Tevez e Messi risvegliano il tango argentino dal torpore della finale mondiale

Carlos Tevez

Adesso, ma probabilmente già da un po’ di tempo, Alejandro Sabella, allenatore dell’Argentina al mondiale brasiliano, si starà mangiando le mani: “Con Carlitos, con questo Carlitos, a quest’ora avrei battuto a mani basse l’Olanda in semifinale e magari, anche la Germania in finale”.

Tevez Carlitos, detto Apache, è una certezza granitica e divertente come certi hotel di Las Vegas: illumina ed ammalia, a getto continuo. Lo ha fatto anche nel momento più importante di questa prima e bellissima Juve allegriana, la semifinale di Champions, dentro l’eros dello Stadium. La sua pirotecnica stagione mica poteva esaurirsi qui. Se in Italia ha confezionato una vera e propria lunga veste di 20 gol, anche in Europa, vuole essere sarto; ed ecco una camiseta su misura, imbastita apposta per sfidare il Real, le perfette camisete blanche, per l’occasione nere, madrilene.

Prima un tracciante ben cucito. Casillas a stento lo trattiene, Morata fa gol. Poi ecco la giacca elegante, l’abito giusto per serate del genere. Parte da lontano, manda al bar Marcelo e Carvajal, si procura il materiale e le stoffe che vuole, il rigore. Un tocco di ago e filo, Casillas battuto, ed il vestito del gran gala, confezionato. Ci ha pensato sarto Carlitos, il sarto di campionato e su misura, anche in Europa.

Non poteva essere da meno la pulce, Leo Messi, che se Carlitos crea vesti, lui straccia quelle altrui. Fontana che zampilla calcio dolcissimo, ma anche acqua impetuosa che scalfisce le pietre. Perché non ha due piedi, ma due lame. Ed infatti, quando decide che la veste della resistenza bavarese deve essere strappata, non ci pensa due volte e scaglia un sinistro che risulta più potente del gigante Neuer. Il Camp nou, forse si chiama così perché vede giocate nuove ogni volta, sempre inedite, mai viste, anche se i gol in Europa, del sorprendente argentino, sono ora 77 in 100 partite. Ma sono tutti nuovi.

L’abito del Bayern è squarciato, ora ci si può passar dentro bene. Se ne va da solo, indisturbato come se fosse quella palla un mix multivitaminico ed irrinunciabile tra l’ultima giocata della sua vita e la prima, cade un altro gigante, Boateng, e giù un pallonetto che fa sembrare Neuer un moscerino. In due secondi, mette in ginocchio due pilastri della Germania vittoriosa in Brasile a scapito proprio dell’Argentina. Poi, non contento, invita Neymar a prendersi anche lui una rivincita personale, dopo che Neuer ed i suoi, al Brasile, gliele avevano suonate 7.

Il tango è tornato, con questi due ballerini sopraffini. Un aedo ed un rapsodo pazzo, Tevez e Messi, un sarto ed uno squarciatore delle vesti delle difese avversarie. “Te-me”, e tutta Europa, o meglio la restante Europa della Champions, li teme eccome. Il gatto e la volpe, di loro ci si può fidar, per dirla alla Bennato, si, se giocano con te, se te li trovi contro, invece, devi sgranare un rosario. L’albiceleste non è stata caput mundi, ora, con queste due gioie del pallone, si sta andando a prendere una bella fetta d’Europa.

I due si preparano allo scontro decisivo di Berlino, e lì, chi sarà il sarto? Chi andrà a distruggere i vestiti altrui? La Coppa dei Campioni, giudice super partes, ce lo rivelerà presto. In attesa di Cr7, mai darlo per finito, lui che con le vesti da produrre e da distruggere ha un certo feeling, e dei migliori Goetze e Lewandowski, ieri non pervenuti.

Luca Savarese

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