Spadafora: “Ripresa Serie A solo in sicurezza e con protocollo adeguato. Palestre e centri sportivi dal 25 maggio”

Il ministro dello sport Vincenzo Spadafora, intervenuto in Senato per l’informativa, ha aperto alla ripresa del campionato di Serie A, ma solo se la FIGC riadatterà il protocollo introducendo nuove disposizioni.

Ecco le parole esatte del ministro: “nel caso in cui emerga un positivo in una squadra, tutta questa dovrà andare in quarantena; in più abbiamo chiesto responsabilità per i medici sportivi di tutte le società nel far rispettare il protocollo; bisognerà fare attenzione a non impattare, per quanto riguarda i tamponi, su quel che serve a tutti i cittadini. Credo che la Figc riadatterà il protocollo per consentire la ripresa degli allenamenti a partire dal 18 maggio“.

Queste parole non sono ovviamente passate inosservate tra i medici sociali e hanno provocato le reazioni veementi di Enrico Castellacci, ex medico della Nazionale e presidente di L.A.M.I.C.A. (Libera Associazione Medici Italiani del Calcio), che non ha risparmiato dure critiche al ministro, reo di lasciare da sola una categoria del tutto inesperta in materia di COVID-19 e di virologia ed epidemiologia in generale.

Castellacci si è poi lamentato della mancata tutela dei medici sociali, che in questo nuovo difficile compito non andrebbero lasciati soli ma affiancati da esperti del settore, e anche del mancato deposito dei contratti in Lega. Nel frattempo si è dimesso il medico del Trapani Giuseppe Mazzarella, un’autentica istituzione che lascia dopo ben 45 anni di servizio. Insieme a lui lascia anche l’altro sanitario del club Ettore Tocco.

Sempre Castellacci si è anche espresso contro il modello di quarantena proposto, che prevede il blocco immediato degli allenamenti in caso di positività di un solo giocatore e l’isolamento di tutta la squadra e anche degli eventuali ultimi avversari: “si crea un grosso handicap, se si fosse seguito il modello tedesco sarebbe stato più semplice. Avremmo messo in isolamento il giocatore contagiato, fatto i tamponi necessari e fatto riprendere gli allenamenti. Qui si pensa alla riapertura del campionato, non escludendo una prossima chiusura. Una volta che si iniziano le trasferte, il pericolo di contaminazione è più alta, basta un solo giocatore e si blocca il campionato. Crea delle perplessità non indifferenti sulla vera volontà di ripartire“.

Infine, l’ultima importante notizia data dal ministro: “Riapertura di palestre e centri sportivi dal 25 maggio. Lo sport di base e i centri sportivi di tutta Italia devono ricominciare l’attività“. Non si sa quanti potranno riaprire e in che condizioni, ma tant’è…

Le parole del ministro mostrano per l’ennesima volta l’evidente scollatura presente tra lui e un movimento intero del quale i professionisti sono solo l’espressione più elevata, la cosiddetta punta dell’iceberg. Spadafora non ha compreso che servono regole certe e responsabilità condivise per ritornare da una normalità simile a quella del passato.

I medici sportivi, molti dei quali anziani come Mazzarella e con altre specializzazioni alle spalle, non possono certamente essere interamente responsabili, anche penalmente come indica il protocollo, di un virus ancora non del tutto noto e che sta mandando ai matti tantissimi virologi, che attualmente sono più a fare civil war sui media che in laboratorio.

E’ un autentico crimine, infine, costringere una categoria a rischio come quella dei medici sociali, senza contratto e spessissimo non retribuiti, a prendersi responsabilità di tipo sanitario che potrebbero sfociare anche sul penale in quanto potrebbero finire in tribunale per non aver vigilato sull’osservanza dei protocolli.

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