Remuntada Barcellona: “Més que un Club”

Immagino me stesso e tanti miei coetanei, che ieri hanno avuto la fortuna di contemplare la spettacolare gara del Camp Nou, fra qualche anno, narrare le gesta eroiche degli uomini del partente Luis Enrique, la rimonta d’apoteosi dello storico Barça. Il Calcio è una scienza che ancora una volta si è dimostrata indecifrabile, un arcano curioso nell’universalismo dello Sport, un incanto sopraffino la cui potente seduzione affascina da sempre l’uomo debole e sensibile. La “Remuntada” è divenuta realtà, si è tramutata da sogno eufemisticamente utopistico a verità quando Neymar, indiscutibilmente uomo partita, ha toccato dolcemente la palla della speranza ultima, realizzando un assist leggiadro che ha tratto in inganno la linea difensiva dei parigini, puniti dal gol di Sergi Roberto. Si leva allora un boato assordante, è il delirio totale, un vaneggiamento con coinvolge proprio tutti: giocatori, tifosi blaugrana, telecronisti, spettatori ed appassionati veraci di Champions League di tutto il globo, che contemporaneamente si esaltano per l’impresa sportiva dalla portata storica, ma rimangono attoniti chiedendosi come ciò abbia potuto realizzarsi, domandandosi ancora una volta: “Ma cos’è il Calcio?”. Non lo scopriremo mai.

Eppure al minuto 88 il risultato era sul 3-1. Il gol di Cavani, al 17′ della seconda frazione di gioco, sembrava aver posto la parola fine ai sogni di gloria del Barça. Psg che ha sfiorato inoltre in due occasioni il 3-2 rispettivamente con Cavani e Di Maria, lanciati entrambi nell’ 1 vs 1 contro ter Stegen, con l’attaccante ex Napoli ipnotizzato dal portiere tedesco, e l’argentino che calcia maldestramente a lato, pressato alle spalle da Mascherano. Ma torniamo al minuto 88: vi è un calcio di punizione dal limite dell’area e Neymar effettua una traiettoria strepitosa e vincente che risolleva gli animi ormai attoniti dei supporters blaugrana; 3 minuti dopo la realizzazione del penalty prima dell’incantevole assist che suggellerà l’inizio del Mito.

Mai una squadra, nella storia della Champions League, era riuscita a capovolgere l’esito finale del doppio confronto in seguito ad una sconfitta per 4-0 rimediata nel match d’andata. Il Deportivo La Coruna, nel 2003, battè il Milan 4-0 in Spagna dopo aver subito un 4-1 a San Siro. In questo caso, però, pur trattandosi di una rimonta avvenuta nel doppio confronto, era stato comunque siglato un gol in trasferta. Ancor più clamorose sono le rimonte avvenute in gara secca, in una finale. Come non rammentare Manchester United-Bayern Monaco del 1999 con gli inglesi che realizzano due gol nei tre minuti di recupero con Sheringham e Solskjaer per il 2-1 finale che vede, per la prima volta, trionfare una squadra che, nella stagione precedente all’affermazione europea, non aveva conquistato né il campionato nazionale né la Coppa dalle grandi orecchie. E poi Istanbul 2005 con il tripudio dei Reds, con Gerrard che alza al cielo il trofeo mentre Maldini ed Ancelotti osservano pensierosi e sbigottiti. Ancelotti ha più volte dichiarato che proprio Istanbul, non LisbonaManchester, è stata la sua miglior finale nonostante l’ancor oggi inspiegabile accaduto. Un Milan devastante che chiuse il primo tempo sul 3-0 e che subì poi, 3 reti in sei minuti, per poi ricominciare a macinar gioco pur non essendo, probabilmente, più in partita sul piano psicologico. Permangono incisi nella memoria due dettagli, ovvero la doppia parata di Dudek su Shevchenko a tre minuti dal termine del secondo tempo supplementare e lo sguardo dell’ucraino in occasione dell’ultimo rigore, la cui mancata realizzazione avrebbe poi sancito l’epilogo di quella tragedia rossonera: l’espressione quasi rassegnata del Re dell’Est, il suo passo sfiduciato nell’avvicinarsi al dischetto, lontani dagli occhi fulminanti e l’andatura fiera nella circostanza dell’ultimo rigore di Manchester 2003.

Il Barcellona continua il suo cammino verso Cardiff e la gloriosa notte del Camp Nou non può che elargire coscienza di vigoria ai blaugrana. Perchè chi appone la propria firma sul libro del Calcio ne esce rinvigorito; perchè le imprese nobilitano gli artefici ed intimoriscono i futuri avversari.