Un disappunto ed una gioia sotto il balcone di Giulietta e Romeo: le avventure di Toni e Pellissier

Luca Toni
Luca Toni

Non che i calciatori veronesi, quelli dell’Hellas, così come quelli clivensi, siano soliti passare i loro lunedì, dopo le loro fatiche domenicali, sotto il balcone tanto caro al teatro, all’arte, al cinema. Ma, per una volta, la fantasia ci fa un assist e ci consegna una storiella tanto stramba, quanto tutta veronese.

Partiamo dai fatti del pallone, da dove, in fondo, tutto parte. Sabato sera Luca, in casa, affronta lInter, vuole lasciare anche ai nerazzurri un segno dei suoi. Domenica, all’ora di pranzo, Sergio, a Cesena, se la deve vedere contro i romagnoli. Ah, piccolo particolare, Luca e Sergio, sono due grandi attaccanti, due che di gol, hanno riempito le loro vite, costruendo racconti, facendo vivere, ai loro tifosi, incanti parecchio saporiti.

Luca, con varie contrade, ultima quella gialloblù scaligera, maglia in cui si trova comodo e bene. Sergio, a parte gli inizi con la casacca del Toro, è stato un fedelissimo del giallo, con inserti blu, del Chievo. Due per i quali vale l’antico e sempre nuovo adagio dei bomber: primum vivere, deinde segnare. Anche se non sono più dei ragazzini: Luca è del 1977, Sergio del 1979.

Il caso vuole che all’andata, Luca, al Meazza contro l’Inter, avesse prima aperto le marcature, poi sbagliato un calcio di rigore parato da Handanovic. La gara finì poi 2 a 2. Il caso vuole anche che Sergio, all’andata non sia stato a guardare, ma a segnare: entrato al posto di Schelotto, accese il match siglando una doppietta. Cesena battuto grazie a lui.

Sergio Pellissier

 

Il ritorno ogni tanto ammicca all’andata: sabato sera Luca non segna, ma come un girone fa, si fa parare un rigore da Handanovic. “Ci siamo studiati entrambi, lui mi avrà ripassato meglio”, dice alla fine ai microfoni, senza farne un dramma. Domenica all’ora di pranzo invece Sergio, cucina un piatto delizioso per la tribù dei mussi, che tornano dalla Romagna, davvero volanti, rispettando il loro epiteto. Entra al posto di Paloschi, vola più in alto di tutti e di testa, trafigge il Cesena. L’assist, più dolce glielo confeziona però il destino, che proprio nel giorno del suo trentaseiesimo compleanno (auguri!) segna, e non una rete qualsiasi (a parte che nessuna rete è mai “qualsiasi”), il gol numero 90, roba e numeri che possono vantare gente come Van Basten e Zola, mica attaccanti di provincia. “Ho vissuto tanti momenti difficili, ma mi sono sempre stati vicini in molti”, rivelerà al termine della partita.

Ed allora eccoli, sotto il balcone scespiriano, senza bigliettini d’amore, ma con due motivi diversi: Sergio grato per le sue 90 perle in A, Luca grato per le sue 15 gemme stagionali e con uno sguardo, che è tutto un programma, anzi una preghiera: magari la prossima volta Handanovic, lo frego io. Storie, fantastiche ma non troppo, che accadono a Verona patria anche di Catullo, che scrisse Odi et amo, odio ed amo, cioè sbaglio un rigore e segno un gol decisivo. Parole ed opere di Luca e Sergio, ah di cognome fanno Toni e Pellissier, due “vecchietti” giovani di Verona e Chievo.

Luca Savarese © Stadio Sport

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