può incidere anche sulla lotta Scudetto. Conte, su questo, è stato diretto e pragmatico: a fine gennaio l’unica strada è provare a fare il massimo con i giocatori disponibili.
“Faremo del nostro meglio con chi abbiamo. Dobbiamo offrire la miglior versione di noi stessi. Oggi potevamo fare molto meglio, avevamo tutto a favore e siamo riusciti a rovinare tutto.”
A rendere ancora più delicato il momento c’è anche l’emergenza sul fronte assenze. La Napoli deve fare i conti con una crisi infortuni che coinvolge diversi elementi importanti, tra cui David Neres, Matteo Politano, Amir Rrahmani, Alex Meret, Kevin De Bruyne, Andre Frank Zambo Anguissa e Billy Gilmour.
Nonostante questo, Conte non vuole che gli infortuni diventino un alibi: ha ribadito che, proprio perché si lavora tanto e si soffre, è ancora più grave buttare via partite che hai già in mano.
Un altro aspetto emerso è il problema dell’approccio nella ripresa. Il capitano Giovanni Di Lorenzo ha ammesso che la squadra è rientrata in campo con l’atteggiamento sbagliato nel secondo tempo, e Conte ha confermato che il suo messaggio era stato chiaro: bisognava segnare il secondo e il terzo gol, perché nelle partite europee basta un episodio per ribaltare tutto.
“So bene come vanno queste partite. Anche se domini, qualsiasi incidente può succedere e ti ritrovi a leccarti le ferite.”
Ed è esattamente ciò che è successo: la Napoli non ha chiuso il match, ha lasciato il Copenaghen aggrappato alla speranza e poi ha pagato caro il primo episodio sfavorevole.
Il tecnico ha chiuso con un concetto che fotografa perfettamente la sua mentalità: se un pareggio così non fa male, allora non si sta crescendo. Per Conte, questa partita deve diventare una lezione dura, perché non è accettabile concedere fiducia e spazio a un avversario in dieci uomini in una gara decisiva.
“Dobbiamo essere affamati dal primo secondo all’ultimo, altrimenti rischi. È un pareggio che fa male a me e deve far male anche ai miei giocatori.”