Serie A, l’analisi della 19^ giornata: Roma, così non va. Milan, dubbi su Inzaghi

Filippo Inzaghi
Filippo Inzaghi

Che la Roma viva un momento di difficoltà ormai è sotto gli occhi di tutti. L’approccio alle ultime partite è stato a dir poco deludente, quasi senza sapere che questa è la fase più importante della stagione, quella in cui occorre tenere duro e vincere ad ogni costo per poi provare il tutto per tutto nello sprint finale con la rosa al completo. Le numerose assenze infatti, su tutte quella di Gervinho, hanno sottolineato l’esigenza di intervenire sul mercato per rinforzare l’attacco, un reparto che, Totti a parte, ha davvero poco da esprimere in questo momento: Iturbe non ingrana, Ljajic va ad intermittenza, Destro segna ma non è affatto inserito nel contesto di gioco della squadra. Per vincere ci servono i grandi calciatori, quelli che da un momento all’altro possono tirar fuori il coniglio dal cilindro; l’impressione è che la Juventus al momento ne abbia qualcuno in più.

Garcia comunque ci crede ancora ma dovrà inventarsi qualcosa per non sprofondare troppo indietro e sarà necessario insistere sull’aspetto mentale dei giocatori, limite storico della squadra giallorossa. La gara di Firenze da questo punto di vista sarà molto importante: una vittoria potrebbe lasciare alle spalle il momento buio e rilanciare le ambizioni del gruppo, una sconfitta potrebbe viceversa affossare tutti i sogni di Scudetto che tutto l’ambiente capitolino ha legittimamente cullato finora.

Chi vive una situazione ancora più delicata è senza dubbio il Milan di Pippo Inzaghi. La seconda sconfitta interna del 2015 dopo quella contro il Sassuolo non è stata per niente digerita dai vertici rossoneri che ora si interrogano sulle colpe dell’allenatore. La totale assenza di idee in campo lascia intendere un momento di grande confusione per Pippo: non si capisce ad esempio come in questa squadra non possa trovare spazio una prima punta di ruolo e dunque Pazzini, l’unico centravanti vecchio stile rimasto dopo la partenza di Torres.

Già Torres. La volontà di sacrificarlo per far posto a Cerci, buon giocatore per carità ma non un fenomeno come viene dipinto da più parti, resta ancora un mistero. Col rientro di Honda e tutte le altre mezze punte in rosa sarebbe stato molto più intelligente puntare ancora con insistenza sul Nino nonostante le prime deludenti prestazioni. All’Atletico Simeone, che non è proprio l’ultimo arrivato, si è accorto che ancora può dare qualcosa pur non essendo più il giocatore straordinario ammirato ai tempi di Liverpool mentre Pippo lo ha immediatamente scaricato.

Dario Camerota

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Laureando in Giurisprudenza e da sempre grande appassionato di calcio. Tifosissimo della Roma
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