Paralimpiadi Tokyo 2020: cascata di medaglie per gli azzurri, emulata Seoul 1988

Con le dieci medaglie odierne, la spedizione azzurra raggiunge il bottino di 58 medaglie delle paralimpiadi coreane di trentatré anni fa. Primo oro dal ciclismo col trio Mazzone-Cecchetto-Colombari, sei argenti tra nuoto, atletica e arco con Caironi, Trimi, Petrilli,Barlaam, Fantin e Raimondi, bronzi di Tapia, Bettella e Beggiato

Dopo la “giornata di passaggio” di ieri, che aveva visto l’Italia vincere “solo” cinque medaglie, tra le quali l’oro di Antonio Fantin con tanti di record del mondo nei 100 stile libero, anche oggi l’onda azzurra è arrivata travolgente su Tokyo, prendendo anche dieci medaglie.

Un bottino cospicuo, che ci permette non solo di mantenere salda la top ten, ma anche di emulare il numero di medaglie conquistate alle paralimpiadi di Seul ’88, quando chiudemmo la kermesse paralimpica coreana con 58 medaglie.

Ad oggi, quando ci sono ancora tre giorni di gare e mancano gli ultimi colpi dal nuoto e dall’atletica, siamo già a quel bottino, con la prospettiva di migliorarlo ulteriormente e di sfondare quota 60 medaglie.

E chissà che, con l’appetito che vien mangiando, non venga in mente di far tremare il record delle 80 medaglie di Roma 1960…

La giornata

Che questa potesse essere una giornata speciale, lo si era capito già dal primo mattino italiano, quando la strada del Fuji Speedway si è tinta d’oro grazie ai nostri tre moschettieri dell’handbike nel team relay.

Luca Mazzone, Paolo Cecchetto e Diego Colombari, i tre componenti del terzetto azzurro della staffetta, hanno letteralmente dominato la scena sul circuito duro e tortuoso alle pendici del Monte Fuji, lasciando letteralmente le briciole agli avversari.

Infatti, al secondo posto, si è classificata ad oltre trenta secondi la Francia, che ha battuto dopo un estenuante testa a testa gli Stati Uniti, vincitori del bronzo.

Un risultato straordinario, che conferma l’infallibilità dell’Italia all’appuntamento col metallo più pregiato, -nonostante non arrivi sempre in numero cospicuo-, e ci porta a 13 ori, rimpinguando sempre più quella colonna. E, soprattutto, sblocca quella casella degli ori che, fino ad oggi, appariva vuota e con un desolante “zero” sotto la sua voce e che sembrava essere diventato quasi un tabù per l’Italia del ciclismo.

Successivamente, è stato il turno della consueta collezione di argenti (ben sei!), soprattutto dal nuoto, dove ne sono arrivati ben cinque.

Il primo, lo ha vinto Antonio Fantin nei 400 stile libero categoria S6. Il friulano, classe 2001, è stato piegato solo nelle ultime due vasche da un Glock che, quest’oggi, era semplicemente più forte del nostro azzurro, che si mette comunque al collo la quarta medaglia della sua incredibile Paralimpiade, la terza d’argento.

Poi, è stato il turno del veronese Stefano Raimondi nei 100 dorso. Il classe ’98, si è piazzato sul secondo gradino del podio, battuto solo dal marziano Krypak, vincitore dell’oro con tanto di record del mondo.

Non ha voluto essere da meno Simone Barlaam nei 100 farfalla. Infatti, nonostante un lungo testa a testa col fenomeno australiano Matthews, ha dovuto soccombere e iscriversi al club degli argentati, così come Arjola Trimi nei 50 stile libero S4 (categoria, quindi, superiore alla sua), nonostante abbia fatto il record del mondo per quanto concerne la sua categoria.

Lo stesso discorso vale per Martina Caironi nel salto in lungo, dove, nonostante l’enorme misura di 5.14 metri che, in altri tempi, avrebbe voluto dire medaglia d’oro. si è dovuta accontentare dell’argento alle spalle di Jessica Low, oro con l’narrivabile misura di 5.38 metri, nonostante un lungo testa a testa per il metallo più pregiato con la nostra portacolori.

Le uniche medaglie non d’argento, sono arrivate dai due padovani Francesco Bettella e Luigi Beggiato, vincitori del bronzo, rispettivamente, nei 50 dorso S1 e nei 50 stile libero S4.

Infine, l’ultimo bronzo (prima medaglia della lunga serie azzurra), è arrivato anche questo dall’atletica leggera con l’italo-cubano Oney Tapia nel getto del peso, che lo ha visto confermarsi sul podio a cinque anni da Rio, nonostante lì fosse stato argento.

58 medaglie, e mancano ancora tre giorni. Questa, lo possiamo dire, è l’Italia più forte che, tanto a livello olimpico quanto a livello paralimpico, sta riscrivendo ogni record della storia dello sport italiano.

E, da italiani, non si può che essere orgogliosi.

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