Quel blu e quel rosso così sovrabbondanti: Bayern e Barça, iniziano per B, come bellezza

Robert Lewandowski
Robert Lewandowski (GETTY IMAGES)

Dinanzi a prestazioni calcistiche del genere, anche i più grandi scrittori della storia, dal cielo, dove le partite si vedono sempre live, mica in streaming, volentieri si lasciano coinvolgere. San Tommaso d’Aquino, offre la sua frase “La bellezza è lo splendore del vero”, dopo aver visto la potenza teutonica dei velocissimi bavaresi umiliare il povero Porto. Dostoevskij, presta invece il proprio conio “La Bellezza salverà il mondo” e sorride: il Barcellona formato Neymar meraviglie, ha colpito anche lui.

Tornando alla terra, ci siamo stupiti non poco, nel vedere quel crogiuolo di rosso e di blu, tinte del perfetto Bayern e del precisissimo Barcellona, far fuori portoghesi e parigini. Una bellezza germanica ed iberica c’invade e ci riempie di colpi di classe, ci riporta, in una sera di mezzo aprile, all’essenza del calcio: aggredire, attaccare, costruire, segnare e non fermarsi, farne ancora e poi altri ancora, quasi come quei baci che il poeta Catullo chiede alla sua Lesbia nella sua “Da mi basia mille”.

Si, il Bayern sin dall’inizio ha amato il suo ritorno, nella sua Arena, ed è ritornato quello squadrone che si era smarrito nella gara d’andata. Se ci credi ogni ribaltone è possibile. Guardiola stravolge Lopetegui, che pure faceva il portiere e, da dentro ai due pali, varie volte avrà visto come evitare certe imbarcate. Thiago Alcantara, figlio di Mazinho, ex mastino di Lecce e Fiorentina, crea un ritmo latino alle gerarchie di Baviera e subito, dopo un palo di Lewandowski, che ne anticipava tutto l’eroico furore, il Bayern passa.

Il Porto è avvisato, anzi dannato perché poi Boateng, Lewandowski e Muller lo travolgono, prima che Xabi Alonso, chiuda i conti, con un tocco spagnolo finale. Miscela perfetta, aperta e chiusa da due carezze made in Spain. Il Bayern alla spagnola fa fuori il Porto poco spagnolo, molto pauroso, come se il suo atavico fado fosse stata la sua colonna sonora di giornata, dove il solo Jackson Martinez cerca di reagire, con le sue sgroppate, alla predominanza del Bayern. La prima tornata rossoblù è servita.

Ecco subito l’altra, più blaugrana a dir il vero. La leggerezza di O Ney fa fuori, in un sol boccone tutta la ricchezza parigina ed i vari David Luiz, Ibra, Cavani e Verratti, rimangono corpi estranei, tristi spettatori delle armoniose e spumeggianti trame catalane. Orchestra è dà il là alle danze Iniesta, il rappresentante del Barcellona degli anni guardioliani, finalizza Neymar il volto nuovo, giovane, fortissimo di questo Barca 2.0, che probabilmente farà anche la rèclame degli occhiali da sole perché i suoi gol, abbagliano non poco. Formazione allenata, quasi in sordina, perché poi in campo fanno tutto loro, da Luis Enrique, un altro spagnolo, che a Roma, bistrattato e trattato con troppa fretta, forse ora, nelle presenti e dolenti note di Rudi Garcia, alcuni rimpiangono.

La tela dopo novanta minuti focosi, grintosi, da kaiser e da toreri, è tutta rossoblu o blurossa. Come un dipinto del romantico Friedrich, come una costruzione immaginifica di Gaudì. Il calcio è anche bellezza, Bayern e Barca, ce lo hanno ricordato.

Luca Savarese © Stadio Sport

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