Italia, solo pari con la Bulgaria: serve più cinismo

eder.bulgaria.italia.esulta.2014.2015.356x237L’Italia non è riuscita a sfatare il tabù Bulgaria, tornando da Sofia con un solo punto, che serve comunque a blindare il secondo posto in classifica del Girone H di qualificazione ai prossimi Europei.

Molti parlano di figuraccia sfumata, ma sarebbe meglio parlare di maledizione per gli azzurri, che hanno dominato in campo, dove si è giocato ad una sola porta.

E’ mancato il cinismo alla squadra di Antonio Conte, incapace di sfruttare le tantissime occasioni create, in realtà soprattutto nel primo tempo e negli ultimi minuti di gara, dovendosi accontentare di un pareggio.

E’ preoccupante, però, la fragilità difensiva mostrata in occasioni dei contropiedi, subiti troppo facilmente. Il centrocampo non è riuscito a fare da filtro e i reparti, in quelle occasioni, sono sembrati troppo distanti tra di loro.

Urge risolvere al più presto la situazione, trovare i giusti tasselli in una squadra priva di giocatori fondamentali nel progetto del ct italiano, che ha potuto comunque gioire per il proprio salvatore.

Infatti, la nazionale italiana veniva da giorni molto polemici e non solo per il caso Claudio Marchisio, che, per grazia di Dio, dovrebbe recuperare nel giro di massimo due-tre settimane.

Precedentemente erano state additate le convocazioni di Conte, soprattutto per aver scelto di portare in nazionale altri due oriundi, Eder, autore del gol finale, e Franco Vazquez, un talento su cui puntare per il futuro.

Fanno sorridere, con il senno di poi, visto che proprio un oriundo ci ha ‘salvati’. Io credo che, in generale, bisognerebbe puntare solo sugli italiani, più che altro perché è giusto che la nazionale sia la nostra patria calcistica e solo gli italiani avrebbero diritto, e le giuste motivazioni, di farne parte.

Detto ciò, e tornando al pareggio in Bulgaria, è ancora inspiegabile la tendenza del ct di schierare alcuni giocatori in ruoli a loro non proprio congeniali. In realtà, questa è una tendenza già mostrata nella gestione precedente e, spesso, forse, è proprio questa la causa di alcuni risultati negativi.

Talvolta, sarebbe meglio cambiare la propria fedeltà tattica, rimanendo però leali alla propria identità di gioco. Forse, Conte dovrebbe pensare ad un cambio di modulo, che possa esaltare le caratteristiche dei giocatori, senza però snaturare le proprie idee, grazie alle quali ha vinto tanto e guadagnato la chiamata della nazionale.

Ha ancora tempo per creare una squadra vera, un gruppo unito e compatto, che non viva di individualità, ma basata sul gioco. C’è tempo, ma serve più serenità e meno polemiche.

Benito Letizia

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Informazioni sull'autore
Direttore di Stadiosport. Giornalista Pubblicista, Laureato in Lettere Moderne e Filologia Moderna presso l’Università Federico II di Napoli. "Il calcio è vita".
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