Serie B, Balata vuole un “Piano Marshall”, ma Gravina frena

Quello che all’Italia non serve adesso è la polemica, ma certuni sembrano non poterne fare a meno, e così c’è chi contesta, chi chiede il voto e chi fa lo sciacallo non seguendo le norme da seguire per non farsi fregare da questo subdolo criminale chiamato volgarmente Coronavirus.

Nonostante il calcio sia fermo, arrivano tante, troppe polemiche e così si va dalla decisione di alcuni sconsiderati, Lotito e Cellino per esempio, di ricominciare con gli allenamenti fino agli articoli idioti del Corriere dello Sport su Higuain andato via dall’Italia (lo ha fatto, in sicurezza e dopo aver chiesto e ottenuto il permesso) senza dire che lo ha fatto per assistere la mamma malata in Argentina.

La nuova polemica riguarda la Serie B. Ieri il presidente della Lega B Mauro Balata aveva proposto, anzi invocato, un “Piano Marshall” per il calcio e, in particolare, per il campionato cadetto.

L’originale piano venne studiato e attivato immediatamente dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale dagli Stati Uniti per sostenere finanziariamente l’Europa, uscita letteralmente distrutta dal conflitto e tornata in forze anche grazie ai determinanti aiuti d’Oltreoceano.

Per combattere al meglio questa guerra contro il virus, sostiene Balata, è necessario un provvedimento di tipo “keynesiano” (Keynes è l’economista inglese i cui studi e le teorie finanziarie contribuirono alla ripresa dopo la Crisi del ’29 e furono i pilastri del Piano Marshall) che pompi nelle casse delle società più fondi possibili evitando che vadano in dissesto a causa dei mancati introiti.

Le risorse per tale contributo a fondo perduto potrebbero essere attinte attraverso la riconversione dell’accantonamento per Rischi e Oneri previsto nel budget federale 2020/2021, recentemente approvato dal Consiglio Federale e attraverso l’utilizzo del relativo Fondo attualmente esistente nello stato patrimoniale del bilancio della Federazioni”.

L’idea, almeno formalmente non campata in aria seppur formulata con tempistiche sbagliate, prevederebbe, stando a Balata, di prendere tali fondi da questo particolare conto, appena approvato, pensato per coprire le perdite certe e disponibile solo quando saranno chiusi gli esercizi contabili. Cioè dopo il 30 giugno.

Inoltre: “Potrebbe inoltre essere attivato da parte della Federazione, eventualmente di concerto con l’UEFA, uno strumento tecnico-giuridico, una sorta di ‘fondo di salvaguardia’, a favore di tutte le società associate, che permetta di sostenere e garantire alle stesse l’accesso al credito bancario, a breve e a medio termine, per fronteggiare le temporanee, ma robuste, carenze di liquidità che indubbiamente si verranno a creare“.

Anche questo sembra essere un ragionamento sensato: vorrebbe dire chiedere, con la garanzia di un ente come l’UEFA, una maggiore elasticità alle banche sulle garanzie da fornire, ad esempio, al momento dell’iscrizione al campionato.

Quanto detto da Balata, però, è stato sconfessato dal presidente federale Gabriele Gravina, sia per le tempistiche che per i contenuti.

Gravina ha definito “inapplicabili” le proposte di Balata poiché “gli accantonamenti in questione sono relativi in massima parte a costi che la Figc avrebbe dovuto sostenere a fronte della maturazione di ricavi, direttamente collegati alla partecipazione al campionato Europeo“. In parole povere, senza Europei, quei fondi non ci saranno.

Richiamato ad maggiori responsabilità e serietà, ora Balata ha di nuovo la palla in mano e dovrà formulare richieste diverse a chi di dovere.

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