Il settimo sigillo: I padroni d’Europa siamo noi

Nella maniera più sofferta, ma allo stesso tempo più bella, quasi a certificare lo spirito di sacrificio e la compattezza di un gruppo giovane e, allo stesso tempo, ricco di talento e spavalderia, che solo due mesi fa subiva lo scotto dell’eliminazione dal torneo olimpico ad appannaggio dell’Argentina.

Questa è stata l’Italia della pallavolo maschile che, ieri sera, è salita sul trono d’Europa per la settima volta nella sua storia, centrando un successo che mancava dal lontano 2005 quando, sotto la guida di Gian Paolo Montali, vincemmo il titolo tra le mura amiche nella finale contro l’allora Serbia e Montenegro (all’ultima partecipazione con tale denominazione, prima dello scioglimento definitivo con la separazione del Montenegro che avverrà l’anno successivo).

Un 3-2 sofferto, che ha mostrato un’Italia spesso imperfetta e, -soprattutto nel primo set-, quasi in preda a quell’ansia che l’aveva fatta cadere nella trappola della Slovenia, sicuramente più esperta dei nostri giovani ragazzi -la nostra Nazionale era quella con la media più bassa di età: appena 24 anni-, e che per larghi tratti aveva fatto pensare che, questa volta, l’Europeo sarebbe andato all’estero, in questo caso a Lubiana.

Ma, grazie al cuore, alla grinta e al carattere degli azzurri, siamo riusciti ad arrampicarci fin sul tetto d’Europa, emulando le gesta della Nazionale femminile che solo quindici giorni fa aveva conquistato il titolo femminile a Belgrado contro la Serbia.

Il tutto è riuscito, grazie anche ad una guida sicura ed affidabile come quella di Ferdinando De Giorgi. Subentrato a Gianlorenzo Blengini subito dopo l’eliminazione dal torneo a Cinque Cerchi, avvenuta in quel di Tokyo, il neo ct in appena due mesi ha adottato una vera e propria rivoluzione, mettendo in squadra tantissime nuove leve di grande prospettiva e di talento, senza far pesare loro i nomi del passato e lasciandoli liberi di testa.

Si veda, ad esempio, con Giulio Pinali. Infatti, nonostante la prestazione non sempre brillante di ieri sera, al punto da spingere De Giorgi a preferirgli Romanò -cambio che, a fine match, si rivelerà azzeccato, dato che sarà un’autentica spina nel fianco nella difesa slovena-, resta comunque protagonista di un fantastico Europeo, così come la già citata sua riserva.

Due nomi nuovi che, tuttavia, non hanno fatto rimpiangere l’ex opposto umbro Zaytsev, così come Michieletto e Lavia. Se del primo si conosceva già il suo enorme potenziale, il secondo ha invece dimostrato progressi pazzeschi durante questa rassegna continentale, dando nuova linfa e fiducia come alternativa al hombre cubano, congedatosi solo due mesi fa dalla maglia azzurra.

La guida sicura del ct pugliese, poi, ha contribuito ad allungare la magia di questo settembre oramai autunnale con nuove vittorie e soddisfazioni. D’altronde, il suo nome evoca quello del re aragonense che guidò l’esercito spagnolo nel 1492 alla cacciata degli arabi da Granada, con conseguente caduta dell’impero romano d’Oriente.

Così come Mazzanti, guida della nazionale femminile, porta il nome del re delle tribù di Israele che sconfisse il gigante Golia.

Due nomi da re, che dall’alto del loro regno urlano una cosa sola: quest’anno, i padroni d’Europa siamo noi.

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