Tennis, 2018 “Alla Scoperta Di”: Stefanos Tsitsipas

Il mondo del tennis greco potrebbe, finalmente, aver trovato il suo grande campione, ed il suo nome è Stefanos Tsitsipas, un giovane talento del quale si parla, ormai da tempo, davvero bene.

La Grecia non vanta una tradizione brillante per quanto riguarda il tennis e, sebbene dagli inizi del 2000 ad oggi, in campo femminile tra Eleni Daniliidou e Maria Sakkari, qualche piccola soddisfazione stia arrivando, nel circuito maschile non vi era mai stato nemmeno un giocatore nei primi 100 del mondo.

Almeno fino allo scorso mese di ottobre, quando il diciannovenne Stefanos Tsitsipas, si è rivelato agli occhi di milioni di appassionati nel torneo di Anversa con la prima semifinale della carriera, ed il primo successo su un top 10, quel David Goffin che da lì a poco avrebbe sconfitto Nadal e Federer nella stessa settimana.

NOME STEFANOS
COGNOME TSITSIPAS
DATA DI NASCITA 12.08.1998
NAZIONALITA’ GRECIA
RANKING 91
COLPO PREFERITO DRITTO
HIGHLIGHTS SF ANVERSA, W GENOVA

Il rapporto di Tsitsipas con la racchetta ha inizio fin da subito perché immerso in una famiglia di tennisti con il padre, Apostolos, allenatore a tempo pieno, e la madre Julia, giocatrice professionista nel circuito femminile.

Così, ad appena 3 anni, “Stef” inizia già a prendere confidenza con il rumore della racchetta e del rimbalzo della palla sui campi da tennis, sotto gli occhi attenti dei due genitori che ancora oggi lo seguono assiduamente ma senza, sembrerebbe, fargli sentire un’eccessiva pressione.

Oltre all’impegno e alla volontà dei genitori, come per tanti ragazzi di questa nuova generazione, la passione nasce e cresce oltre misura osservando le gesta di un signore campione, Roger Federer, al quale Tsitsipas ruba il rovescio ad una mano, marchio di fabbrica dell’elvetico e simbolo di una ormai sempre più remota eleganza.

L’ammirazione per Federer si nota, inoltre, in alcune dichiarazioni del giovane greco, che in recenti interviste ha affermato di amare l’erba come superficie, vero e proprio habitat naturale dello svizzero, così come il torneo di Wimbledon, la casa di mille suoi successi.

E, come detto, il rovescio ad una mano strizza evidentemente l’occhio a Federer pur essendo un colpo ancora in fase di costruzione, sicuramene meno naturale del dritto, ma comunque decisamente migliorabile.

Il movimento non è ampio come potrebbe essere quello già analizzato di Shapovalov, ma con poca apertura ed una buona fluidità, riesce a trovare soluzioni diverse, talvolta anche definitive e vincenti, quando l’incontro è sui binari giusti e la sua serenità è evidente.

Infatti, a differenza del dritto, che rimane il colpo su cui poter fare affidamento in qualsiasi momento, soprattutto in quelli di massima tensione, il rovescio risulta ancora troppo discontinuo, finendo per incappare in troppi errori o per arretrare eccessivamente la profondità del colpo.

E’ necessario però, sottolineare, la varietà che già è diposizione del greco proprio sul suo lato sinistro, dove a ficcanti e precise accelerazioni a tutto braccio, alterna piacevolmente soluzioni in back con il taglio sotto ed altre più lavorate, in top, per sporcare il ritmo allo scambio e per riposizionarsi in seguito alle fasi difensive di gioco. 

Il dritto, invece, suo colpo preferito, è un fondamentale già pronto per i grandi livelli sebbene le possibilità di migliorarlo, ovviamente, ancora non siano esaurite.

E’ un colpo solido tanto in fase offensiva quanto in quella difensiva, che sa gestire sia in spinta che in contenimento anche quando si trova con le spalle al muro, e che riesce a combinare alla perfezione con i colpi di inizio gioco, sia servizio che risposta.

E’ senza dubbio il colpo che gli permette di esprimere al meglio quel tipo di tennis che intende perseguire, aggressivo, in spinta, sempre rivolto verso la rete, desideroso di decidere il punto senza lasciare l’iniziativa all’avversario.

Insomma, Stefanos sembra a tutti gli effetti un giocatore moderno per caratteristiche fisiche, con un’altezza superiore al metro e novanta, e per peculiarità di gioco, offensivo e dirompente, non disdegnando però alcuni retaggi di un tennis più demodé ed elegante, nel rovescio ad una mano da preziosi scatti fotografici e nelle voleè, migliorabili ma comunque tentate.

Un colpo già definito ma possibile oggetto di alcuni aggiustamenti, soprattutto tattici, è il servizio, rapido e violento sulla prima di servizio, sostenuto dall’altezza, più leggero e più titubante invece sulla seconda, con la necessità di riuscire a trovare con continuità, differenti direzioni e rotazioni sia in slice che in kick da entrambi i lati. 

Nonostante l’altezza ed un fisico imponente, Tsitsipas riesce in modo brillante ad effettuare ottime difese e rapidi spostamenti sia in laterale che nella corsa in avanti, verso rete, ma i margini di miglioramento sono davvero ampi anche in questo, con enormi possibilità di rafforzarne costanza e continuità, dato che, a volte, per stanchezza, sembra uscire dalla partita sotto questo profilo.

Dove invece, Stefanos dimostra già di avere la personalità da campione è da un punto di vista squisitamente tattico, abbinando ad una eccellente facilità di esecuzione di tutti i fondamentali, una matura lucidità di gioco che gli permette di leggere i momenti del match con chiarezza nonostante la giovane età.

Tuttavia, il personaggio è meno appariscente ed esuberante rispetto ad altri coetanei spavaldi e a tratti arroganti, e la sua faccia pulita, da bravo ragazzo ha portato in tanti a pensare che possa non avere il carattere del campione, la grinta e la cattiveria che servono per vincere a certi livelli.

L’impressione, però, è che Tsitsipas possa essere, almeno per la sua immagine, il “giocatore d’altri tempi” del futuro, anche perché non serve sbraitare, sfasciare racchette o incitarsi continuamente per dimostrare la grinta e la stoffa del campione, quest’ultime, sono qualità che uno, prima, sente di averle dentro e poi le esibisce sul campo, ma facendo parlare i colpi, il gioco e i risultati che ne conseguono come Federer insegna.

Un nome a caso? Forse, nel caso di Tsitsipas, tanto casuale non è, ed è evidente che il modello di riferimento, da imitare, sia proprio quello lì.